Visualizza galleria immagini

Mazza di tamburo

Macrolepiota procera

Etimologia

(lat.) "procerus"= alto, slanciato, cresciuto"di più"

Valore commestibile:  Ottimo

 

(Scop. ex Fr.) Sing.  

Sinonimi & altri nomi
  • Lepiota procera (Scop. ex Fr.)S.F.Gray
  • Agaricus columbinus (Bull.)
  • Leucocoprinus procerus (Scop. ex Fr.) Pat.
  • (italiano) Mazza di tamburo
  • Parasole
  • Ombrellone
  • Tobbia
  • Bubbola maggiore
  • (Francese) Lepiote élevée, Coulemelle, Parasol, Nez de chat, Poturon

  • (Inglese) Parasol mushroom

  • (Tedesco) Parasolpilz, Riesenschirmpilz

Mazza di tamburo - Illustr. di Iri Pau

Curiosità: Nomi dialettali usati nelle diverse regioni italiane...Liguria: Madonin; Piemonte: Cùccamele, Coccomele; Lombardia: Gamba de pola, Func de la gamba lunga, Capèla, Ombrèla; Veneto: Pelizzòn; Campania: Fungi 'e nocella; Calabria: Coculinu; Sicilia: Fungi capiddinu; Sardegna: Tunniu 'e prade, Cappeddu 'e pride.

Utilizzi particolari: fresco***, sott'olio o aceto*, secco *.

Possibilità gastronomiche:  E' un fungo che in Sardegna continua ad essere trascurato dai raccoglitori che, nel suo stesso habitat, cioè gli altipiani e i pascoli, gli preferiscono ancora i pleurotus. 

La Macrolepiota è molto deperibile, facilmente attaccabile dalle larve, quindi è meglio non coglierne quantità eccessive, perché si finirebbe col non consumarli tutti e poi buttarli quando sono andati a male. Per gustarla al meglio, si consiglia di utilizzare solo il cappello, impanato e fritto come una cotoletta alla milanese, o anche scottato sulla graticola.Gli esemplari ancora chiusi, possono essere messi sott'olio o soffritti in padella a fuoco lento con aglio, olio o burro, prezzemolo e sale. Si essicca facilmente, con ottimi risultati. Il gambo, sempre coriaceo e indigesto, può però venire seccato e triturato, fornendo così una polvere molto aromatica. In ogni caso, prima di cucinare questo fungo, bisogna eliminare le squamette, fastidiose al palato. Quando si tratta di esemplari giovani, può essere preparato anche in insalata.

Spore:Ialine, lisce, bianche in massa, ellittiche, grandi, con piccolo poro germinale, fortemente guttulate, con parete spessa, destrinoidi, metacromatiche, non amiloidi o pseudoamiloidi. 13-20 x 9-13 micron

Caratteri distintivi:  Dopo l'Amanita muscaria, è probabilmente uno dei funghi più facili da riconoscere, per il suo aspetto vistoso. Si tratta di un fungo che, visto una volta, non si può più confondere, dato il grosso cappello squamoso, l'anello scorrevole lungo il gambo ed il gambo lungo e tigrato.

Funghi da non confondere: La Macrolepiota procera ha in comune con le pericolosissime Amanite la presenza dell'anello, che però è mobile, ma si differenzia da queste per la mancanza della volva o guaina. 

Potrebbe essere confuso con Lepiote di taglia più piccola, tutte più o meno tossiche, come la L. felina (Quèl), la L.clypeolaria e la Lepiota cristata , fungo della medesima famiglia ma molto più piccolo, con il gambo più esile, il cappello più a campana, e con un odore sgradevole. 

Macrolepiota procera - Illustr. di Iri Pau

 

Funghi simili: La Macrolepiota rhacodes (Vitt.)è di taglia inferiore rispetto alla M.procera, ed è anche meno diffusa. Questa Lepiota, commestibile, ha scaglie sul cappello più marcate, carne che arrossa molto spiccatamente se tagliata o sfregata, e gambo non tigrato.

Anche la Lepiota puellaris (Fr.- Moser) somiglia alla Mazza di tamburo, ma se ne distingue per la taglia più piccola, le macchioline meno vistose, il gambo non screziato. 

Altre Lepiote commestibili, di taglia inferiore, ma con caratteristiche simili alla Macrolepiota procera, sono: 

la Lepiota excoriata (Schaeff. ex Fr. Quèl), abbastanza comune, senza scagliette, ma con la cuticola più scura, annessa, interrotta, che la disegna in modo radiale; 

la Lepiota gracilenta (Fr.), che risulta ornata sul cappello e sul gambo da specie di granuulosità bruno-rossastre; 

la Lepiota ignivolvata, che ha una fiammatura rossastra sulla parte inferiore del gambo;

la Lepiota mastoidea (Fr. - Sing), con evidente umbone centrale; 

la Lepiota naucina (Fr. - Quèl), bianca con le lamelle rosacee.

Carne:In corrispondenza del cappello è poco consistente, fragile, morbida, elastica, tenera, squisita, bianca, leggermente rosata al taglio, quasi bambagiosa al tatto. Fibrosa, e quindi da scartare, in corrispondenza del gambo.

Odore e sapore: Sapore mite  e gradevole, di noce. Odore leggero e caratteristico, di nocciola Per alcuni, la superficie del cappello ha un odore che sembra somigliare a quello del brodo di carne.. 

Osservazioni: La notorietà di questo fungo è dovuta in parte alla sua notevole vistosità ed in parte alla sua eccellente fama gastronomica. Il cappello, quando il fungo è giovane, si presenta ancora chiuso, con una particolare forma ovoidale che lo fa somigliare ad una "mazza da tamburo", da cui il fungo prende nome.

Quando il fungo si espande, arrivando a raggiungere anche 35 cm. di diametro, ricorda per l'aspetto un ombrello aperto, da cui vengono altri due modi di identificare il fungo: "ombrellone" e "parasole". 

Sempre con il nome di "mazza di tamburo" vengono chiamate volgarmente alcune altre specie molto simili, come la M.affinis, la M.olivascens, la M.konradii e la M.fuliginosa, tutte commestibili.

E' bene evitare di raccogliere lepiote di taglia piccola (cioè con il cappello di diametro inferiore agli 8 cm.), perchè fra queste potrebbero esservi specie sospette, tossiche o anche molto velenose.

 

Cappello

Chiuso è quasi ovoidale, appressato al gambo, dapprima conico-parabolico, poi convesso, scampaulato, infine appianato, depresso, circolare, con un vistoso umbone centrale. Largo fino a 30-35 cm., e oltre, nella forma mediterranea.  La colorazione del cappello varia dal grigiastro al nocciola chiaro. La cuticola si lacera presto, originando larghe e fitte scaglie, marroncine su sfondo bianco-giallastro e fibrilloso. Le scaglie risultano particolarmente fitte nella zona centrale, tanto da sembrare un'unica macchia di colore bruno, testa di moro, marrone scuro. 

Margine di aspetto e consistenza cotonosa, spesso con tagli radiali. 

Anello:Il gambo è provvisto di un vistoso anello caratteristico, a bracialetto, doppio, grande, dal margine sfrangiato e fioccoso, scorrevole. Non è pendulo, e di colore risulta essere bianco sopra e bruno, sotto.

Lamelle: Numerose, libere, scostate dal gambo e inserite in un collarium, dense, fitte, irregolari, larghe, ventricose, bombate,  di tonalità dal bianco-avorio, bianco-sporco passano con l'età al giallo-brunastro, o rossastro. 

Habitat: Micorrizogeno di larice, pino e quercia.Cresce nelle radure soleggiate, nei prati, sui bordi dei pascoli bradi, nei parchi, nelle brughiere, lungo i sentieri erbosi o le radure ai margini dei boschi radi di latifoglie o di aghifoglie, spesso in mezzo alle felci o tra l'erba alta e incolta, anche nei campi arati o coltivati, solitario o in colonie formate da pochi altri individui, o formando ampi cerchi concentrici. Non è raro, in Sardegna, dove non sono molto conosciute come funghi mangerecci, vedere anche famiglie molto numerose di lepiote, decine alla volta, non troppo vicine tra loro, ma piuttosto in larghi cerchi.Talvolta subcespitoso, ama i terreni silicei, anche sabbiosi o ghiaiosi. Abbastanza comune sia in pianura che in montagna. Da frequente a comune in Europa, nel Nord America ed in Australia. 

Periodo: Estate (luglio)-Autunno (metà ottobre). In Sardegna la Mazza di tamburo compare a fine estate, con le prime piogge abbondanti, e si può continuare a trovare fino ai primi freddi più consistenti.

Gambo: Molto lungo, 20-40 cm. x 1-3 cm., esile, slanciato, cilindrico, attenuato in alto, con un bulbo largo anche 4-5 cm. alla base, legnoso, molto fibroso, cavo, coperto da una sorta di feltrosità, screziato da zigrinature di piccole squamette biancastre o brunastre cangianti, disposte in file concentriche e ondulate, tipo "pelle di serpente", che nel complesso fanno apparire il gambo come zebrato, marezzato da bande anulari chiare e scure. Grigio-bruno o bejge, con lo sviluppo tende a fessurarsi verticalmente.

Il gambo, rastremato all'apice, tende a staccarsi facilmente dal cappello, lasciandovi una cavità.