Fossili della Sardegna 2
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Al
Periodo Ordoviciano (500-435 m.a.)
risalgono molti fossili di organismi
che dovevano essere assai diffusi
nei mari sardi dell'epoca:
Trilobiti, Tetracoralli,
Briozoi, Cistoidi,Crinoidi
(Echinodermi) e Brachiopodi.
Si
tratta di organismi tutti collegati
all'ambiente marino. Particolarmente
interessante e ricca di resti
fossili è la zona del Fluminese,
sulla costa occidentale. I
Tetracoralli del Fluminese sono
singoli, non in colonia, e questo è
indice di un mare poco profondo, e
risultano associati a Briozoi
che vivevano invece in colonie
formate da tante cellette, una per
organismo.
I
Brachiopodi avevano una
conchiglia formata da due valve
disuguali. Dato che il genere di
Brachiopode prevalente risulta
l'Orthis, la roccia viene
indicata come "scisto a orthis". In
questi cisti si trovano anche
Cistoidi, Echinodermi con il
guscio formato da placchette. Fra i
Briozoi, da evidenziare il
genere Chasmatoporella,
rinvenuto specie nel Fluminese, a
Portixeddu.
Risalgono al Periodo Siluriano gli
scisti neri sardi, con i
Graptoliti (generi
Monograptus, Retiolites e
Rastrites), delle zone di
Goni e Ballao nel Gerrei. Le
Graptoliti sono animali marini
che formavano colonie in fondali
argillosi. Non si sa di preciso se
fossero fissi o galleggianti. La
loro forma si chiama rabdosoma,
essendo a forma di bastoncello
dentellato come una seghetta. Ogni
dente costituiva la teca dove
abitava ciascun animaletto della
colonia.
Il
genere Monograptus, che
caratterizza soprattutto il
Siluriano e l'inizio del Devoniano,
indica un organismo planctonico
esclusivo dell'Era Paleozoica e
diffuso nelle rocce siluriane di
tutto il mondo. Nel Fluminese, i
Graptoliti (Stomocordati) si
sono trovati, in calcari neri,
assieme a Cardiola
(Lamellibranchi), Orthoceras
e Michelinoceras
(Cefalopodi). Le Orthoceras
sono fossili di Molluschi Cefalopodi
con una conchiglia dritta e sottile,
che da' loro il nome (corno dritto).
Le loro conchiglie erano suddivise
in camere, diverse a seconda del
periodo di vita dell'animale. Alcune
arrivavano ai due metri di lunghezza
e ad un diametro di 10 cm. Assieme
alle Orthoceras si trovano a
volte piccoli Molluschi
Lamellibranchi, le Cardiole
interrupta, formando i "calcari
a Orthoceras e Cardiola interrupta".
Dal momento che le Cardiola sono
esclusive di un determinato
intervallo di tempo detto
Gotlandiano, sono servite a datare
con esattezza questi calcari.
Appartengono al Periodo Devoniano
(395-345 m.a.) le importantissime
Clymenie (Cefalopodi),
caratteristiche dei calcari del
Gerrei, che rappresentano le prime
forme di un ciclo evolutivo che
porterà il grande gruppo delle
Ammoniti ad estinguersi alla
fine del Cretaceo. La conchiglia
delle Clymenia era avvolta a
spirale sullo stesso piano, ed era
suddivisa in camere chiamate setti,
visibili all'esterno lungo le linee
di saldatura alla parete della
conchiglia.
Nel
Periodo detto Permo-Carbonifero
(345-230 m.a.) doveva essere
prevalente la terra emersa, a causa
dei movimenti orogenetici ai quali
si è accennato inizialmente. E
questo è dimostrato dal fatto che
risultano prevalenti i resti
vegetali. Alla attività vulcanica
segue inoltre la sistemazione dei
graniti che, essendo rocce
eruttive, sono prive di fossili. Nel
Periodo in esame, dovevano essere
abbondanti le piante ricche di
fogliame, come suggeriscono i
frequenti ritrovamenti di
Asterophillites (Calamariacee) e
Callipteris (Medullosacee),
probabilmente rampicanti simili a
quelle delle foreste tropicali
odierne. Il clima non poteva essere
che caldo-umido con piogge
frequenti, vista la presenza di
forme fossili arborescenti che
potevano raggiungere i 30 metri di
altezza e formavano una foresta su
un suolo paludoso ed un sottobosco
umido, con Pecopteris
(Felci). Negli scisti neri della
zona vicina a Perdasdefogu e nel
bacino di Orroli si sono trovati
resti del genere Lebachia
(Conifera), che hanno contribuito
alla formazione dei depositi di
Antracite della Barbagia.
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Passiamo così all'Era Mesozoica
(225-65 m.a.). In Sardegna, ad una
fase complessiva di emersione che
corrisponde alla fine del Periodo
Paleozoico, ne segue una di generale
sommersione all'inizio del Mesozoico
(Trias), che interessa le coste e si
manifesta comunque con la presenza
di un mare poco profondo. Durante il
Giurese, a metà dell'Era Mesozoica,
il mare tende ad addentrarsi
nell'Isola e di tale fenomeno sono
una testimonianza i "Tacchi" o
"Toneri", residuo di affioramenti
molto più imponenti che poi
l'erosione ha ridimensionato e
smembrato. Sul finire del Mesozoico,
cioè nel Cretaceo, la Sardegna
risultava ancora parzialmente
sommersa.
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