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Fossili della Sardegna

Fossili della Sardegna 2 ] Fossili della Sardegna 3 ]

La Paleontologia studia la vita del passato, e la Sardegna è una terra antichissima, ricca di fossili tra i più importanti e determinanti per comprendere come si sia evoluta la vita primordiale nel bacino del Mediterraneo. Attraverso le opere di grandissimi studiosi del settore, come Ugolini, Lovisato e soprattutto Ida Comaschi Caria e Carlo Spano, si può affrontare in modo eccellente questo appassionante settore della Scienza. Qui si è cercato, utilizzando alcuni loro studi e alcune belle immagini tratte da libri del settore (dei quali forniamo i dati, per invitare all'approfondimento), di tracciare un quadro di quella che è stata la storia affascinante del passato della nostra Isola.

Serafino Pisanu

- Durante l'Era Paleozoica (570-225 milioni di anni), parte della crosta terrestre fu sconvolta da due imponenti movimenti orogenetici, che gli studiosi individuano come caledonico ed ercinico, e che interessarono anche la Sardegna, lasciando tracce ancora oggi evidenti (ad esempio nei graniti sardi, risalenti al periodo Permo-Carbonifero).

Al Periodo Cambrico (570-500 m.a.) risalgono gli affioramenti (arenarie, calcari e scisti) dell'Iglesiente e del Sulcis, che spesso risultano di notevole imponenza, come per esempio i calcari di Capo Teulada, nei quali sono ben visibili gli strati raddrizzati durante le lunghe e complesse vicende geologiche. I ritrovamenti fossili appartenenti a tale periodo sono costituiti soprattutto da forme di Trilobiti (Artropodi) e Archeociatine. 

Si tratta di due gruppi di animali completamente estinti, che quindi non hanno rappresentanti attualmente in vita. Le Trilobiti erano animali marini, con il corpo diviso, sia in senso orizzontale che verticale, in tre lobi.Trasversalmente si distinguono: testa, torace e coda (pigidio). Probabilmente strisciavano a bassa profondità, in fondi marini melmosi, tanto che alcuni sono privi di occhi.  In Italia, possiamo trovarli solo in Sardegna, data l'assenza di affioramenti altrettanto antichi nel resto della Penisola. Tra i vari generi di trilobiti, è sempre stato considerato particolarmente importante il  Dolerolenus, dell'Iglesiente, individuato per la prima volta nel 1891 dal Bornemann.Le Archeociatine (Iglesiente), sono resti di organismi caratterizzati da una evoluzione molto rapida: vale a dire che, comparendo ed estinguendosi in un intervallo di tempo limitato a circa 20 milioni di anni, possono servire eccellentemente da fossili-guida per datare una determinata zona geologica con precisione. Si tratta degli organismi più antichi (600 m.a.) riconosciuti in Italia, e ne sono stati rinvenuti solo in Sardegna. Le Archeociatine erano animali marini di scogliera, dotati di un guscio conico. L'accumulo di tali gusci calcarei ha formato le rocce dette "calcari ad archeociatine". Hanno caratteri in comune sia con le Spugne che con i Coralli.

 Fra i Lamellibranchi sono da ricordare  Pecten, Chlamis, Amussium, con conchiglie di dimensioni anche grandi, e le Ostrea. Sono molto belli anche i fossili di Crostacei, come i granchi (Neptunus granulatus) e i Balani (Balanus tintinnabulum). Comunque il fossile più famoso del Miocene sardo resta il Coccodrillo Gavialoide (Tomistoma calaritanus) ritrovato nel 1868 nella zona di Is Mirrionis (Cagliari), del quale fu rinvenuto il cranio, e che fu purtroppo danneggiato durante i  bombardamenti aerei dell'ultima guerra (1943).

 Sempre fra i Rettili, sono da ricordare i resti delle grandi Tartarughe marine (Amyda sarda) e un frammento del palato di un grosso Serpente boa (Palaeopyton sardus). Dei Pesci restano soprattutto denti, come quelli dello Squalo Carcharodon megalodon, lungo fino a 15 metri, o di Scombridi come lo Scomberomorus bottii, che superava il metro di lunghezza. 

Fra i Mammiferi marini, come Cetacei e Sirenii, si sono trovati nelle vicinanze di Cagliari resti di Balenottere (Aulocetus calaritanus ed Aulocetus lovisati) e un Delfinide (Eurhinodelphis sassariensis). I Sirenii sono grandi Mammiferi marini di costa o di fiume, che si nutrono di vegetali. I fossili ritrovati sono frammenti, ma comunque restano importantissimi. Come ordine dovrebbero considerarsi compresi fra le foche e i Cetacei ed oggi vivono animali simili nello Stretto di Behring, nel Mar Rosso e nelle coste dell'Oceano Indiano. Tra i Mammiferi terrestri è stato ritrovato l'Amphitragulus boulangeri, un piccolo Cervide del quale esistono forme relativamente affini in Asia, e che viveva ai bordi del grande canale marino miocenico. La flora del Miocene sardo è costituita da tronchi silicizzati, foglie, strobili di pino, frutti di Juglandacee. Nella "foresta fossile di Zuri" ci sono resti di Palme (Palmoxylon thyrrenicum) di Steculiacee, Laurinee, Rutacee, insomma una flora paragonabile a quella sahariana. Sono presenti sia piante da clima temperato che da clima tropicale. Gli studiosi pensano quindi che durante il Miocene in Sardegna esistessero almeno tre zone climatiche: una dal clima tropicale o sub-tropicale, adatta a piante come Palme, Allori, Magnolie, Fichi; un'altra dove vivevano piante capaci di affrontare sia un caldo notevole che qualche breve periodo freddo, come Olivi, Pioppi, Eucalipti; infine una terza zona adatta a piante da clima temperato, cioè Juglans, Carya, Quercus, Pinus. Dovevano esserci anche zone paludose, vista la presenza di resti fossili di Arundo (Canna) e Typha, una resistente pianta erbacea ancora oggi esistente in qualche specie ed usata per lavori di intreccio. 

Restano pochi resti del Pliocene (6-2 m.a.), a causa delle particolari condizioni ambientali verificatesi nel periodo in questione in Sardegna. In alcune rocce marine, presenti in affioramenti, si sono comunque ritrovati molti Pettinidi (Lamellibranchi) ed Ostriche (Ostrea). Attraverso il ritrovamento di corpuscoli calcarei (otoliti) presenti nell'apparato uditivo dei Pesci, si è potuto stabilire che erano presenti il genere degli Scopelidi (che vive ancora oggi nel Mediterraneo), quello dei Ganidi (cui appartiene il Merluzzo), e quello dei Percidi (che col genere Dentex, Dentice, è tuttora comune).

- L'Era Neolitica (2-0 m.a.) è quella delle glaciazioni, cioè dell'espansione e poi dello scioglimento di ghiacci, che fanno conseguentemente variare la linea di costa a seconda del livello del mare. Gli unici resti di questo periodo sono in Sardegna del tipo definito "Tirrenico", come i fossili raccolti nel Cagliaritano da Domenico Lovisato (collezione poi risistemata da Issel nel 1914 e revisionata da C.Spano). Si può distinguere un  Quaternario marino ed uno continentale, cioè di terra emersa.  I resti fossili del Quaternario marino indicano che le linee di spiaggia erano arretrate rispetto a quelle attuali. I fossili del Quaternario continentale provengono da ambienti diversi, (essendosi per esempio accumulati in rocce a causa dell'azione del vento, o dentro grotte creando le cosiddette "brecce ossifere").

I reperti del Pleistocene (2-0,01 m.a.), chiamati "Facies di Panchina" del Tirreniano, hanno affinità con la fauna senegalese e sono dei conglomerati di conchiglie presenti in larga parte delle coste sarde, costituiti da Gasteropodi (come Strombus, Patella, Tritonidea), Lamellibranchi (Mytilus, Glycymeris), Echinidi (Paracentrotus), Cirripedi (Balanus). Il Mediterraneo doveva dunque essere un  mare di tipo tropicale. I Cirripedi sono organismi (crostacei) molto importanti dal punto di vista dello studio paleoambientale. Attualmente vivono fra l'alta e la bassa marea e i loro fossili possono servire a ricostruire le linee di spiaggia. 

Appartengono a tale periodo e risultano molto abbondanti e significativi i resti fossili, derivanti da depositi eolici, di Cervidi, come il  Cervus (Megaceros) algarensis. Nelle brecce ossifere, particolarmente ricche nelle grotte sarde, si sono ritrovati molti resti di Uccelli  come quaglie, (Coturnix coturnix), tortore,(Streptopelia turtur), colombi terraioli, (Columba livia), procellarie (Puffinus fuliginosus), aquile, (Aquila chrysoetus), merli, (Turdus merula), tordi sasselli, (Turdus musicus), ecc. 

Per ciò che riguarda i Mammiferi, le brecce ossifere sono molto ricche anche di  Insettivori e Roditori. Particolare importanza riveste il Prolagus sardus, probabilmente il progenitore della lepre, e che non superava la grandezza di un grosso topo.

 Sempre nelle brecce ossifere si sono trovati resti di Cervidi quale il Megaceros cazioti ed il Cervus elaphus corsicanus, che ancora ha rappresentanti viventi nell'isola. Fra i Carnivori, da ricordare la presenza di un cane selvaggio, il  Cuon (Cynoterium) sardous, segnalato già dal Lamarmora, ed un Mustelidae, l'Enhydrictis galictoides. Ancora nelle brecce si sono trovati resti di un'Antiolope (Nemorhaedus melonii) e di una scimmia, il Macacus majori, una specie di bertuccia simile a quelle oggi presenti a Gibilterra.

 

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