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Storia
del Calcio a Carbonia
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Ricostruzione di Antonello Pirotto,
da
La Nuova Sardegna 14/16 Novembre 2002. |
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Biancoblù, polvere di stelle
Quando la Carbosarda sfiorò la
serie B
SPORT La storia del calcio in città
Antonello Pirotto
CARBONIA. Dalle stelle alle stalle,
splendori e miserie del calcio in città.
Sette gennaio 1940, campionato regionale
di prima divisione, Terralba-Carbonia 1
a 4 per i minerari, è la prima partita
ufficiale della neo costituita, (nel
novembre del '39) associazione
calcistica. Questa la formazione dei
pionieri dell'epoca, scesi in campo in
maglia nero azzurra; Sostera, Idili,
Negroni, Carta, Anziosa, Mazzantini,
Fenu, Guacci, Contini, Paderas, Pintus.
La prima rete la segnò Contini, e poi
seguirono le marcature di Fenu, ancora
Contini e Guacci. La prima gara
ufficiale interna al Comunale fu il
derby con il Bacu Abis, il risultato
finale 2 a 2, il 21 gennaio 1940. I
giornali annunciarono con enfasi
l'inaugurazione del 21 aprile del '40,
di quello che doveva diventare per il
regime "un grande stadio polisportivo
degno di una citta che avrà presto
100mila abitanti", la sua denominazione
fu "Campo sportivo Gil (gioventù
italiana del littorio) e intitolato al
consuocero di Mussolini, il conte
Costanzo Ciano, ammiraglio ed eroe della
prima guerra mondiale. Un busto di marmo
che lo raffigurava, opera dello scultore
Garmassi fu posto al centro della
tribuna d'onore. Caduto il regime,
l'opera così come altre sparì, per poi,
pare, ricomparire all'improvviso
recentemente. Un'altra data storica
della squadra Carboniense è il 10 giugno
1956, a Venezia. La Carbosarda fu
sconfitta per due a zero,in uno stadio
contenente 20mila spettatori, a Gennari
fu annullato un gol, e poi espulso,
Bicicli e Molinari uscirono contusi dal
campo, le sostituzioni non erano
ammesse, l'arbitro, il signor Marchetti
di Milano non fu certo imparziale. Era
il campionato di serie C, e ai minerari
bastava un solo punto per passare in
serie B, alla cadetteria salirono
proprio Venezia e Sambenedettese con 44
punti, Gennari e compagni si fermarono a
43. Quella formazione ancora oggi è
ricordata; Cavallini, Zoboli,
Michelucci, Dioni, Molinari, Braccini,
Pin, Bicicli, Torriglia, Gennari,
Turotti, l'allenatoe era Stefano Perati.
La prima gara di calcio in notturna in
Sardegna si gioca a Carbonia, la serie A
del Cagliari scudettato di Gigi Riva, e
il Sant'Elia dista anni luce, la
capitale regionale è qui. È la partita
di Coppa Italia del 30 giugno 1958, tra
i biancoblù e la Fiorentina di Montuori,
Chiappella e Cervato, fu per l'isola un
vero evento. Accorsero da ogni parte per
gremire l'impianto. Alle 21, quando i
viola ed i locali (nell'occasione in
maglia bianca) scesero in campo,
cinquemila spettatori erano all'interno
dello stadio, ma almeno tre volte tanti
occuparono ogni centimetro di recinzione
disponibile. La Carbosarda si fece
onore, subendo un'onorevole 4 a 2, vista
la differenza di categoria (serie A i
viola, serie C i locali). La Carbosarda
scese in campo con, Fumi, Zoboli, Ravot,
Braccini, Pizzi, Savigni, Bertoni,
Serena, Brognoli, Busetto (13 Gori) e
Turotti, per i viola segnarono Segato,
Rozzoni(2) e Moretti, per i padroni di
casa Turotti e Savigni su rigore.
Arrivano anche la retrocessione dalla
serie C alla D, nel 59/60 con il cambio
di denominazione da Carbosarda a
Carbonia. Nel 68/69 si scende anche
dalla D, e si torna ai campionati
regionali. Sembra la fine, ma un
Carbonia autarchico, guidato dal
presidente Alfredo Putzolu, resiste,
dando fiducia ai ragazzi locali, i vari
Fele, Boschetto, Rinaldo, Fois, Cuccu e
Pusceddu, che saranno l'asse portante
della rinascita. Corre la stagione
78/79, il gruppo dirigente vede al
vertice Elvio Verniani, coadiuvato da
Sandro Masciarelli, l'allenatore è Toto
Cesaracciu. Nello spareggio del
Quadrivio di Nuoro con il Portotorres, è
Floriano Congiu a portare i biancoblù in
vantaggio, poi raggiunti nel finale. Si
decide alla monetina, ed è il capitano
Luciano Gambula ad esultare. Oltre mille
tifosi arrivarono da Carbonia a
sostenere la squadra, composta da;
Formisano, Pusceddu, Piras, Boschetto,
Scopa, Cardone, Giordano, Gambula,
Aresu, Congiu, Cogotti, Fois, Sulas. |
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Le grandi sfide biancoblù
Nell'82 la storica promozione in
C2, poi l'inizio della crisi
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Antonello Pirotto
CARBONIA.
È il 1982, quando il giovanissimo Checco
Fele riesce a essere profeta in patria,
e guida i biancoblù alla promozione in
C2. La sfida decisiva sull'erba del
Mariotti di Alghero: è il 28 marzo e a
siglare la rete della vittoria è Pietro
Pillosu, presenti i soliti mille. Il
Carbonia conquista il traguaro con
questa formazione: Tronci, Fenu, Sequi,
Bodano, Scopa, Pardini, Novellini, Erriu
(Cossu), Marco Congiu, Floriano Congiu,
Pillosu.
Cinque anni tra i professionisti, la
stampa radio televisiva e le grandi
firme sempre presenti a commentare gli
eventi, per retrocedere poi nello
sfortunato spareggio di Terni con il
Pontedera, con l'inutile tripletta di
Bruno Conca. Tanti tecnici importanti,
da Cappellaro a Salvori, ottimi
giocatori, dagli esperti Novellini,
Brugnera, Pardini, ai giovani Soda,
Rivetta, Bianchini, e ancora gli
Zaccolo, Mura, Sequi, Ogno, Sapocchetti,
oppure Melis, Congiu, Pusceddu, Fenu,
Scopa e tanti altri.
Molti degli ex ragazzi biancoblù non ci
sono più, il factotum della grande
Carbosarda, Domenico Martinetti,
Cavallini, Bergarich, Doriano, Savigni,
Branchetti solo per citarne alcuni, il
rumore dei loro tacchetti risuona ancora
nel sottopassaggio dello stadio. Con le
persone è sparita la memoria storica:
dove sono maglie, gagliardetti,
fotografie e trofei di quella mitica
epoca? Per fortuna a breve dovrebbe
uscire una pubblicazione frutto della
lunga ricerca, di Franco Reina, che ha
raccolto e messo assieme praticamente
tutta la storia del Carbonia, sviluppata
in centinaia di fotografie, dando cosi
"la possibilita" anche ai profani di
avere informazioni. Anche quei cimeli
dovrebbero avere il giusto spazio, a
testimoniare quanto la breve storia
della città abbia camminato di pari
passo con le vicende sportive.
Che liberazione per le migliaia di
uomini che per sei giorni la settimana
percorrevano via Roma per raggiungere i
pozzi di Serbariu, svoltare e poter
guardare quelle torri amate ed odiate,
la domenica, dalle tribune dello stadio,
gustandosi una bella partita, per due
ore dimenticare quanto fosse dura quella
vita. Due anni a buon livelli in
Interregionale e poi il baratro del
fallimento, senza pietà con la messa in
mora da parte dei giocatori, il vero
inizio della fine. Quanto avvenuto alla
Fiorentina quell'estate travolse il
Carbonia: piegata dai debiti, la società
fu costretta a ripartire dalla Terza
categoria. Un solo anno, poi
l'acquisizione del titolo dalla Sguotti:
Promozione e ritorno in Eccellenza, con
Gianni Pusceddu allenatore. Qualche
campionato dignitoso, la tragedia che
vide morire, durante un allenamento,
Pepi Gessa poi la rapida discesa:
Promozione, Prima categoria, i
bassifondi del calcio dilettantistico
regionale, dove il guardialinee lo fa
chiunque, anche con la sigaretta in
bocca. Ma quanto avvenuto domenica 10
novembre - l'umiliazione di sette gol al
passivo - ha davvero lasciato in città
molta amarezza e sconcerto, anche tra
chi di calcio poco si interessa, è stato
toccato nuovamente il punto più basso.
Il Carbonia ha subito un pesantissimo
sette a zero in quel di Teulada, ed
occupa il penultimo posto, in una
classifica composta da squadre che non
molto tempo fa, senza voler sminuire
l'impegno di nessuno, dovevano
presentare domanda scritta per poter
disputare un'amichevole al Comunale. Di
certo non può consolare l'otto a zero
rimediato dall'Iglesias ad Arbus nel
campionato di Eccellenza. Un tempo i
migliori giocatori non solo sardi,
facevano carte false per giocare a
Carbonia, per i ragazzi era un sogno
indossare almeno una volta la maglia
biancoblù, e sbucare dal sottopassaggio,
sentire il calore del tifo della propria
gente. Oggi quella stessa maglietta può
essere indossata da chiunque, come se si
fosse nell'ultimo dei tornei amatoriali,
rifiutata dai più, che scelgono altre
piazze, certamente meno prestigiose, ma
più affidabili. Sembra che il destino
abbia voluto accomunare il Carbonia ed
l'Iglesias, le due squadre più blasonate
del Sulcis iglesiente, e tra quelle più
titolate della Sardegna, in una delle
giornate più nere della loro storia
sportiva, con queste disfatte non
proprio decorose. Non lenisce il
rammarico neanche il primo posto della
Sguotti, l'altra squadra della città,
perche il Carbonia è sempre il Carbonia,
che dovrebbe portare con onore il nome
della città e fa, invece, l'esatto
contrario. |
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Biancoblù, una maglia da onorare
Il triste declino di un simbolo
sportivo caduto nella polvere
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Antonello Pirotto
CARBONIA.
Per gli gli emigrati la squadra era
motivo di attaccamento alle proprie
radici, ora si chiedono come può una
città con oltre trentamila abitanti, che
malgrado il carbone non si estragga più,
ha resistito diventando il centro
servizi e commerciale per quel tetto di
centomila persone di fascista (e non
rimpianta) memoria, che si accinge a
diventare capoluogo di provincia, non
riuscire ad allestire un gruppo di
ragazzi locali, (visto che il calcio a
livello giovanile è ancora lo sport più
praticato), e lo stesso Carbonia ben si
comporta a livello di Juniores ed
Allievi, che non facciano vergognare i
loro tifosi. Come si può non trovare un
gruppo di appassionati, aldilà delle
chiacchiere sterili ed inutili, da
angoli di strada o da bar, che riescano
a mettersi assieme e stilare un
programma serio e credibile. Come
possono le "intellighenzie", non
riconoscere che lo sport è un veicolo
importante di trasmissione di immagini
positive verso l'esterno. Eppure è così,
a nessuno sembra interessare che lo
stadio dei sogni, sia ormai un rudere
fatiscente, che gli articoli del lunedì
portino in giro il nome del glorioso
Carbonia associandolo a termini come
"ridicolo, miliati, allo sbando".
Termini che devono pesare come macigni,
e fanno sembrare il buon "Carlino
Zoboli" ancora più triste, lui da 53
anni al servizio della causa biancoblù.
In questi anni si sono puntati gli
indici accusatori su diverse persone, a
detta dei più responsabili di questa
situazione, ma è troppo semplicistico,
in questo momento sarebbe come sparare
sulla croce rossa, anche perchè essendo
tutte brave persone e grandi
appassionati, non meritano di pagare i
costi di situazioni incancrenite che
vengono da lontano. Se questo passa il
convento è perchè nessuno ha deciso di
intervenire in maniera decisa e
convinta, di proporsi per fare meglio,
non crediamo che chi sia attualmente al
timone, abbia questa vocazione
masochistica di continuare ad ogni
costo. Ogni popolo ha il governo che si
merita. Un vecchio tifoso, uno di quei
pochi che malgrado gli acciacchi e l'età
continuavano ad andare allo stadio,
quelli che hanno sempre fatto
l'abbonamento quasi fosse un obbligo,
come la leggenda dice, fosse ai tempi
della Carbosarda, proprio ieri
commentando con mestizia questa ennesima
delusione affermava, "sarebbe meglio che
il sindaco intervenisse, chiedendo di
ritirare la denominazione della squadra,
e desse l'autorizzazione ad usare di
nuovo il nome della città solo davanti a
certezze sul sicuro rilancio della
società". Questo è una proposta
probabilmente inattuabile, che comunque
ha un fondamento di saggezza, per
semplificare, il concetto è questo "se
ti piace il calcio e vuoi dare sfogo
alla tua passione fallo, e se porti un
altro nome puoi fare ciò che vuoi, ma se
ti chiami Carbonia, hai il dovere di
onorare il suo passato, se non puoi
farlo forse è meglio lasciar perdere,
perchè comunque rappresenti tutti", e a
tutti si deve rendere conto, al vecchio
tifoso e a suo nipotino che magari non
crede alla favola, che un tempo il
Carbonia sfiorò la serie B, e che ci
fosse uno stadio forse non bellissimo,
ma abbastanza confortevole dove passare
la domenica, a tifare per la squadra
della propria città. |
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