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Scatole di cipria

  Il nome “cipria” deriva da Cipro, isola del Mediterraneo dedicata a Venere, dea dell’Amore, poiché l’importanza primaria della cipria è quella di far apparire più curate e quindi più belle le donne.

Lo stesso Ovidio, nel più antico elogio ai cosmetici, intitolato “I cosmetici delle donne”, legittimando la cosmesi come perfezionamento della natura scriveva:…..”con l’arte si procura un colore migliore di quello naturale”….

Di probabile origine cinese, la cipria risulta da una mescolanza ben proporzionata di caolino, amido, riso, carbonati di bismuto, di zinco, etc., coloranti e profumi, il tutto inizialmente venduto in sacchetti. Solo nel 1897 una legge obbligò gli operatori del settore a produrre ciprie in modo scientifico, senza rischi per le consumatrici.

L’uso della cipria in Europa apparve nel 1400 a cominciare dall’Italia come mezzo per colorare i capelli. Ebbe il suo momento di massimo splendore nel 1600 quando fu la stessa moda che impose l’uso di incipriare parrucche maschili e femminili e, sparite queste, di nuovo i capelli fino alla Rivoluzione francese.

Fu solamente alla fine dell’ottocento, così come accadde per diversi tipi di contenitori (di biscotti, caramelle, cioccolato, fiammiferi, profumi, creme, etc.) che si intuì quanto fosse utile la ricchezza delle immagini, dei colori, della stessa forma delle scatole nel propagandare la ditta e nel richiamare la clientela. Così, numerose ditte di cosmetici, italiane e non (Bertelli, Borsari, Cella, Gi.Vi.Emme, Kofler, Coty, Paglieri, Roberts, Rogers & Gallet, Guerlain, Houbignant, Pivert, etc.), incaricarono famosi artisti e disegnatori (Baccarat, Lalique, Boccasile, Dudovich, etc.) proprio per offrire alle clienti scatole di cipria elegantissime ed uniche nella grafica. Nel design delle scatole di cipria si riflettevano ovviamente i periodi storici con le loro preferenze artistiche ed i materiali più utilizzati. Si troveranno quindi scatole di pura Art Decò, di ispirazione Liberty; scatole in latta (1900-1920), in cartone o bachelite (1920-1950).

Negli anni ’50 Max Factor, truccatore che lavorava nel mondo cinematografico, realizzò le prime ciprie compatte poste generalmente in astucci metallici.

Fu in questi stessi anni che iniziò il lento ma inesorabile declino delle “polverose” ciprie sostituite da prodotti più moderni e forse più efficaci posti in contenitori plastificati estremamente anonimi. Manca quindi, soprattutto nel ricordo di coloro che le usarono, l’originalità delle scatole che ogni donna sceglieva seguendo il proprio gusto creando quasi un feeling. Una volta consumata la cipria, la scatola non veniva gettata, ma diventava un piccolo soprammobile in cui mettere bottoni, spilli, gioielli.

Tra le curiosità legate al mondo delle ciprie ricordiamo che il compianto comico Renato Rascel deve il suo nome d’arte al fatto che un giorno, passando di fronte ad una vetrina di una profumeria dove si propagandava il colore Rachel (nuovo colore di cipria dai toni rosa chiari vagamente ambrati), decise di italianizzarlo ed, in pochi anni, col nome di Rascel, divenne famoso.

Inoltre, la celebre ditta Roberts fece incidere dei dischi con versi di Bertini e musica di Redi dal titolo “Piccola Buttefly” proprio per propagandare i propri prodotti.

 

articolo di WALTER DE LEONARDIS

 Bibliografia consultata:

Donna Moderna. Mondadori,1993.

La poudre c’est moi. G. Fontan. Ed. Milan. Paris, 1994.

Seduzione…in polvere. R. Scarlata, S. Neukirchen. Collezionare Oggi, 1993.

Profumeria da Collezione. Sound Project Editore. Milano, 1999.

 

 

 

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