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Oggetti in ferro

Il ferro da stiro della bisnonna, che solo a guardarlo ti fa ricordare il buon odore di lavanda del suo bucato...la bilancia del fruttivendolo di un secolo fa...il ferro da cavallo ritrovato in cantina...spesso in famiglia si conservano (a ragione!) gelosamente oggetti in ferro che ricordano tempi e mestieri lontani, ormai quasi dimenticati.

Certo, in questi casi si tratta di oggetti sicuramente autentici, ma non sempre si può essere altrettanto certi della datazione e dell'originalità dei pezzi da collezione che troviamo sui banchi dei vari mercatini: chiavi, attrezzi, lampade... Sarebbe bello avere un minimo di nozioni che ci mettessero in grado di stabilire, con un buon margine di sicurezza, d'aver trovato un oggetto in ferro originale e non una grossolana riproduzione "per collezionisti della domenica".

La datazione di un oggetto in ferro è sempre un'operazione molto difficile, da esperti, basata sull'esame attento di tutta una serie di particolari della lavorazione, che variano a seconda del periodo al quale risale l'oggetto.

 

Ci sono comunque diversi fattori che chiunque può verificare e che sono senz'altro utili per avere le idee un po' più chiare.

 

Qualunque oggetto in ferro, come si sa, ben presto si copre di ruggine, assumendo subito un aspetto "naturalmente vecchio". Ma un oggetto d'epoca, essendo stato battuto a mano, presenta un tipo di ruggine annidata in profondità, polverosa, nerastra... non grossolana e superficiale come quella degli oggetti di lavorazione industriale.

Un oggetto d'epoca è imperfetto, in certi punti è butterato, più sottile o più spesso, e proprio queste imperfezioni servono a renderlo unico e riconoscibile.

Per datare un oggetto, si possono osservare anche le sue viti. Sino alla fine dell' 800, infatti, queste avevano una filettatura larga ed il dado squadrato, non esagonale.

Altri aspetti da considerare con attenzione sono la saldatura, la chiodatura e la fascettatura.

Il tipo di saldatura più antico era quello "a brasatura", che veniva eseguito mettendo scaglie di borace fra le due parti forgiate a mano e poi ribattute "saldamente". Si passò in seguito alla saldatura a cetilene, ed infine a quella elettrica.

Per quanto riguarda la chiodatura, un tempo la parte da forare veniva riscaldata e lavorata con un punteruolo, lasciando in questo modo sul pezzo un caratteristico rigonfiamento. Oggi, attraverso l'uso di trapani o punzoni azionati da presse meccaniche, non c'è più nessuna traccia di rigonfiamenti.

 

Fino al '700, i chiodi avevano una testa rettangolare e schiacciata. Nell' 800 questa divenne tondeggiante e bombata. Naturalmente, tutti venivano fatti a mano, a caldo. Con la diffusione della lavorazione in serie, tutti i chiodi diventarono simili: a testa piatta, circolare, di spessore uguale.

Altri aspetti da tenere presenti per una corretta datazione possono essere taglio, sbalzatura e incisione.

 

E poi occorre soprattutto un po' di amore per le cose antiche, quello che ti fa riconoscere lo stile dei vari periodi, la mano dell'artigiano, l'autentica aria dell'epoca.

 

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