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Trilobiti

I trilobiti appartengono al "philum" degli artropodi, insieme con crostacei, insetti, ragni ecc.

Sono organismi marini molto primitivi, tra i primi esseri viventi di dimensioni macroscopiche apparsi sulla Terra, vissuti esclusivamente durante l'era Paleozoica, circa tra 570 e 230 milioni di anni fa. Costituiscono pertanto un importante "fossile guida" dell'era paleozoica, in quanto il rinvenimento di tracce di trilobiti in un giacimento permette di attribuirlo senza ombra di dubbio al paleozoico.

Il loro nome deriva dal fatto che, come è evidente esaminando un campione fossilizzato, il corpo risulta diviso, sia in senso longitudinale sia in senso trasversale, in tre parti.

In particolare, nel senso longitudinale si notano una parte centrale, detta rachis, e due laterali dette pleure. In senso trasversale la trilobazione è data dalla presenza di uno scudo cefalico (cefalon), sul quale sono situati due occhi composti, di un addome o torace, composto da segmenti (da 2 a 22) articolati tra loro ed infine di una parte triangolare terminale rigida detta pigidio.

Sulla faccia inferiore, sono talora osservabili numerose appendici tutte uguali tranne il primo paio trasformatosi in antenne, usate per il nuoto e la deambulazione.

I primi trilobiti comparsero nel periodo Cambriano (circa 570 milioni di anni fa) già molto evoluti, il che fa pensare ad una storia evolutiva assai antica risalente addirittura all'era Archeozoica. Divennero assai abbondanti nei due periodi seguenti, ossia nell'Ordoviciano (490 milioni di anni fa) e nel siluriano (435 milioni di anni fa), aumentando tra l'altro il numero dei segmenti ed acquistando la capacità di arrotolarsi su se stessi, come dimostra il rinvenimento di molti reperti fossilizzatisi in questa posizione di difesa.

Nella posizione di difesa i trilobiti si richiudono su se stessi in tre lobi, sfruttando le articolazioni tra lo scudo cefalico e l'addome e tra l'addome e il pigidio e, parzialmente, quelle tra i segmenti dell'addome. Ricordano in questo un loro lontano "parente", un crostaceo dell'ordine degli isopodi che vive sulla terra, l'onisco, a tutti noto come "porcellino di terra" o "porcellino di sant'Antonio", che vediamo sotto i vasi e, appena lo si tocca, si arrotola come una pallina. Le prime tracce di oniscoidi terrestri fossili risalgono all'Eocene (circa 54 milioni di anni fa), e sono state reperite nell'ambra  (resina fossile del Pinus Succinifer) del mar Baltico.

Nel Devoniano (395 milioni di anni fa) inizia la fase discendente dell'evoluzione dei trilobiti, al punto che nel Carbonifero (345 milioni di anni fa) ne sono note solo due famiglie, che scompariranno definitivamente alla fine del Permiano (circa 230 milioni di anni fa), dopo una storia evolutiva durata complessivamente qualcosa come 340 milioni di anni.

Le zone di rinvenimento dei trilobiti dimostrano che si erano adattati ad ambienti marini molto vari. Probabilmente la maggior parte di essi viveva sul fondo, a profondità anche non indifferenti, con possibilità di infossarsi parzialmente, ma alcune specie, caratterizzate da occhi giganteschi e forma tondeggiante, vivevano senz'altro a mezz'acqua. In Italia sono molto rari, in quanto sono assai limitati gli affioramenti di rocce sedimentarie paleozoiche. Sono noti nel Permiano siciliano del Sosio e nel Paleozoico delle Alpi Carniche. Sempre rari, ma meno, in Sardegna, soprattutto coi generi Dolerolemus, Ptychoparia e Paradoxides nel Cambriano e Siluriano dell'Iglesiente. Gli esemplari sardi più belli sono quelli di Canal Grande (presso Cala Domestica, in comune di Buggerru). E' possibile reperirne anche nel territorio di Domusnovas (Canale Bega e Corovau).

Cogliamo l'occasione per ricordare che i fossili italiani sono tutelati dalle stesse leggi che proteggono i beni archeologici e che ne è pertanto vietata la vendita.

Assai ricchi sono invece i giacimenti scandinavi, inglesi, russi, boemi, nordafricani e nordamericani, paesi nei quali vi sono ampi affioramenti paleozoici.

Stupendi per la conservazione, e molto quoitati, gli esemplari del Devoniano nordamericano, come il genere Basidechenella dello Stato di New York, molto appiattito e quindi di probabili abitudini bentoniche.

Molto ricchi poi i giacimenti marocchini, dai quali proviene per esempio il genere Phacops, una cui specie, il Phacops Rana, è forse il più grosso trilobite finora noto, in quanto, aperto, può superare la lunghezza di 20 cm.  Molto comuni poi gli esemplari del genere Calymene. La forma più tondeggiante dei trilobiti marocchini denota che essi vivevano a non elevate profondità.

Giorgio Campazzi e Liana Drascich

Durante  lunghi anni vissuti dedicando ai fossili e ai minerali tempo e passione, facendone oggetto di lavoro, di studio e di pregevolissima raccolta, i coniugi Giorgio Campazzi e Liana Drascich hanno giustamente pensato di preparare degli appunti sui trilobiti, circa 220 pagine di testo con circa 500 illustrazioni, davvero molto complete, disponibili su prenotazione. Gli appunti sono così organizzati: una 1a parte di due fascicoli, su anatomia, classificazione, storia e dati generali; una 2a parte, con un fascicolo di testo con la descrizione dei generi più importanti e varie tabelle e tre atlanti di 241 tavole, che raffigurano oltre 350 trilobiti di tutto il mondo; una 3a parte, dedicata alla Sardegna, con un fascicolo di testo ed uno contenente le illustrazioni relative sia a cartine particolareggiate sia soprattutto alla raffigurazione dei trilobiti della Sardegna.

Le illustrazioni qui sopra sono tratte da tavole del Meneghini dell'800, sui fossili dell'Iglesiente e del Siluriano in Sardegna.

 

 

 

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