MICHELE CERRATO

Altre notizie

HOME PAGE 

  :: Articolo del 4 novembre 2005 - tratto da www.agenews.it 

PALLAVOLO: CERRATO MORTO A CAGLIARI PER LESIONE AORTA

(AGE) CAGLIARI - E' morto all'ospedale Brotzu di Cagliari dopo un primo lunghissimo intervento (12 ore), seguito da un altro (piu' breve per emorragie interne in quanto il sangue non coagulava), il giovane pallavolista dell'Olimpia S. Antioco (che disputa il campionato nazionale B1), Michele Cerrato, di 26 anni, al quale inizialmente era stata diagnosticata una pancreatite, mentre in realta' era stato colpito da una micidiale patologia multiorgano a causa di una malformazione congenita dell'aorta. La vicenda ha preso avvio sette giorni fa quando Cerrato (del quale si parlava da qualche tempo anche nel giro della Nazionale) e' stato ricoverato nell'ospedale Sirai di Carbonia, dopo un malore durante un allenamento. Poiche' accusava forti dolori all'addome, i medici hanno inizialmente pensato a una colite e poi a una sospetta pancreatite. Col passare dei giorni, pero', le condizioni sono andate aggravandosi e mercoledi' sera gli stessi medici del Sirai hanno accertato una grave forma di aneurisma dell'aorta. Trasferito a Cagliari nel reparto di Cardiochiururgia del Brotzu, e' morto oggi dopo i due interventi che non sono serviti, stante la grave forma di compromissione generale di molti organi interni, dal fegato allo stesso pancreas e al cuore. ''Le sue condizioni al momento del ricovero - ha spiegato Valentino Martelli, direttore del dipartimento cuore e tra i precursori in Sardegna e in Italia nel campo dei trapianti - erano gravissime in quanto presentava una debolezza generale dei tessuti per un'ecstasia anulo-aortica derivante da una malformazione congenita. Non e', quindi, tanto un problema di diagnosi iniziale sbagliata - ha aggiunto - in quanto si tratta di una patologia piuttosto difficile da diagnosticare soprattutto quando si tratta di soggetti giovani che non si siano sottoposti a una serie di controlli accurati. Il vero problema e' a monte e investe il ruolo della Medicina dello sport. Non ce la possiamo cioe' prendere con i medici che di fronte a forti dolori addominali hanno pensato a danni epatici e a una conseguente pancreatite. Insomma, se uno deve fare sport, soprattutto a un certo livello, dovrebbe essere sottoposto a una serie di esami (dall'ecografia alla risonanza) per accertarne davvero l'idoneita' fisica a fare quello sport. E nel caso di questo giovane, con la sua patologia congenita, non avrebbe potuto avere il nulla osta''. (AGE) RED-CENT

  :: Articoli da "L'Unione Sarda" del 04 novembre 2005

Michele Cerrato con alcuni compagni della Vba Olimpia

Dalla Prima pagina:
S. Antioco. Michele Cerrato, atleta della squadra di pallavolo
Diagnosi errata: gravissimo
Era stato ricoverato per una pancreatite
 

Ricoverato al Sirai di Carbonia prima per una non meglio definita colica e poi per una pancreatite, Michele Cerrato - uomo di punta della squadra di pallavolo a Sant'Antioco - lotta tra la vita e la morte in un letto della cardiochirurgia del Brotzu, a Cagliari. Ventisei anni, di Rovigo, l'atleta è stato trasferito d'urgenza in ospedale e operato per dieci lunghe ore. Aveva un dissecamento dell'aorta. Il medico che lo seguiva a Carbonia racconta cosa è accaduto.

 
S. Antioco. Michele Cerrato, atleta della squadra di pallavolo, era ricoverato al Sirai per una pancreatite
 
Diagnosi sbagliala: in fin di vita
 
Trasferito al Brotzu, per dieci ore sotto i ferri

Michele Cerrato, forte pallavolista dell'Olimpia Sant'Antioco, è in condizioni disperate nell'ospedale Brotzu, dove è stato ricoverato dopo sei giorni trascorsi al Sirai di Carbonia per una pancreatite. In realtà aveva una gravissima lesione dell'aorta.
 
«Condizioni disperate»: nel reparto di Cardiochirurgia del Brotzu non usano mezzi termini per descrivere lo stato di salute di Michele Cerrato, 26 anni, di Rovigo, da nemmeno due mesi punto di forza della squadra di pallavolo di Sant'Antìoco. Il ragazzone, due metri e quattro centimetri, è rimasto sotto i fer­ri dei chirurghi per dieci ore. Da ieri mattina si trova intubato e privo di coscienza in un lettino della terapia intensiva del repar­to: se dovesse cavarsela, fanno capire i medici, sarebbe una specie di miracolo. Al Brotzu, spiegano, è arrivato tardi: cioè dopo sei giorni di ricovero al Sirai di Carbonia, dove - in seguito a un malore accusato durante la seduta d'allenamento di giovedì scorso - lo avevano curato prima per una colica addominale e poi per una sospetta pancreatite. Accusava fortissimi dolori alla pancia («È come se il bacino mi si stesse staccando», aveva spiegato ai compagni di squadra), nausea e vomiti, e sarebbero state trovate tracce di sangue sia nelle feci sia in ciò che rimetteva. Aveva, ma i medici sulcitani l'hanno scoperto soltanto avantieri, un dissecamento dell'aorta.
 
la patologia.
Di solito capita a pazienti arteriosclerotici, dunque piuttosto anziani. Ma questa micidiale patologia, difficile da diagnosticare, colpisce anche pazienti giovani, affetti generalmente da malformazioni genetiche. Nel corpo massiccio e apparentemente sanissimo di Michele Cerrato, l'arteria principale, quella che dal cuore porta il sangue ossigenato agli organi vitali, era spezzata. Spezzata da qualche giorno. «Dissezione massiva», spiega Valentìno Martelli, direttore del dipartimento di Patologia cardio-toraco-vasco-lare: significa che la triplice guaina dell'aorta era lesionata in diversi punti. Il sangue, in queste circostanze, si infiltra tra una parete e l'altra, provocando strozzature che impediscono l'irrorazione degli organi vitali, e causando a lungo andare degli aneurismi (cioè dei rigonfiamenti) destinati a esplodere, e quindi a innescare gravissime emorragie interne.
 
quadro gravissimo
. Michele Cerrato è arrivato a Cagliari con un aneurisma nel tratto prpssimale dell'aorta (quello più vicino al cuore) e gravi compromissioni all'aorta mesenterica (quella che porta sangue all'intestino) e a quella renale. Ai medici del Brotzu è bastato un primo esame per confermare la diagnosi formulata dai colleghi del Sirai. Effettuata la Tac di prammatica, alle 21,30 il paziente è stato portato in sala operatoria. Ne è uscito ieri mattina alle 7. La sua vita, già abbondantemente colpita da lutti e sofferenze (orfano di padre, gli era morta la madre quattro mesi fa) è appesa a un filo.
 
punti da chiarire.
Ora si tratta di sperare l'insperabile e cercare di capire cosa sia successo. Alcuni conti, al momento, non tornano. Il principale riguarda la
localizzazione della «dissezione massiva»: lo strappo più grosso, quello che può aver determinato le altre rotture, era all'altezza del cuore. Eppure, fino a mercoledì mattina, il pallavolista avrebbe accusato dolori, forti da togliere il respiro, non al torace ma alla zona addominale. E sono invece le fitte al petto, spiega Valentìno Martelli, i sintomi inconfondibili del dissecamento dell'aorta: a quel punto basta un esame all'ecodoppler (un controllo esterno attraverso gli ultrasuoni) per fugare ogni dubbio.

dolori fortissimi. Nel reparto di Chinirgia del Sirai, Michele Cerrato era stato sottoposto a delle flebo antidolorifiche, ma senza risultati. Una radiografia aveva escluso l'ipotesi di un'ulcera perforante, un'ecografia aveva accertato che non si trattava di una gastroduodenite. L'atleta non riusciva più a mandar giù né liquidi né solidi: rimetteva tutto. Dopo qualche giorno, i dolori si erano attenuati: restava giusto il mal di schiena. Mercoledì, il tracollo: dolori forti, fortissimi, stavolta al petto. A quel punto, il primario di Medicina, Cesare Saragat, ha diagnosticato il dissecamento dell'aorta. Ed è scattato il trasferimento al Brotzu. Il paziente è rimasto cosciente fino all'ingresso in sala operatoria. [Marco Noce]

 

 

Società e giocatori increduli: il pallavolista aveva superato senza problemi i test medici
 
«Un tranquillone di buone maniere e di buona compagnia, figuratevi che spesso chiede scusa prima di intraprendere un discorso». Un ragazzo d'altri tempi, si direbbe oggi, ma un ragazzo che i tempi che verranno li vuole e li deve terribilmente vivere benché stia ancora lottando fra la vita e la morte per un'aorta impazzita. Dalla parole del vice presidente Tore cabras, si intuisce facilmente che c'è un paese intero che fa il tifo per Michele Cerrato, questo simpatico e poderoso centrale della Vba Olimpia di Sant'Antioco, originario di Loreo, un paesino in provincia di Rovigo. Anzi, sono tutti gli sportivi, a prescindere dal volley, ad incrociare le dite o a raccogliersi in preghiera. "Miquelito": così gli piace essere soprannominato da amici e conoscenti. Meglio, questo è il vezzeggiativo che gli è stato affibbiato (e lui non lo ha mai rinnegato) non appena ha messo piede a Sant'Antioco da Città di Castello, la città della sua precedente squadra. A descriverlo come un tranquillo e timido ragazzo è Tore Cabras, il vice­presidente della Olimpia Vba, il quale non può fare a meno di rammaricarsi «per la maggiore attenzione - afferma - che avrebbe potuto ricevere all'ospedale Sirai di Carbonia».

Su un punto i dirigenti della società non transigono: Miquelito è stato sottoposto come da routine a tutti gli esami medici del caso. «Ha eseguito le visite mediche di rito come farebbero in ogni società, si va ad Assemini nel centro medico sportivo e si effettuano tutte le prove sottosforzo, mai sono sorti problemi particolari» tiene a puntualizzare il direttore sportivo Pierpaolo Lai.

Il carattere gioviale di Michele emerge già dal breve pezzo di presentazione che lui stesso ha scritto e siglato per il sito internet della sia società: è il primo a descriversi come «forte, determinato ma timido». E un dato di fatto il forte legarne con i colleghi della Olimpia, con alcuni dei quali è nata un'amicizia con la A maiuscola. [Andrea Scano]

 

Sabato prossimo la squadra è attesa a Terni dalla Henkel
Ora è in gioco la prossima partita
 
Dirigenti e giocatori della società Vba Olimpia sono profondamente addolorati per quanto è accaduto al forte centrale della squadra e stanno valutando se recarsi o no a Terni sabato prossimo per la quinta giornata di campionato volley di B1 contro l'Henkel. La decisione maturerà oggi «Però giocare - precisa il vicepresidente Tore Cabras - è una forma di rispetto verso Michele: conosciamo come la pensa lui, di certo non sarebbe d'accordo con la rinuncia». 
Miquelito è uno degli elementi di punta della squadra. Nel 2003 aveva vinto la Coppa Italia di volley con la squadra dell'Albisola. Poi era passato alla Carto Edit di Città di Castello. Proprio la settimana scorsa avrebbe dovuto affrontare i suoi ex compagni, ma il destino ha deciso diversamente, (a. s.)

 

La patologia
Ecco cos'è il dissecamento dell'aorta
 
II dissecamento dell'aorta è provocato da una lesione nella guaina di questa arteria, la principale del corpo umano. Il condotto che porta il sangue dal cuore agli organi vitali (stomaco, fegato, reni, intestino) è rivestito da tre pareti: quando si crea una «finestra» nella più interna, il sangue si infiltra fra parete e parete. Il risultato è la formazione di strozzature che da un lato impediscono al sangue di raggiungere gli organi e dall'altro portano alla formazione di aneurismi, cioè di rigonfiamenti della parete dell'arteria destinati a rompersi, innescando gravissime emorragie interne.
Questo tipo di patologia colpisce principalmente   soggetti arteriosclerotici, dunque in prevalenza anziani. Ma anche i giovani possono esservi soggetti. In questi casi, la causa è solitamente ereditaria.

 

Le reazioni tra i sanitari
Il medico del Sirai: stava migliorando, poi c'è stato il crollo
Il Primario: «L'iter diagnostico e strumentale seguito è stato assolutamente corretto»
 
Nessun errore: «La diagnosi sia clinica che strumentale indicava che si trattava di una pancreatite». E nessun ripensamento sulle procedure: «L'iter diagnostico e strumentale è stato assolutamente corretto». Così come la terapia: «Mercoledì mattina il paziente dimostrava chiari segni di miglioramento». E anche la diagnosi finale non sarebbe stata una scoperta casuale: «Avevamo qualche dubbio, così abbiamo chiesto un consulto internistico e cardiologico: è lì che abbiamo diagnosticato il dissecamento dell'aorta toracica».
Ospedale "Sirai" reparto Chirurgia. I medici respingono i sospetti di pressappochismo o, peggio, di scarsa professionalità. Attribuiscono piuttosto alla fatalità quello che è accaduto a Michele Cerrato, 26 anni, giocatore di volley che lotta con la morte in un lettino del reparto Cardiochirurgia del Brotzu. Al Sirai Michele ci era arrivato sei giorni prima. Parla per tutti la dottoressa Antonella Piredda, primario incaricato del reparto: «Quando il paziente è arrivato i sintomi erano quelli di una patologia addominale, una diagnosi confermata immediatamente dagli esami strumentali, un'endoscopia e un'ecografia». Insomma nessuno ha pensato a un dissecamento dell'aorta toracica. «Non c'erano gli estremi», spiega la dottoressa Piredda. Anche perché, (e lo testimonierebbero le cartelle cliniche) «il giovane ha mostrato chiari sintomi di miglioramento». Ma c'era qualcosa che non quadrava. «Non eravamo del tutto convinti - rivela infatti il primario di Chirurgia - così ho chiesto una consulenza internistica e cardiologica». E stata quella, mercoledì mattina a rivelare che Michele Cerrato aveva qualcosa di
molto più serio di una pancreatite. «Siamo stati noi a diagnosticare la dissecazione dell'arteria e a chiedere il ricovero del giovane al Brotzu, e questo sta a dimotrare che non abbiamo trascurato né sottovalutato il caso e che l'iter diagnostico e strumentale seguito è stato del tutto corretto», è la conclusione della dottoressa Piredda. Una ricostruzione degli avvenimenti avallata dal direttore sanitario della Asl Pietro Chessa il quale rivela di avere lui stesso disposto l'immediato trasferimento del paziente a Cagliari quando si è affacciato il primo sospetto diagnostico, «e quando è arrivato al Brotzu le condizioni emodinamiche del paziente erano stabili», conclude il dottor Chessa. [Sandro Mantega]

 :: Articolo da www.umbrialive.it - 04 novembre 2005
Gherardi Cartoedit in campo con il lutto
Incontro con Castel Fidardo nel ricordo di Cerrato.
Non sarà un sabato sera come un altro. Non almeno per la Gherardi Cartoedit di Città di Castello, che giocherà con il lutto nel cuore per la scomparsa, troppo precoce, di un suo ex giocatore che quest’anno militava nel Sant’Antioco. Michele Cerrato, centrale di 26 anni, è spirato giovedì sera all’Ospedale di Cagliari, dopo una settimana dalla crisi avuta in allenamento, proprio un allenamento per la sfida contro il Castello. Non è la sede per raccontare i dettagli di una tragedia di una vita conclusa troppo presto, ma c’è la fermezza da parte della società tifernate di ricordare il giovane Michele, portandolo in campo durante l’incontro con il Castelfidardo, domani sera alle 21.15 al PalaEngels.  [Elena Pioppi]
  
  :: Articolo da www.umbrialive.it - 04 novembre 2005

Rinviata Terni- Sant'Antioco.
Lutto per la scomparsa di Cerrato.
Era prevedibile la richiesta di rinvio fatta dalla Vba Olimpia Sant'Antioco in riferimento all'incontro di domani pomeriggio a Terni.
 
La società è in lutto ufficiale per la tragica scomparsa di Michele Cerrati, centrale di 26 ani e 204 cm di altezza, colto da un malore improvviso durante degli allenamenti la scorsa settimana, proprio in preparazione per l'incontro contro una sua ex squadra, il Città di Castello.
La data del recupero sarà annunciata al più presto.
Il mondo dello sport, di qualsiasi disciplina, si unisce al dolore della società sarda, della famiglia e degli amici di Michele, per una vita spezzata troppo precocemente [Elena Pioppi]

  :: Articolo da "Il Gazzettino online - L'informazione interattiva del Nordest"

Giovane atleta di Loreo muore per un aneurisma dopo una partita di pallavolo. 
Si chiamava Michele Cerrato aveva 26 anni e militava nel Sant'Antioco squadra sarda di serie B1. Il suo era un curriculum di tutto rispetto: cresciuto nel Loreo aveva vinto la medaglia d'argento agli europei e quella d'oro ai mondiali con la Nazionale cadetti. Era stato colto da malore nel corso di una amichevole giocata mercoledì 26 ottobre. In un primo momento era stato ricoverato per dolori addominali e troppo tardi quando i medici si sono accorti che i suoi problemi erano di natura cardiaca. Inutile l'estremo tentativo di salvargli la vita con un intervento chirurgico.  [Ponzetti]
  

  :: Articoli da "L'Unione Sarda" del 05 novembre 2005
Dalla Prima pagina de L'Unione Sarda del 05 novembre 2005
  
Diagnosi errata, morto il pallavolista della squadra di Sant'Antioco.
  

Giovedì notte si è spento, al Brotzu, il pallavolista Michele Cerrato, stroncato da una rara malattia all'aorta. Polemiche sugli esami previsti per l'idoneità all'attività sportiva.
 

Sant'Antioco. Forse soffriva di una rara malattia ereditaria, domani i funerali. Polemiche sull'idoneità.
Nessun miracolo per il gigante buono.
Il pallavolista Michele Cerrato muore dopo l'intervento.
 
Michele Cerrato, il giocatore dell'Olimpia Sant'Antioco, è morto al Brotzu giovedì notte. Le sorelle chiedono le cartelle cliniche: «Poi decideremo il da farsi». Domani i funerali in un paesino in provincia di Rovigo.
  
Il gigante buono non ce l'ha fatta. Poco dopo la mezzanotte, il suo cuore si è stancato di pompare sangue in quell'aorta sfilacciata che i medici della Cardiochirurgia del Brotzu hanno tentato in tutti i modi di sistemare. Dieci ore di intervento, poi in terapia intensiva, con somministrazioni massicce di plasma e piastrine, poi di nuovo in sala operatoria, per tamponare un'emorragia interna. Michele Cerrato è morto giovedì notte. Aveva 26 anni. Poco più di un mese fa, i medici del centro sportivo di Assemini, dopo averlo sottoposto a vari esami fra cui un elettrocardiogramma sotto sforzo, gli avevano rilasciato un certificato di idoneità all'attività agonistica. Un elettrocardiogramma non aiuta a individuare il dissecamento dell'aorta, il male che ha ucciso Michele. In casi come questo, la Procura della Repubblica apre un'inchiesta d'ufficio.
 
LONTANO DA CASA. È  morto
lontano da casa, lontano da un grazioso paesino di 3.700 anime sul delta del Po, in provincia di Rovigo. Loreo, si chiama: Michele l'aveva lasciato che era ancora un ragazzine, per una vita da trasfertista di talento sui campi di volley di mezz'Italia. È morto fra persone che conosceva da meno di due mesi: dirigenti e compagni di squadra dell'Olimpia, che gli sono stati accanto in questi sette giorni di ricovero, nausee e fitte addominali lancinanti. Prima al Sirai di Carbonia, dove era stato curato per una pancreatite, poi al Brotzu, dov'era arrivato mercoledì con dolori fortissimi al petto e una diagnosi inappellabile.
 
L'IPOTESI MARFAN.
Quasi certamente la causa è una malformazione ereditaria: anche la morte della mamma del ragazzo, quattro mesi fa, fu dovuta a problemi cardiovascolari. L'ipotesi più probabile, per i medici del Brotzu, è che Michele sia stato vittima della sindrome di Marfan, che affligge soprattutto individui molto alti e con arti particolarmente allungati. È il male che,
nel 1977, stroncò un talento del basket italiano, Luciano Vendemini, e di cui si dice soffra anche Osama Bin Laden.
 
IN CAMERA MORTUARIA.   Carla
è piccoletta. Michela è altissima, quasi come Michele che svettava a due metri e zero quattro. Il loro dolore, nella sua enormità, riesce a essere composto. A Cagliari sono arrivate ieri mattina, una da Bologna, l'altra da Loreo, scortate da una cugina e un'amica. Appuntamento nei corridoi illividiti dal neon delle camere mortuarie del Brotzu. «Nostro fratello l'avevamo sentito dopo il ricovero a Carbonia», sussurra Michela: «Ci diceva di avere dolori fortissimi e di vomitare ogni volta che provava a mandar giù anche una cucchiaiata di minestra o un sorso d'acqua».
 
CARTELLE CLINICHE. Carla e Michela ringraziano i medici del Brotzu («Sono stati splendidi», dice Carla, «hanno fatto di tutto per salvare nostro fratello») e vogliono capire cosa sia successo a Carbonia. Chiarire, con pacatezza e senza emettere condanne preventive, come sia stato possibile che in sei giorni di degenza nessuno abbia riconosciuto il male che stava uccidendo Michele. Accertare se, arrivando al Brotzu qualche giorno prima, avrebbe potuto salvarsi: «Abbiamo chiesto le cartelle cliniche», fa sapere Carla. «Poi decideremo il da farsi». La società sportiva, annuncia il presidente, Rolando Serra, sarà al loro fianco.
 
IL J'ACCUSE DI MARTELLI. «Il vero problema - accusa Valentino Martelli, direttore del dipartimento di Patologia cardio-toraco-vascolare - investe il ruolo della Medicina dello sport. Non ce la possiamo prendere con i medici che di fronte a forti dolori addominali hanno pensato a danni epatici e a una conseguente pancreatite. Il punto è che se uno deve fare sport, soprattutto a un certo livello, dovrebbe essere sottoposto a una serie di esami (dall'ecografia alla risonanza) per accertarne davvero l'idoneità fisica. Questo giovane, con la sua patologia congenita, non avrebbe potuto avere il nulla osta».
 
FUNERALI. Stasera la salma sarà imbarcata su un traghetto per Livorno, per poi raggiungere Loreo, dove domani pomeriggio si terranno i funerali.  [Marco Noce]

 

S. Antioco. Era arrivato da pochi mesi ma con il suo carattere gentile e riservato aveva conquistato tutti
«Eravamo diventati la sua nuova famiglia»
Incredulità e sconforto in città dove il giovane atleta aveva già tanti amici

 
Sant'Antioco. «Quando Michele è stato ricoverato in ospedale ho acceso un lumicino tra i trofei e i mille ricordi dell'Olimpia. Lo ho tenuto acceso sino all'ultimo, ma non è servito a nulla. Nessuna preghiera lo ha salvato». Quel lumicino ieri pomeriggio ha lasciato un forte odore di bruciato nello stanzino di Gianni Steri, il custode del Palasport di Sant'Antioco, che in pochi metri quadrati custodisce la storia della gloriosa società sportiva. «Non ho avuto il coraggio di spegnerlo, non riuscivo a rassegnarmi», dice con la voce spezzata dall'emozione. La parete del suo piccolo regno è tappezzata di fotografie, magliette, articoli di giornale che narrano la storia di quei ragazzi che lui considera come dei figli: «Sono qui da 25 anni, li ho visto crescere, conosco tutte le loro storie. Michele era arrivato da poco ma eravamo entrati subito in sintonia. Nella sua giovane vita aveva già dovuto superare tragedie dalle quali non tutti avrebbero avuto la forza di risollevarsi. Lui c'era riuscito e a Sant'Antioco aveva ricominciato una nuova vita».
Una nuova squadra, nuovi amici, presto una nuova casa: «Si era affezionato subito a tutti noi - racconta Mario Della Pia, allenatore in seconda della Vba - era come se fosse cresciuto in paese. Non è facile adattarsi alla vita e ai meccanismi di un nuovo gruppo ma lui c'era riuscito da subito. Parlava poco, era un ragazzo molto riservato ma era riuscito a entrare nel cuore di tutti noi». Anche di chi lo conosceva poco: «Sapeva farsi apprezzare da tutti - ricorda Roberto Steri, dirigente della Gs Basket, la squadra di pallacanestro che condivide il palazzetto con l'Olimpia - ci incontravamo tra un allenamento e l'altro e spesso si stava tutti insieme, magari in pizzeria, a ridere e scherzare». E magari a parlare delle sfide future, «Come quella contro la squadra di Città di Castello - ricorda Pierpaolo Lai, dirigente dell'Olimpia - era la sua vecchia squadra, ci teneva tanto. Ma quella partita non l'ha potuta giocare». Domenica era già al Sirai da giorni e i suoi ex compagni li ha salutati dal letto del reparto di Chirurgia: «Ancora nessuno aveva diagnosticato il suo vero problema: per capire che stava morendo dello stesso male che pochi mesi prima aveva ucciso la madre dovevano passare ancora tre giorni. Ancora non riusciamo a credere a quanto è successo - aggiunge Lai - è stata una settimana terribile, peggiorava di giorno in giorno ed eravamo impotenti. Per noi è stato come perdere un fratello: gli ultimi giorni al Brotzu sono stati terribili. I medici e gli infermieri sono stati gentilissimi, ci hanno messo a disposizione la loro saletta e la loro cucina perché nessuno di noi voleva staccarsi da lui. Non finiremo mai di ringraziarli anche se poi tutto è finito per il peggio». Da Sant'Antioco, il dolore per questa assurda tragedia, vola fino ai paesi dove Michele ha trascorso la sua infanzia. In tanti hanno voluto salutarlo lasciando un messaggio nel sito ufficiale dell'Olimpia: «Ciao Michele e grazie per quello che sei stato - scrivono da Città di Castello - grande atleta sfortunato». Emanuele di Noicattaro gli dice: «So che hai lottato tanto per essere ancora tra noi. Tocca a noi farlo sui campi in tuo onore... so che è quello che ci avresti chiesto». Parole commoventi da tutta Italia e anche una preghiera. La scrive Dino: «Che gli angeli e la tua famiglia ti accolgano». [Stefania Piredda]

 

Chiesta una relazione ai medici.
All'ospedale "Sirai" i primi accertamenti.
Il Direttore: «Se la diagnosi fosse stata tempestiva il paziente avrebbe avuto qualche chance in più»
 
«Certo, se la diagnosi fosse stata tempestiva Michele Cerrato avrebbe avuto decisamente molte chance in più». Il dottor Pietro Chessa non nega quella che, ormai, è una evidenza fin troppo lampante. I sei giorni trascorsi nel reparto Chirurgia dei "Sirai" con una diagnosi di natura addominale non hanno sicuramente giovato al giocatore di volley morto avantieri notte al Brotzu di Cagliari per un dissecamento dell'aorta. Il dottor Chessa però, non se la sente neppure di gettare la croce addosso ai medici del reparto che hanno seguito il giovane atleta di Rovigo. «Onestamente era un caso molto complicato, la sintomatologia era esclusivamente addominale e gli esami lo confermavano, era estremamente difficile diagnosticare da subito l'aneurisma da dissecamento, anche perché si trattava di un paziente giovane»: Ciononostante l'Azienda sanitaria di Carbonia ha avviato una serie di accertamenti per ricostruire esattamente l'accaduto. Un'inchiesta interna, insomma. «Chiederemo una relazione scritta sulla degenza ai responsabili del reparto», ha annunciato il dottor Chessa dichiarando, inoltre che la Asl «si metterà a disposizione di chiunque, i parenti del povero giovane o l'autorità giudiziaria, voglia accertare cosa è realmente accaduto». Il direttore sanitario della Asl 7, in ogni caso, si dice sicuro del fatto che se della cosa dovesse occuparsi (come sembra probabile, ndr) la magistratura «ci saranno molti aspetti da chiarire». Tra le ipotesi che vengono prese in considerazione c'è anche quella che il guaio cardiologico che ha spezzato la vita di Michele Cerrato possa avere avuto una natura congenita. La madre del giovane, infatti, è morta appena quattro mesi fa e pare che a stroncarla, sia stato proprio un aneurisma dell'aorta. Il direttore sanitario del "Sirai", in ogni caso si dice convinto del fatto che i medici del reparto Chirurgia non abbiano nessuna responsabilità in quello che è accaduto. «Quando si sono resi conto che qualcosa non andava - spiega, infatti, il dottor Chessa - hanno chiesto un consulto e lì è stato diagnosticato il dissecamento dell'aorta». La corsa in ambulanza verso il Brotzu si è rivelata mutile come gli interventi di cardiochirurgia ai quali Michele Cerrato è stato sottoposto. [Sandro Mantega]

  :: Articoli da "La Nuova Sardegna" del 05 novembre 2005

Michele Cerrato aveva 26 anni e giocava a volley nell'Olimpia Sant'Antioco, il malore durante un allenamento
Cede l'aorta, atleta muore

Sette giorni di agonia dopo una diagnosi di pancreatite

La madre era deceduta pochi mesi prima per la stessa causa Polemiche sui controlli medici per gli sportivi

SANT'ANTIOCO. Michele Cerrato, 26 anni, 2 metri e 4 centimetri d'altezza, il forte centrale dell'Olimpia Sant'Antioco volley, che si era sentito male otto giorni fa durante un allenamento, è morto all'ospedale Brotzu di Cagliari dopo un intervento chirurgico, un disperato tentativo di ricostruirgli l'aorta disseccata da un aneurisma. Cerrato, che nel 1997 ha fatto parte della nazionale azzurra juniores che aveva vinto titolo mondiale ed europeo, giocava con l'Olimpia da un paio di mesi. La scorsa settimana, in allenamento, era crollato a terra con fortissimi dolori addominali. Sinto­mi che hanno fuorviato i medici del Sirai che solo dopo un esame cardiologico hanno scoperto l'aneurisma. Pochi mesi fa la madre del giocatore era morta per la stessa malattia. Fatalità o ereditarietà? L'Olimpia oggi non giocherà mentre dirigenti e compagni di squadra andranno ad Adria dove si terranno i funerali di Miquelito. [Deidda e Meloni]

 

Michele Cerrato - Centrale della Vba Olimpia Sant'AntiocoI COMPAGNI DI SQUADRA: 
«Miquelito era un ragazzo d'oro»
Rinviata la partita con il Terni: tutti ai funerali
  

SANT'ANTIOCO. La morte di Michele Cerrato, il forte centrale dell'Olimpia Vba che aveva 26 anni, ha suscitato commozione in tutto il paese e nella squadra che ha voluto stare vicino al giocatore ed alla sua famiglia fino all'ultimo. Michele si era sentito male giovedì 27 durante l'allenamento che precedeva la sfida con il Città di Castello, la squadra nella quale ha militato fino all'anno scorso e che domenica giocherà con il lutto al braccio. «E' stato un grandissimo regalo essere il suo allenatore anche se per poco tempo — dice il coach Giuseppe Lai con voce commossa — era un ragazzo sempre disponibile e generoso». Il capitano della squadra, Luca Maletti, ricorda che era «contento di essersi trasferito da noi. Si era ambientato bene e già cercava un lavoro per l'estate. In un mese e mezzo era riuscito a colpirci tutti, era un ragazzo d'oro. Era arrivato a Sant'Antioco poco dopo la morte della madre.» Il centrale aveva fortemente voluto giocare nell'Olimpia. «Avevo avuto dei contatti con lui già in precedenza — spiega il direttore sportivo Pierpaolo Lai —. Voleva venire in tutti i modi e non ne faceva una questione di denaro. Era stata proprio la sua motivazione forte a convincermi ad ingaggiarlo. Nei pochi mesi che è stato Con noi ha ripagato in pieno questa fiducia ed ha costruito un rapporto fortissimo con tutti noi».
I giocatori accompagneranno Michele nel suo ultimo viaggio a Loreo, in provincia di Rovigo dove era nato e sarà sepolto nel locale cimitero. Tutta la squadra e il gruppo dirigente parteciperanno ai funerali. Oggi l'Olimpia avrebbe dovuto giocare a Terni ma la partita è stata rinviata. In tutti i campi dalla A alla B1 si osserverà un minuto di silenzio per ricordare il centrale che con la giovanile aveva vinto l'oro agli europei ed ai mondiali nel 1997. Ci piace ricordare qui l'autopresentazione di Michele presa dal sito dell'Olimpia: «Penso di essere un ragazzo forte e determinato, che sa ciò che vuole.... Qui a Sant'Antioco mi sono ambientato bene e presto. Con i miei compagni di squadra è nato un rapporto davvero speciale che si sta trasformando sempre di più in "amicizia vera". [Carlo Floris]

 

Un fortissimo centrale alto 2,04
Campione d'Europa e del mondo nel 97 con gli «azzurrini»
  

SANT'ANTIOCO. Il 1997 è un anno d'oro per la pallavolo giovanile italiana, che conquista in pochi mesi 1 titolo mondiale e quello europeo. Michele Cerrato c'era.
Ecco, si può partire da questo particolare per descrivere la carriera dello schiacciatore dell'Olimpia Vba deceduto l'altro giorno per un male che nemmeno lui sapeva di avere. Un campioncino, così lo avevano descritto i tecnici (anche quelli stranieri) dopo una serie di prove che ne avevano messo in rilievo la grande carica atletica. E le premesso avevano poi trovato riscontri precisi in una carriera piena di soddisfazioni in giro per l'Italia. Nato ad Adria, provincia di Rovigo, un due e zero quattro che giocava da centrale, era arrivato questa estate a Sant'Antioco dopo aver girato l'Italia, lasciando dappertutto un ottimo ricorso, sia come atleta che come giocatore. Noicattaro, Albisola, Avellino, Monfalcone e Busca, sempre in B1. Poi l'anno passato la parentesi di Città di Castello, prima del trasferimento nella laguna, dove si era acclimatato magnificamente e si era fatto voler bene da tutti, anche fuori dal campo. Miquelito, così lo chiamavano teneramente i compagni. E oggi vogliono ricordarlo così.  [ff.]

 

Giocatore di volley del Sant'Antioco 
Muore dopo 7 giorni d'agonia. 'Vogliamo le cartelle cliniche"

  
CAGLIARI. Morire a 26 anni dopo una vita passata nello sport. E non tra gli amatori, ma al massimo livello: campione del mondo ed europeo di volley. Giocava nell'Olimpia Sant'Antioco Michele Cerrato, rodigino di nascita e sulcitano di adozione.
  
Se n'è andato l'altra notte al Brotzu per un male che non sapeva di avere e che forse i medici hanno diagnosticato tardi. Disseccamelo dell'aorta, nonostante l'operazione alla quale l'ha sottoposto l'equipe guidata da Valentino Martelli non ce l'ha fatta. Ma la morte del bravo giocatore di volley, un passato nella nazionale italiana giovanile, ha lasciato dubbi e interrogativi che adesso sarà la magistratura (alla quale è stato inviato un rapporto) a dover chiarire. Inoltre i familiari del giovane hanno chiesto di acquisire le cartelle cliniche per chiarire la vicenda. E così è stata aperta un'inchiesta, saranno sentiti i medici che hanno avuto in cura lo sfortunato giocatore, sarà eseguita l'autopsia anche se le cause della morte sono «chiarissime», come  sottolineano dalla cardio­chirurgia del Brotzu: disseccamento dell'aorta, l'arteria che porta il sangue dal cuore agli organi. È come se la guaina del condotto si fosse lesionato in più punti e provocato dei rigonfiamenti, innescando emorragie interne. Si poteva prevedere? Ieri mattina sono arrivate in città la sorella e una cugina di Cerrato, che hanno ringraziato l'equipe del dottor Martelli «per quello che hanno fatto per salvare Michele» ma aggiunto di voler conoscere la verità su una vicenda che è destinata a innescare anche polemiche per i controlli che vengono fatti dalla medicina sportiva sugli atleti e che in certi casi non sarebbero sufficienti. Cerrato, due e 4 di altezza e un fisico molto magro, non sapeva di avere dei problemi all'aorta e questo può essere stato un fattore di imprevedibilità che ha contribuito alla sua morte. Di certo deve aver giocato anche il fattore ereditario: pochi mesi orsono la madre del giocatore era morta dello stesso male. Fatalità o diagnosi sbagliata? Michele Cerrato si era sentito male la settimana scorsa, mentre al Palazzetto di Sant'Antioco era in corso la rifinitura per la gara contro la capolista Città di Castello. Il giocatore si è accasciato sul parquet con un urlo di dolore dopo essere ricaduto da una schiacciata. Aveva dolori fprtissimi all'addome, hanno riferito i compagni che lo hanno subito aiutato. La corsa al pronto soccorso, poi il trasferimemto al Sirai di Carbonia. I dolori, vengono localizzati nell'addome, facendo pensare a una colica. Un'altra circostanza sfortunata: solitamente nel disseccamento dell'aorta i dolori sono localizzati a livello del torace. Vengono eseguiti controlli e analisi, viene fatto un elettrocardiogramma che non ha rivelato fatti cardiaci importanti. E viene stilata una diagnosi che parla di pancreatite: per quella Michele Cerrato viene curato per sei giorni. C'è una stabilizzazione dei dolori ma nessun miglioramento, elemento che preoccupa i medici del Sirai. Mercoledì mattina viene fatto un eco-cuore che mette in rilievo che l'aorta è spezzata. Una patologia che colpisce gli anziani, affetti da arteriosclerosi, e raramente i giovani come Michele, a meno che ci siano fattori ereditari. E la madre del giocatore era morta alcuni mesi fa dello stesso problema. Michele Cerrato sta male, malissimo. A Carbonia i medici non possono fare nulla e viene deciso il trasferimento a Cagliari, nel reparto di cardio­chirurgia del Brotzu, attrezzato per problemi del genere. Sono circa le 21 di mercoledì quando il giocatore entra in sala operatoria, ci resterà per dieci ore ma nonostante tutto non è possibile salvarlo. Muore alle 22 di giovedì. «Era il tentativo estremo — ha detto Valentino Martelli — Il giovane aveva una situazione disastrosa». In pratica è come se l'arteria principale del corpo si fosse spezzata in più punti, con lesioni alla guaina: il sangue si è infiltrato tra una parete e l'altra, provocando strozzature che hanno bloccato il sangue agli organi e causato dei rigonfiamenti destinati a provocare emorragie interne. Si poteva fare di più? Per i medici del Brotzu «solo un trasferimento immediato a Cagliari e un ecodoppler avrebbe potuto, forse, salvare Cerrato - Una somma di fattori negativi o si poteva prevedere? La risposta al giudice. [Antonello Deidda]

 

«Solo sintomi addominali».
Il  direttore sanitario dell''Asl di Carbonia-Igìesias spiega la tardiva diagnosi di aneurisma dell'aorta
  

CARBONIA. «È entrato nel reparto con una sintomatologia di tipo addominale non riferibile a una patologia di aneurisma disseccante aortico toracico». Il direttore sanitario della Asl di Carbonia Iglesias Pietro Chessa, chirurgo, spiega le modalità e le circostanze che non hanno consentito la diagnosi immediata del disseccamento dell'aorta.
—Quale controllo immediato?
«Gli è stata praticata una gastroscopia che ha evidenziato una gastrite emorragica e questo ha tratto in inganno, perché aveva anche vomito  caffeano (con gocce di sangue e colore scuro)».
—Le sue condizioni?

«Successivamente il paziente è rimasto stabile, poi le sue condizioni generali sono anche migliorate».
—Perché mercoledì la decisione del trasferimento al Brotzu?
«Perché il quadro clinico non ha convinto i colleghi (peraltro il paziente aveva mangiato frutti di mare). Per migliore accertamento è stato chiesto un consulto dell'internista, il cardiologo Cesare Saragat ha esaminato l'elettrocardiogramma da cui è stata evidenziata la lesione aortica».
—Una situazione delicata.
«Il paziente è partito dal Sirai in condizioni emodinamiche assolutamente stabili».
—Vale a dire?
«In buone condizioni.  Poi non so più cosa sia successo, se il quadro sia precipitato, se ciò sia eventualmente avvenuto prima o dopo l'ingresso in sala operatoria».
—La madre sarebbe deceduta la scorsa estate per la stessa causa. Il paziente non vi aveva informato?
«Ne ho sentito parlare oggi (ieri per chi legge, ndr)».
—Se così fosse si potrebbe parlare di ereditarietà?

«Non sappiamo se il paziente aveva una conformazione di tipo marfonoide cioè congenita. Possiamo dire, probabilmente».

—Insomma, non c'erano le condizioni per diagnosticare in tempo utile la disseccazione aortica?

«Per fare una diagnosi bisogna sospettare la patologia e il sospetto è dato in base agli elementi evidenti e quelli riferiti dal paziente. Ma qui non c'erano elementi né obiettivi né riferiti alla visita che potessero far sospettare questa patologia».

—A vostra tutela avete intrapreso iniziative specifiche?

«Come direzione sanitaria abbiamo aperto un'inchiesta interna per verificare se i comportamenti dei colleghi siano stati tutti effettivamente corretti. Allo stato non abbiamo alcun elemento per dubitare che le procedure non lo siano state».

—Neppure si può parlare di un ritardo diagnostico?

«C'è stato un ritardo diagnostico dovuto alla atipicità del quadro clinico del paziente, che non era quello riconducibile del dissecamento aortico»

—II paziente non ha dato alcuna indicazione che potesse orientare all'individuazione del problema?.

«Mai riferito una sintomatologia dolorosa al torace, che in questi casi provoca dolori veramente forti. Lui ha indicato invece dolori addominali, che sono stati poi confermati dal problema gastroenterico. Ma potevano anche essere dovuti alla irradiazione verso il basso dei dolori determinati dalla dissecazione». [Giampaolo Meloni]

 

Il cardiochirurgo Martelli: «Controlli più accurati sugli atleti»
  
CAGLIARI. La morte di Michele Cerrato è una tragedia che al Brotzu ha provocato un dolore infinito. Un ragazzo di 26 anni, un atleta, un giovane che ha giocato a volley dalla più tenera età e ha scalato le vette del mondo con la nazionale italiana. Insomma, mica l'ultimo arrivato, una persona che per anni e anni ha avuto controlli accurati per la pratica sportiva ad ogni livello. Per partecipare ai raduni degli azzurri Cerrato ha sicuramente avuto tanti specialisti a disposizione. E mai è stato rilevato un problema, tanto meno legato alla funzionalità dell'aorta: ogni anno ha avuto il via libera per la pratica sportiva e anche a luglio, quando ha firmato per l'Olimpia Vba Sant'Antioco, insieme ai suoi compagni, ha seguito la trafila solita (nel centro medico sportivo di Assemini) e avuto l'idoneità. Come può succedere allora che sia crollato durante un allenamento e sia morto? Non c'erano segnali che potessero far pensare a un'eventualità del genere e nemmeno i controlli eseguiti al Sirai di Carbonia hanno messo in rilievo allarmi alla zona aortica. Meno che mai si poteva pensare a un disseccamento. Valentino Martelli, direttore del dipartimento di patologia cardio vascolare del Brotzu, è categorico nel dire che la diagnosi fatta dai colleghi di Carbonia è stata esatta: difficilissimo, in assenza di un ecodoppler, poter prevedere un disseccamento dell'aorta. E a nessuno era venuta in mente quella patologia. Ma c'è un aspetto che Martelli vuole mettere in evidenza: i controlli medici sugli atleti. Cerrato giocava a livello di B1 e mai era stato controllato con un ecodoppler. «Necessario per un tipo come Cerrato — aggiunge Martelli —. Era alto, magro con certi particolari esteriori che avrebbero probabilmente richiesto per lui controlli più approfonditi, il fatto è che certi giocatori vengono sottoposti a stress psico-fisici non indifferenti e sarebbero necessari a livello di medicina sportiva controlli approfonditi». In pillole: una diverso tipo di visita medica, per non lasciare nulla di intentato e per evitare di morire a 26 anni. [a.d.]

  :: Articolo da "La Repubblica" del 05 novembre 2005

Cagliari, una lesione all'aorta. Diagnosi sbagliata muore pallavolista 

CAGLIARI — È morto all'ospedale Brotzu di Cagliari un giovane pallavolista dell'Olimpia Sant'Antioco (serie B1). Michele Cerrato, 26 anni, al quale inizialmente era stata diagnosticata una pancreatite, in realtà era stato colpito da una micidiale patologia multiorgano a causa di una malformazione congenita dell'aorta. La settimana scorsa Cerrato era stato ricoverato a Carbonia, dopo un malore durante un allenamento. Ieri, la morte dopo due interventi chirurgici.

  :: Articolo da "L'Unione Sarda" del 06 novembre 2005

Sant'Antioco. Oggi l'ultimo saluto all'atleta ucciso da una terribile malattia congenita all'aorta
In trasferta per l'addio a Michele
. La squadra dell'Olimpia a Loreo per i funerali
  
Questo pomeriggio a Loreo si svolgeranno i funerali di Michele Cerrato, il giocatore dell'Olimpia ucciso da un dissecamento dell'aorta a cui i medici non hanno fatto in tempo a porre rimedio. I familiari hanno chiesto le cartelle cliniche. 
  
E' il giorno del dolore per la grande famiglia dell'Olimpia: oggi la squadra di volley avrebbe dovuto sfidare la formazione del Terni e invece gli atleti di Sant'Antioco sono partiti per una trasferta prevista dal calendario del destino. Tutti insieme prenderanno parte, alle 15, al funerale del loro compagno Michele Cerrato, ucciso da una dissecazione dell'aorta davanti alla quale i medici hanno dovuto arrendersi.  La salma del giovane è stata imbarcata ieri sera a Porto Torres, direzione Genova e poi Loreo, il paesino in cui Michele era nato 26 anni fa. Lo aspettano le due sorelle straziate da questo nuovo dolore. Con lui avevano già condiviso il lutto per la morte dei genitori, la madre appena qualche mese fa per l'identica patologia, una malformazione all'aorta che a Michele nessuna visita sportiva aveva mai diagnosticato. Lo aspettano gli amici che ha frequentato da ragazzino prima di intraprendere una formidabile carriera sui campi di volley, dalle prime esperienze nelle giovanili sino agli onori della nazionale italiana. Lo aspettano i tanti atleti che con lui hanno condiviso la passione per uno sport praticato fino a quel terribile pomeriggio di due settimane fa quando Michele è crollato in ginocchio mentre si preparava alla sfida contro la sua ex squadra di Città di Castello. Aspettava con ansia di incontrare i suoi ex compagni ma quel male terribile glielo ha impedito. Lui, un ragazzone alto più di due metri non poteva certo pensare che quel mal di pancia che lo ha fatto crollare sul parquet del palasport sarebbe stato l'inizio della fine. Non poteva certo pensare che quella corsa in ambulanza sino al Sirai sarebbe stato il primo istante di un calvario durato una settimana: «Nessuno sapeva di quella malformazione e la sintomatologia addominale non ha permesso di individuare subito il problema - ha ribadito ieri Valentino Martelli, direttore del dipartimento di cardio-toraco-vascolare dell'ospedale Brotzu di Cagliari dove Michele è stato trasferito una volta diagnosticata l'esatta patologia - una simile malattia poteva soltanto essere prevenuta con esami attenti a cui un atleta dovrebbe essere sottoposto prima di intraprendere qualsiasi disciplina sportiva». Un ecocardiogramma avrebbe rivelato quella patologia all'aorta scoperta invece quando era troppo tardi per salvare Michele. Ma il suo fisico forte ha resistito una settimana e ora alla sua famiglia resta un drammatico interrogativo? Una diagnosi tempestiva avrebbe potuto salvarlo? Nessuno può dirlo con certezza ma le sorelle Cerrato hanno comunque richiesto copia delle cartelle cliniche del fratello. Le hanno già ottenute dal Brotzu e nei prossimi giorni dovrebbero riceverle dal Sirai. A ieri non si ha notizia di alcuna inchiesta parallela della magistratura, saranno i familiari a decidere.
Oggi però qualsiasi polemica va messa da parte. Oggi è il giorno dell'ultimo saluto a Michele, il giorno dei ricordi e delle lacrime, della disperazione e del rimpianto per una vita spezzata in maniera così assurda. Il giorno in cui ripensare con tristezza alle parole con cui Michele si era presentato alla sua squadra e ai nuovi amici di Sant'Antioco, la sua nuova città che lo aveva accolto a braccia aperte. «Penso di essere un ragazzo forte e determinato che sa ciò che vuole - aveva scritto nel giornalino dell'Olimpia qualche giorno prima di sentirsi male - anche se in alcune circostanze la timidezza e la bontà prendono il sopravvento e mi ammorbidiscono alquanto. Qui a Sant'Antioco mi sono ambientato bene e presto, soprattutto grazie alle me­avigliose persone che mi circondano sia durante gli impegni con la squadra che nelle ore libere fuori dalla palestra». [Stefania Piredda]

  :: Articolo da "La Nuova Sardegna" del 06 novembre 2005

Un'inchiesta dovrà stabilire se ci siano responsabilità nel ritardo della diagnosi.
Niente autopsia per Cerrato.
Sì ai funerali del giovane atleta. Sono certe le cause del decesso: aneurisma dell'aorta.
  
CAGLIARI. .Non è stata eseguita l'autopsia sul corpo di Michele Cerrato, il giovane giocatore di volley dell'Olimpia Sant'Antioco morto l'altro giorno per disseccamelo d'aorta. Come aveva sottolineato il responsabile del reparto di cardiochirurgia del Brotzu, Valentino Martelli, le cause del decesso erano fin troppo chiare, tanto da non rendere necessario l'esame medico legale. Ma resta da stabilire ancora se il  giocatore poteva essere salvato in caso di una diagnosi «precisa e soprattutto immediata» sulle cause del malore che lo aveva colpito al termine di un allenamento con la sua squadra, una settimana prima della morte. La magistratura ha aperto un fascicolo sulla vicenda — e probabilmente acquisirà le cartelle cliniche — ma questa, in simili casi, è una prassi che non significa la partenza di eventuali provvedimenti nei confronti dei medici che hanno avuto in cura il giovane e nemmeno eventuali responsabilità. D'altra parte anche la sorella e una cugina di Michele Cerrato, arrivate in città dal Veneto, hanno riferito di voler conoscere tutta la verità sulla vicenda ma soprattutto di voler sapere se «Michele si poteva salvare in caso di arrivo immediato a Cagliari». Una risposta indiretta è arrivata proprio da Valentino Martelli, che aveva riferito come simili patologie hanno un decorso fulminante ed è difficile intervenire in qualche modo. Inoltre la madre del giovane era da poco morta per la stessa malattia. Di sicuro nei prossimi giorni potrebbero essere interrogati come persone informate dei fatti i medici del Sirai di Carbonia, dove lo sfortunato giocatore è stato trasportato dopo il malore e dove è restato per sei giorni, senza che si sia verificato alcun miglioramento. Di certo nella vicenda sono intervenuti una lunga serie di eventi sfortunati: il giocatore non aveva mai avvertito disturbi particolari, aveva effettuato la lunga serie di controlli per l'attività sportiva ma senza problemi. Al momento del ricovero aveva dolori fortissimi all'addome e proprio lì si sono appuntate le attenzioni dei medici. Fatalità, o è stato perso del tempo prezioso? Intanto ieri sera la salma di Michele Cerrato è stata imbarcata su un traghetto per Livorno, da dove ha raggiunto il paese di Loreo, dove si svolgeremmo i funerali. Funerali ai quali hanno deciso di partecipare i compagni di squadra dell'Olimpia, che hanno deciso di non disputare la gara che li avrebbe dovuto vedere impegnati a Terni per la serie B1. Un omaggio ad un amico sfortunato che non c'è più. 

  :: Articolo da "L'Unione Sarda" del 07 novembre 2005

Sant'Antioco. Diverse società sportive si sono offerte di aiutare la Famiglia di Cerrato.
 
Dopo il lutto una gara di solidarietà 
Tante le spese da sostenere dopo la scomparsa dell'atleta.
 
Dopo il dolore, la solidarietà degli sportivi: in molti si sono fatti avanti spontaneamente per sostenere le spese dei familiari di Michele Cerrato.

  
È ancora fortissimo il dolore per la morte improvvisa dell'atleta della Vba Olimpia Michele Cerrato, ma ora i suoi tanti amici hanno un compito importante da svolgere: non lasciare sola, nemmeno per un momento, la famiglia del pallavolista scomparso. Michele non aveva più i genitori e la sua mamma era mancata soltanto pochi mesi fa. Con le due sorelle l'atleta aveva sostenuto tante spese per quel lutto improvviso, alcune delle quali erano ancora in corso. Ora questa nuova tragedia ne ha provocato ancora altre e purtroppo troppo ingenti per la famiglia Cerrato. Sembra assurdo dover parlare di soldi in un momento così drammatico ma il problema va affrontato. Per questo per la famiglia di Michele è scattata una gara di solidarietà senza che nessuno avesse chiesto nulla. «Diverse società sportive ci hanno dato la loro disponibilità - racconta Pierpaolo Lai, direttore tecnico della Vba Olimpia - ci aiuteranno a far fronte alle tante spese che stiamo affrontando. Il loro contributo sarà prezioso così come quello dei tanti altri amici di Michele che si sono fatti avanti in questi giorni». 
La società sportiva di Sant'Antioco, è noto, non naviga nell'oro e an-che quest'anno ha dovuto fare i salti mortali per gestire le spese del campionato e quindi non può affrontare spese improvvise troppo onerose: «Ma ovviamente - spiega il vicepresidente Tore Cabras - per Michele non ci siamo tirati indietro, ci mancherebbe altro». È stato organizzato il triste viaggio di rientro della salma a Loreo, il paesino in provincia di Rovigo dove il giovane era nato e dove sarà sepolto vicino ai genitori. Lo hanno accompagnato i dirigenti con i compagni di squadra: nessuno e voluto mancare ai funerali che si sono svolti ieri pomeriggio davanti a centinaia di persone accorse da ogni parte d'Italia per dare l'ultimo saluto all'atleta che nella sua giovane vita aveva già percorso una brillante carriera sportiva che in tanti ieri hanno voluto ricordare. Sul sito internet della società (
www.globnet.it/vbaolimpia) tante persone si sono collegate per lasciare un messaggio di cordoglio sin dalle prime ore in cui si è diffusa la notizia della terribile disgrazia. Amici, ex compagni di squadra, tante società sportive molte delle quali hanno poi chiesto di aderire alla gara di solidarietà. Una grande famiglia dello sport, insomma, si è riunita nel ricordo di un sfortunato sfortunato. «Anche l'amministrazione comunale ha promesso di fare la sua parte - conclude Tore Cabras - tutto questo affetto ci riempie di commozione». Anche se nulla potrà colmare il vuoto lasciato da Michele Cerrato, un grande atleta che in pochi mesi era riuscito a conquistare il cuore di tutti.  [Stefania Piredda]

  :: Notizia dall' Ufficio Stampa Gherardi Cartoedit del 07.11.05

Gherardi Cartoedit dedica la la vittoria a Michele Cerrato
  
Una vittoria per Michele Cerrato. Gherardi Cartoedit e il pubblico del Palaengels hanno ricordato a loro modo l’amico che non c’è più. Una serata particolare, senza il frastuono gioioso dei tifosi e della “Vecchia Fossa “ con la Gherardi Cartoedit che è scesa in campo determinata e concentrata e per il Castefidardo è stato buio fondo. Dolore e gioia si sono mescolati in una serata di memorie; due striscioni dominavano “ Michele per sempre con noi “ e “ Michele per sempre nel cuore dei tifosi “ ricordi che hanno aiutato a superare la serata vissuta in un clima quasi surreale.
Ancora una volta lo sport , esterna l’immagine solidale di Città di Castello con la società ed il pubblico del Palaengels che anche tangibilmente hanno voluto sostenere Michele nell’ultimo viaggio a Loreo in provincia di Rovigo, dove sarà presente la Gherardi Cartoedit. ...  [
Gherardi Cartoedit Città di Castello Pallavolo ASD Ufficio Stampa]

  :: Articolo da Manofuori.it

La pallavolo sarda vicino alla famiglia del povero Michele.
  
I giocatori della squadra di Sant'Antioco, amici dello scomparso Miki Cerrato, hanno aperto un conto corrente per aiutare la famiglia del giovane giocatore. Il ricavato andrà alle due sorelle del giovane che dopo aver perso da tempo il padre, in estate avevano perso anche la mamma. Gli estremi: San Paolo filiale Sant'Antioco, c/c 1000/151 Cin Y, abi 01025 cab 43980, intestatario V.B.A. Olimpia Sant'Antioco. [Da ManoFuori.it ]

 :: Articolo da "Il Gazzettino Online - Il quotidiano del Nordest" del 07 novembre 2005

Una folla ha salutato per l'ultima vota Michele Cerrato, il 26enne pallavolista loredano morto nella serata di giovedì scorso per un aneurisma all'aorta. Moltissime persone si sono raccolte nella chiesa arcipretale di Loreo e tante sono dovute rimanere anche all'esterno, incuranti del maltempo. Erano presenti alla celebrazione, officiata dall'arciprete di Loreo don Giovanni Lodo, dirigenti, staff e compagni del Vda Olimpia Pallavolo Sant'Antioco giunti in mattinata dalla Sardegna, oltre ad alcuni rappresentanti delle altre società in cui aveva militato il giovane nel corso della carriera. Molto toccante è stata l'omelia del parroco loredano, che ha sottolineato l'importanza dello sport come veicolo di trasmissione dei valori e sano ambiente di crescita, citando a esempio lo sfortunato pallavolista loredano. «La sua tenacia e forza di volontà per raggiungere gli obiettivi che si era preposto nella vita sono - ha detto l'arciprete - da prendere a esempio da tutti, nella vita come nello sport, nella fede come nel lavoro». Tutto il paese si è stretto attorno allo sfortunato giovane e alla sua famiglia, in particolare alle sorelle Carla e Michele e ai nipoti, con gli amici e i conoscenti a salutare per l'ultima volta Michele. Restano alcuni dubbi sulle cause e le modalità che hanno portato alla morte all'Ospedale di Cagliari dopo una settimana di ricovero nel nosocomio di Carbonia curato per problemi addominali. Un decesso che presumibilmente sarà vagliato da un'inchiesta giudiziaria. Resta comunque l'immagine fissa nella mente dei loredani che descrivono Michele Cerrato come un ragazzo educato, solare e molto tenace. [Marco Milani]

  :: Articolo da "Il Giornale di Vicenza"

La pallavolo è in lutto per la prematura scomparsa del ventiseienne centrale, di 204 centimetri, Michele Cerrato.  La morte per questo sfortunato ragazzo è avvenuta dopo un intervento al cuore.
Cerrato, giocatore quest’anno in B1 all’Olimpia di Sant’Antioco (Cagliari) si era sentito male una settimana fa. A nulla sono valsi gli interventi dei medici.
Nel 1997, anno in cui aveva vinto con la Nazionale i Mondiali e gli Europei cadetti, Cerrato militava a soli 18 anni in serie A2, con il Wuber Schio, in cui era arrivato nella stagione precedente. Ha vestito in seguito le maglie della Banca Europea di Cuneo in B2 nel 1998-99, dell’Adria Monfalcone (B2), poi a Donatello in serie C, e successivamente sempre in B1 con la Pallavolo Busca, il Teoreo di Avellino, l’Albissola, l’Acmei di Noicattaro, il Città di Castello, e quest’anno come detto l’Olimpia.
Per ricordare il giocatore, la Lega pallavolo e la Fipav hanno deciso di far osservare in tutte le gare dei campionati di pallavolo di serie A e B maschili e femminili, in programma in questo turno, un minuto di raccoglimento prima del fischio d’inizio.  [e. c.]

   :: Articoli da "L'Unione Sarda" dell' 08 novembre 2005

S. Antioco. Le sorelle hanno incaricato l'Olimpia di verificare i motivi dei ritardi nella diagnosi
Dopo il dolore, la polemica.
I familiari di Michele Cerrato invocano chiarezza
 
  
La domanda è terribile: un'immediata diagnosi dell'aneurisma all'aorta avrebbe potuto salvare il pallavolista dell'Olimpia? I familiari non si danno pace, hanno chiesto copia delle cartelle cliniche e pretendono che venga fatta chiarezza. 

   

«Vogliamo vederci chiaro. Nulla potrà restituirci Michele e ripagarci del tanto dolore per questa immensa perdita, ma è giusto che venga fatta chiarezza». La polemica era nell'aria sin da quando Michele Cerrato, pallavolista della Vba Olimpia, e stato trasferito all'ospedale Brotzu di Cagliari dopo sei giorni e mezzo di degenza nel letto del reparto Chirurgia del Sirai. «Era nell'aria da quando, dopo quei lunghi sei giorni la diagnosi è radicalmente cambiata: non più una pancreatite ma un aneurisma dissecante dell'aorta. E per Michele non c'è stato più nulla da fare». È Tore Cabras, il vicepresidente della società sportiva di Sant'Antioco, a parlare: «Lo faccio a nome del nostro gruppo sportivo e soprattutto a nome delle sorelle di Michele che mi hanno dato delega per verificare se per Michele sia stato fatto tutto il possibile». Verificare se dietro la morte di un ragazzone di due metri, dalla fibra forte al punto da combattere per una 
lunga settimana contro un male atroce , ci sia soltanto un maledetto disegno del destino o se, aggiunge Tore Cabras, «non tutto è stato fatto nel modo giusto: in questo caso la famiglia è pronta a chiedere l'intervento della magistratura e la nostra società a costituirsi parte civile». Il primo passo, sempre su delega della famiglia Cerrato, è stato quello di chiedere copia delle cartelle cliniche sia al Brotzu che al Sirai. «Per queste ultime siamo ancora in attesa - spiega il vicepresidente - a Carbonia ci hanno spiegato che dal Sirai sono stare inviate a Cagliari quando Michele è stato trasferito una volta diagnosticato l'aneurisma dissecante dell'aorta. Si tratta soltanto di farle tornare indietro». Sia chiaro, nessuno può affermare con certezza che una diagnosi tempestiva avrebbe potuto salvare il paziente questo alle tante persone che piangono la scomparsa di Michele è chiarissimo: «Ma non riusciamo a capire perché nessuno abbia pensato di chiedergli notizie delle patologie che avevano causato la morte dei genitori: il fatto che la madre fosse morta per lo stesso male all'aorta sarebbe stato sufficiente per allargare immediatamente campo ai indagine alle patologie cardiache. Gli hanno chiesto se avesse assunto stupefacenti, se fosse ospite di un centro per ex tossicodipendenti - ricorda Cabras che non ha lasciato solo Michele nemmeno per un istante da quando ha avuto il primo malore - tante domande, quella giusta non l'ha posta nessuno. Non riusciamo a capire il perché». All'Olimpia non si danno pace. Nel 2001 avevano già sperimentato il dolore e il senso di impotenza davanti alla morte di un compagno. Giacomo Cabras, libero dell'Olimpia, aveva soltanto 22 anni quando il suo cuore, malandato dopo una lunga lotta contro la leucemia, cedette prima che si rendesse disponibile un cuore nuovo. Giacomo era il primo della lista tra le persone in attesa di trapianto e fino all'ultimo non aveva perso la speranza di continuare a vivere e coltivare ancora a lungo la sua passione per la pallavolo. Ma quel cuore non arrivò in tempo. Tore Cabras è il padre di Giacomo, è facile capire come in quella lunga settimana al capezzale di Michele abbia rivissuto quei drammatici momenti e con lui tutti i compagni dell'Olimpia. Ancora una volta hanno assistito una inutile lotta contro il tempo, ancora una volta hanno dovuto rassegnarsi alla morte di un amico. «Non accusiamo nessuno - ribadisce Tore Cabras -ma chiediamo che venga fatta chiarezza». Una richiesta che le cartelle certamente esaudiranno: «I medici hanno fatto quanto era nelle loro possibilità - spiega il dottor Pietro Chessa, direttore sanitario del Sirai - dobbiamo ragionare in termini scientifici, le altre accuse lasciano il tempo che trovano. Piuttosto, se polemica deve esserci, va fatta a monte». Chiaro il riferimento alla visita sportiva che ogni atleta deve fare prima di intraprendere qualsiasi disciplina agonistica. Già, nessun medico aveva mai scoperto quella malformazione cardiaca: perché? [Stefania Piredda]

 

II primo allenamento dopo i giorni del lutto
  

Un silenzio assordante è stato il protagonista, ieri sera, del primo allenamento della Vba Olimpia al Palasport di Sant'Antioco dopo la morte di Michele Cerrato. La vita deve continuare e anche se la voglia e poca bisogna tornare in campo e impegnarsi come avrebbe fatto il loro compagno sfortunato. E allora tutti in campo, sabato c'è il derby con il Meridiana Olbia e bisogna essere pronti. [Stefania Piredda]

  :: Articolo da "La Nuova Sardegna" dell'11 novembre 2005

Una gara di solidarietà per Cerrato.
Sant'Antioco, anche un sito per aiutare la famiglia che ha chiesto l'acquisizione delle cartelle cliniche.
  

SANT'ANTIOCO. Una gara di solidarietà per la famiglia di Michele Cerrato, il giocatore dell'Olimpia Vba morto all'ospedale Brotzu di Cagliari per un male (il disseccamento dell'aorta) che non sapeva di avere e che i medici gli hanno diagnosticato tardi. I giocatori lagunari hanno ripreso gli allenamenti in vista del derby di sabato contro l'Olbia ma intanto hanno iniziato a mettere da parte i soldi che serviranno a pagare il funerale dello sfortunato compagno di squadra. Dolore, c'è tanto dolore nella famiglia Cerrato, per la quale la Vba Olimpia vuole fare qualcosa di concreto. Ci sono state delle spese da sostenere, molto costose. La società di Sant'Antioco ha deciso innanzitutto di accollarsi le spese del trasporto della salma dalla Sardegna a Loreo, dove nei giorni scorsi si sono svolti i funerali. Una mano dovrebbe essere data anche dall'amministrazione comunale, e per questa ragione è stato attivato anche un sito (http://www.globnet.it/vbaolimpia/) dove è possibile sottoscrivere delle somme di denaro (anche minime) per aiutare la famiglia Cerrato in questo momento particolarmente difficile. Cinque mesi fa era morta la madre del giocatore e anche allora la famiglia Cerrato aveva sostenuto delle forti spese, alle quali la società lagunare ma anche gli sportivi vogliono contribuire in qualche modo. Adesioni stanno arrivando anche da altre parti dell'isola. Nessuna novità è arrivata dall'inchiesta che è stata aperta dalla magistratura sulla vicenda. Non è stata eseguita l'autopsia perché le cause della morte erano evidenti ma occorre stabilire se Michele Cerrato poteva salvarsi in caso di diagnosi esatta e immediata dei medici. Dopo il malore avvertito in allenamento, il giocatore era stato infatti ricoverato al Sirai di Carbonia, dopo la diagnosi di pancreatite. La famiglia ha delegato il vicepresidente dell'Olimpia Vba di ritirare le cartelle cliniche dall'ospedale Brotzu di Cagliari, poi verrà deciso il da farsi e se presentare denuncia. Intanto la squadra lagunare ha ripreso da qualche giorno gli allenamenti, bruscamente interrotti per la scomparsa dell'amico Michele. Domenica giocatori e dirigenti hanno annullato la trasferta di Terni in segno di solidarietà e si sono recati a Loreo per i funerali. Tanta commozione e una partecipazione da record, è arrivata gente da tutta Italia. C'era tristezza al palazzetto dello sport ma come si dice in questi casi «lo spettacolo deve continuare». C'è da preparare la gara di sabato contro l'Olbia, un derby di serie B1 che è molto sentito ma che arriva in un momento   molto particolare per la società lagunare.  Quasi inutile aggiungere che i ragazzi di casa si aspettano un aiuto dal pubblico del palazzetto dello sport per poter superare il difficile momento dal punto di vista psicologico.[a.d.]

Home