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tratte
da.....La Nuova Sardegna
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giovedì 31 ottobre 2002
Oppi assicura: lunga vita al
Sirai
Smentite dall'assessore regionale alla
Sanità
le voci sul rischio di chiusura
dell'ospedale
g.d.p.
CARBONIA. «Il presidente dell'ordine dei
medici, Raimondo Ibba, che ama le
sortite estrose, avrebbe ben evitato
inutili allarmismi, se solo avesse
conosciuto un minimo della realtà del
Sirai».
Ha atteso qualche giorno, l'assessore
regionale alla Sanità Giorgio Oppi, per
chiarire senza mezzi termini che "la
notizia" di un possibile
ridimensionamento o, addirittura, della
chiusura dell'ospedale cittadino,
diffusa dal consigliere regionale
Raimondo Ibba venerdì scorso, al
congresso regionale della Società medici
di emergenza e urgenza, "è destituita di
qualsiasi fondamento".
Una smentita secca, quella di Oppi:
«Negli ultimi anni - sostiene il leader
dell'Udc - il nosocomio sulcitano è
stato oggetto di una continua
attenzione, che l'ha portato ad essere
uno dei punti di riferimento sanitari
del territorio: negli scorsi mesi sono
stati inaugurati i reparti di malattie
infettive e di ginecologia e, nelle
prossime settimane saranno inaugurati il
nuovo pronto soccorso e la nuova
rianimazione. È stato potenziato il
servizio dialisi ed è in fase di
ultimazione la progettazione esecutiva
per il restauro generale dell'ospedale,
per un importo di circa 20 miliardi di
vecchie lire. Nello stesso quadro di
adeguamento e potenziamento delle
strutture, è stato incrementato
l'organico di medici ed infermieri».
Insomma, fa notare Oppi, come potrebbe
chiudere o essere dequalificata una
struttura su cui si impegnano tali e
tante risorse? La replica di Oppi non
poteva non toccare la maliziosa
attribuzione ad "ambienti politici
iglesienti", citati espressamente da
Ibba, della volontà di deprimere il
ruolo del Sirai nella sanità sulcitana:
«Il Sulcis - spiega l'assessore - ha
sempre avuto ed ha, a tutti i livelli,
rappresentanti politici che tutelano il
territorio, senza bisogno di ulteriori
stimoli: tra questi, il sottoscritto.
Non conosco, né per altro ambisco a
conoscere, questi fantomatici "ambienti
politici iglesienti" che, in ogni caso,
sarebbero del tutto ininfluenti,
considerato che le proposte e le
decisioni pervengono all'assessore alla
Sanità: cioè al sottoscritto». Chi
decide, questa la delucidazione di Oppi,
sono io: un "passaggio" che nessuno
potrebbe aggirare. L'assessore si spinge
inoltre sul terreno delle polemiche
sulla chiusura dei cosiddetti "piccoli
ospedali": «Recentemente - prosegue - ho
incontrato i sindaci in cui insistono
queste strutture, ai quali ho assicurato
l'impegno mio personale e quello della
giunta regionale, per evitare che i
provvedimenti legati alla
razionalizzazione della rete ospedaliera
siano eccessivi». Una precisazione che,
a maggior ragione, riguarda l'ospedale
di Carbonia: «Fra questi ospedali non
può certamente essere ricompresso il
Sirai che, a seguito del potenziamento
iniziato nei primi anni Novanta,
rappresenta un presidio fondamentale
della sanità del territorio. Spiace,
dunque - conclude Oppi - che si debbano
continuare attività propagandistiche
basate su notizie inesistenti e senza il
coraggio di citare le fantomatiche fonti
di informazione». |
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LETTERATURA
Ad Alessandra Pusceddu il Premio
Arborense
red.car.
CARBONIA. La XIVª Edizione del Premio
letterario Arborense, bandito in ambito
nazionale dall'Accademia
Arborense-centro Studi e ricerche "Prof.
Giuseppe Pau" di Oristano, fa sentire il
suo eco anche in città assegnando il
secondo premio per la narrativa italiana
inedita, ad Alessandra Pusceddu, giovane
laureata in Scienze Politiche di
Carbonia. Alessandra Pusceddu, già
premiata al concorso nazionale
"L'Abracalabria l'Officina delle idee" e
autrice della raccolta di racconti
Camilla, pubblicato dalla Cocco
Edizioni, è stata premiata per la
trilogia di racconti "Le Tre Lune", in
cui ha voluto rappresentare le tre fasi
della vita umana, l'infanzia con la sua
magia, la giovinezza all'affannosa e
deludente ricerca di un posto di lavoro
e la vecchiaia alla conquista di una
pace e di un equilibrio interiore a
lungo desiderato. Ma al di là del
verseggiare le realtà della vita ciò che
unisce i tre racconti è la fantasia che
arriva in soccorso della quotidianità
offrendo una via di fuga sempre
possibile. In attesa della cerimonia
ufficiale di premiazione, prevista per
dicembre, è ormai in procinto di
pubblicazione la raccolta antologica
delle opere finaliste delle varie
sezioni del Premio Arborense, scelte da
una giuria di professori e giornalisti,
in cui accanto ai racconti di Alessandra
Pusceddu troveranno collocazione le
altre opere premiate per la poesia,
narrativa, saggistica, ricerca storica
ed etnografica e per la commedia.
Intanto è già pronto il nuovo bando per
la XVª edizione del Premio Arborense,
gli interessati possono richiederlo alla
segreteria del concorso al numero
0783.859004 o all'e-mail
pinna.g@libero.it. La scadenza per la
presentazione dei lavori è fissata per
il 31 gennaio 2003.
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mercoledì 30 ottobre 2002
Sviluppo: la via passa per il
parco
La Cgil territoriale invita i Comuni a
un confronto
per rilanciare il progetto dell'area
protetta
Enrico Cambedda
CARBONIA. C'è voglia di Parco. Sono
trascorsi tredici anni dall'approvazione
della legge che istituisce i parchi
regionali ma queste realtà non sono
ancora operanti. Il Parco naturale del
Sulcis sarebbe dovuto essere uno dei più
estesi della Sardegna. Diffidenze,
scarsa informazione e pregiudizi hanno
impedito la sua istituzione. La
segreteria territoriale della Cgil ha
rivolto un invito ai Comuni per un
confronto che aiuti a rimuovere gli
ostacoli che impediscono questa
occasione di sviluppo.
«L'ambiente è un patrimonio di tutti -
spiega, Marco Grecu, segretario della
Cgil - per questo è necessario assumere
una nuova consapevolezza della sua
importanza. Sono le collettività a
trarre vantaggio dal suo corretto
utilizzo. Nel Sulcis dei trentamila
disoccupati, delle industrie che
languono, delle attività tradizionali in
crisi non si possono trascurare quelle
occasioni di sviluppo che ben
s'integrano con il patrimonio culturale
delle diverse realtà locali. Noi
riteniamo ormai obsoleta quella
concezione che identifica il Parco con
una serie di vincoli ed imposizioni
dimenticando tutti i benefici che
derivano dalla gestione di un territorio
protetto ed organizzato. Gli esempi in
questo senso sono numerosi. È
sufficiente meditare sui Parchi
istituiti ormai da anni in molte regioni
d'Italia o sulle esperienze fatte nella
vicina Corsica». L'isola gemella ha
sperimentato con successo l'istituzione
dei Parchi, nonostante alcune diffidenze
iniziali. Oggi i comuni fanno a gare per
inserire i loro territori nelle aree
protette: «Il Parco offrirebbe la
possibilità di scoprire le aree più
suggestive del Sulcis - aggiunge, Marco
Grecu - insieme a quelle tradizioni
culturali ancora vive che rendono il
territorio particolarmente ricco di
stimoli e di percorsi educativi. Il
Parco potrà valorizzare queste ricchezze
paesaggistiche e storiche, unendole alle
proprie ricchezze ambientali e
faunistiche e trasformando il tutto in
occasioni di lavoro e di sviluppo. Ogni
voce contraria a questa istituzione
deriva molto probabilmente da una scarsa
conoscenza della realtà. È necessario
uno sforzo culturale per capire che il
Parco può essere lo strumento
privilegiato per avviare quel processo
di ripresa economica auspicato da
tutti». Dalle parole occorrerebbe però
passare ai fatti. Tredici anni di
riflessione non hanno cancellato del
tutto il partito degli oppositori
all'istituzione del Parco del Sulcis:
«Ci sono ancora resistenze - ammette, il
segretario della Cgil - ma noi faremo di
tutto, anche con conferenze di servizio,
incontri con i Comuni, categorie sociali
e forze politiche per offrire un
contributo decisivo al formarsi di una
cultura ambientale che valuti
positivamente il Parco. Faremo una
campagna di promozione che si rivolga
anche ai più giovani affinché la
riscoperta dell'amore per la natura
faciliti questo progetto».
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Sirai, l'ospedale è un bene dei
cittadini
Adiconsum e Tribunale del malato
dicono: «Nessuno può pensare di
chiuderlo»
Giovanni Di Pasquale

CARBONIA. Una reazione, più che
indignata, incredula: dal Tribunale per
i diritti del malato e dall'Adiconsum
arrivano prese di posizione che
descrivono l'ospedale Sirai, minacciato,
a detta del consigliere regionale
Raimondo Ibba, da possibili
ridimensionamenti, come una sorta di
bene intangibile: indispensabile a tal
punto, per la salvaguardia della qualità
e quantità di servizi sanitari del
territorio, che ipotesi come quella
ventilata appaiono non tanto
irrealistiche, quanto surreali: «I primi
a ribellarsi sarebbero i cittadini»,
questa in sintesi l'opinione dei
rappresentanti delle due associazioni.
Eppure, chi ha deciso di lanciare il
sasso nello stagno, è una voce
autorevole: presidente provinciale
dell'ordine dei medici, Ibba è
componente della commissione Sanità del
consiglio regionale, un organismo
investito, negli ultimi tempi, della
discussione su possibili tagli alle
strutture sanitarie argomento che ha già
suscitato polemiche assai intense. Ma
Angela Borghero, responsabile del
Tribunale per i diritti del malato per
il Sulcis, non vuole dar peso al rischio
paventato: «Il Sirai non chiuderà per
nessuna ragione - sostiene - né è
pensabile una ristrutturazione
dequalificante. Per altro, mi pare che
la direzione generale dell'Asl stia
agendo in tutt'altro senso, come
dimostrano le notizie diffuse ieri. Si
parla di rilancio degli investimenti,
dell'apertura di nuovi locali per
servizi di estrema importanza: se
qualcuno avesse in mente un attacco
all'esistenza dell'ospedale di Carbonia,
non avrebbe vita facile». Borghero vede
negli ultimi tempi, negli atteggiamenti
dei cittadini nei confronti del Sirai,
un ritrovato rapporto in positivo: «Il
Tribunale - spiega - continua a
raccogliere critiche e disagi, ma
sarebbe ingiusto non dire che sempre più
spesso qualcuno tiene a segnalare una
crescita nella qualità del servizio, in
più di un settore. La verità è che la
dirigenza sanitaria e la classe
dirigente locale devono fare i conti con
una politica sanitaria nazionale a dir
poco sciagurata. L'apparato dei servizi
socio-sanitari è messa a repentaglio da
una stretta finanziaria scriteriata, che
non gioca a favore di chi abbia
propositi di miglioramento dei servizi a
tutela dei cittadini più deboli».
Giancarlo Cancedda, nel perorare la
causa del Sirai per conto
dell'Adiconsum, fa leva sui numeri: «Se
l'accusa che si rivolge al governo è
quella di tenere conto solo di aride
cifre e del rapporto posti
letto-abitanti - argomenta - allora è
inevitabile affermare che il Sirai si
trova al sicuro. Certo, l'allarme
lanciato da Ibba non è campato in aria,
perché alla base ha un ragionamento che,
per quanto assurdo, ha una suo logica:
tenderebbe a difendere demagogicamente
interessi di campanile, prerogative di
pochi contro quelle della maggioranza. È
importante, a tale proposito, che i
rappresentanti dei cittadini non si
lascino trascinare in polemiche che
rischiano di creare divisioni, e mi pare
che, a leggere le prime reazioni, la
calma stia prevalendo». Secondo
l'Adiconsum, sarebbe sufficiente fare
luce sulla vicenda per diradare ogni
incertezza sul futuro dell'ospedale:
«Una manovra di questo tipo - conclude
Cancedda - vince solo se si muove nel
sottobosco. Sfidiamo gli "ambienti
politici iglesienti" di cui ha parlato
Ibba, ad uscire allo scoperto: sarebbero
sommersi da una risata».
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martedì 29 ottobre 2002
Don Sguotti, parroco tra i
minatori
A 50 anni dalla morte del sacerdote un
libro sulla sua vita
ANNIVERSARI Un prete rimasto nel cuore
della città
Alessandra Pusceddu

CARBONIA. Don Vito Sguotti, il primo
parroco della nascente città operaia, è
stato ricordato sabato, nella sala
consigliare del Comune di Carbonia, in
occasione del 50º anniversario della
morte, con la presentazione del libro
"Da Tribano a Carbonia" curato da Don
Luciano Cavazzana. Don Cavazzana, con il
contributo dell'amministrazione e della
parrocchia di Tribano, ha raccolto
documenti che ritraggono Don Vito
giovanissimo nei suoi primi anni di
sacerdozio nella diocesi di Padova,
nella sua attività di dirigente e
propagandista sindacale e cappellano del
lavoro al servizio dell'Onarmo, l'opera
nazionale di assistenza religiosa e
morale agli operai. Il libro completa il
primo volume "Don Vito. L'opera di un
prete alle origini di Carbonia" già
curato da Primo Laudadio e Gianni Mereu,
in collaborazione con la parrocchia di
San Ponziano, che ricostruisce la vita
del parroco durante la sua missione
pastorale in città.
«Ho cercato di ordinare il materiale
ritrovato per presentare un racconto
puntuale e preciso su Don Vito che
applica gli insegnamenti dell'Onarmo,
diventando il parroco degli operai, al
servizio degli ultimi - spiega Don
Luciano Cavazzana - E per loro Don Vito
riesce a superare anche la prova
estrema, l'accusa infamante d'essere
padre di una bambina, aspettando con
serenità che la verità affermi la sua
innocenza. È un uomo dal carisma molto
forte che si è prodigato per aiutare gli
operai in una Carbonia in cui viveva un
mare di persone che facevano fatica a
capirsi per la diversità dei dialetti».
Un parroco che si è fissato
nell'immaginario collettivo, ricambiando
l'affetto che lui nutriva per "la sua
amata Carbonia, dove ha raccolto tante
sofferenze" come aveva scritto Don Vito
"ma anche tante consolazioni". Un
parroco speciale, allontanato da
Carbonia nel 1938 perché considerato un
sobillatore dal regime fascista, che
ritorna dopo la guerra per occuparsi
della sua parrocchia, ma anche per
organizzare le attività del centro
sociale, quelle teatrali e sportive,
degli asili e dei circoli giovanili. Un
ricordo indelebile che rivive anche nel
nome di due centri cittadini di
accoglienza per persone in difficoltà o
senza fissa dimora. Un affetto diventato
venerazione che il tempo non ha
affievolito e che in tanti vogliono
consolidare.
«Rivolgo un appello ai cittadini di
Carbonia affinché portino in Parrocchia
qualsiasi documento riguardante Don Vito
- ha detto al folto pubblico Don Carmine
Gambella - Perché si possa rendere
ancora più completo lo studio sulla vita
di questo parroco». Studio e
documentazione che serviranno anche per
la causa di beatificazione di Don Vito.
«L'amministrazione comunale darà il suo
appoggio alla causa di beatificazione -
ha assicurato il sindaco Tore Cherchi -
E per ricordare la sua figura,
continuando in quello che è stato un suo
insegnamento, istituirà una borsa di
studio per gli studi sociali a favore di
studenti meritevoli e disagiati».
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domenica 27 ottobre 2002
Ospedali, neppure il «Sirai» è
al sicuro
L'allarme è stato lanciato dal
presidente
provinciale dei medici, Raimondo Ibba
Giovanni Di Pasquale

CARBONIA. «Neppure l'ospedale Sirai è
così al sicuro dal rischio di incappare
nella chiusura».
Le parole si diffondono con leggerezza
fra la platea di medici e di infermieri
convenuti in città per partecipare al
secondo congresso regionale indetto
dalla "Società italiana di medicina di
urgenza ed emergenza".
Molti dei medici presenti in sala
lavorano nella struttura ospedaliera
appena tirata in ballo da Raimondo Ibba,
presidente dell'ordine dei medici della
provincia di Cagliari, consigliere
regionale socialista e componente della
commissione Sanità.
Venerdì sera, Ibba sta parlando delle
ipotesi di chiusura dei "piccoli
ospedali", definizione quanto mai vaga,
nella quale vengono classificati i
nosocomi che non risponderebbero,
secondo un calcolo a dir poco
approssimativo, all'indicazione dei
quattro posti letto ogni mille abitanti,
come deciso l'8 agosto del 2001, quando
le Regioni si impegnarono con i ministri
dell'Economia Giulio Tremonti e della
Salute Girolamo Sirchia a tagliare le
spese. Fu fissato un limite da
rispettare, che ha già provocato
proteste. In Sardegna una lista, con
indicazioni "pesanti" (Sorgono e
Muravera, per fare qualche esempio) che
hanno dato la stura al malcontento degli
interessati, è già comparsa, ma il Sirai
non era nell'elenco. A quanto sembra,
però, qualcuno ha messo gli occhi sul
maggiore presidio sanitario del Sulcis,
e lo sguardo è tutt'altro che amorevole:
interpellato ieri mattina, Ibba non si
fa pregare e conferma tutto. Con una
precisazione che non mancherà di aprire
più d'una falla sulla tanto
faticosamente raggiunta (così almeno
pareva) "unità del territorio": «Ho
voluto far capire ai colleghi medici -
dice - che il concetto di "piccolo
ospedale" non esiste in sé, ma assume
connotazioni diverse a seconda di chi lo
maneggia. L'idea di applicare
ottusamente un criterio stabilito a
livello nazionale, senza tenere conto
della specificità di un territorio, è
stupido e pericoloso: in Sardegna si
provocherebbero danni irreparabili». Ma
Carbonia, nella "lista nera", c'è o non
c'è? «Quando si parla del Sulcis
Iglesiente - spiega Ibba - qualcuno
vorrebbe descrivere una realtà secondo
cui, se la necessità è quella di creare
un polo ospedaliero di qualità, questo
esiste già, ed è ad Iglesias e, quindi,
il Sirai dovrebbe essere chiuso».
L'identikit del pragmatico ideatore di
questa soluzione è indefinito, ma non
troppo: «Nomi non ne faccio - conclude
il consigliere regionale - dico solo che
queste teorie provengono, evidentemente,
da ambienti politici iglesienti.
Ragionamenti che non condivido: il ruolo
dell'ospedale di Carbonia è talmente
visibile, che un'ipotesi di chiusura non
andrebbe presa neppure in
considerazione. Però la gente del Sulcis
farebbe bene a tenere gli occhi ben
aperti». Novello principe Calaf, Ibba
intona uno stentoreo "Nessun dorma"
all'indirizzo della classe dirigente
locale, per una battaglia in difesa di
un ospedale che, con tutta franchezza,
si stenta a considerare un "ramo secco":
per altro, nei vari progetti di
ristrutturazione della rete ospedaliera
concepiti dalle diverse dirigenze
avvicendatesi al vertice dell'Asl n.7,
un ridimensionamento o, tanto meno, una
chiusura del Sirai non sono mai stati
neppure ventilati. Discorsi che, fino
all'altro ieri, riguardavano solo i tre
ospedali di Iglesias.
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Sono somme rimaste disponibili
nei fondi del Por
Un milione di euro in arrivo
per la vecchia miniera di Serbariu
g.f.n.

CARBONIA. Un milione di euro, pari a
circa due miliardi di lire, saranno
probabilmente a disposizione del Comune
per progetti di valorizzazione delle
opere che saranno realizzate nell'area
della vecchia miniera di Serbariu e che
sono finalizzate alla creazione di un
parco tecnologico-culturale. Si tratta
di somme rimaste a disposizione sui
fondi del Por e che sono state
redistribuite tra i vari progetti
ammessi al finanziamento. La somma
consentirà di intervenire per la
ristrutturazione di alcuni edifici,
rimasti esclusi dalle previsioni del
primo progetto e che completeranno la
ristrutturazione dell'intera area. In
più, sarà possibile intervenire su
un'area adiacente a quella della vecchia
miniera, sede di una discarica, per la
bonifica ai fini di una riutilizzazione
produttiva. Interventi la cui
realizzazione è prevista, come gli altri
già finanziati, in tempi rapidissimi.
Tutte le opere dovranno infatti essere
realizzate completamente nell'arco di un
anno e mezzo. L'amministrazione comunale
ha già bandito alcune delle gare
d'appalto per la ristrutturazione degli
edifici, come ad esempio quello della
lampisteria, che diventerà un museo
della miniera e del lavoro minerario.
Nei prossimi giorni sarà bandita la gara
per il complesso degli interventi
previsti.
Nel frattempo, le aziende artigiane che
attualmente occupano alcuni edifici e
gli occupanti abusivi che hanno
trasformato in abitazioni alcune delle
strutture dovranno abbandonare l'area
per consentire alle imprese d'appalto
l'avvio dei lavori.
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sabato 26 ottobre 2002
Una città più bella
«ricostruita» insieme
Programma comunale per il recupero
urbanistico e il rilancio del commercio
g.f.n.

CARBONIA. Identificare alcune aree
cittadine, adiacenti al centro storico
per progetti di recupero urbanistico. È
la strada sulla quale si sta muovendo il
Comune, con lo sguardo rivolto al
prossimo bando della Unione europea,
quello dell'"Asse città" sul quale spera
di attingere i finanziamenti necessari
alle opere. Per costruire il progetto su
cui richiedere il finanziamento il
Comune ha deciso di non camminare da
solo. Un elemento importante diventa la
collaborazione dei privati, E sono così
cominciati gli incontri con le
associazioni dei commercianti, per
identificare gli interventi da
programmare.
«Abbiamo ritenuto che un confronto di
idee, ma soprattutto una collaborazione
nella fase di studio del progetto foisse
indispensabile - ha spiegato l'assessore
all'urbanistica Ignazio Cuccu -. Ciò che
intendiamo costruire è uno scorcio di
città nel quale creare uno stretto
rapporto tra spazi e abitanti, e una
integrazione tra spazi pubblici e
attività che vi si affacciano. Ciò a cui
puntiamo, insomma, è una città che
cresca assieme alle attività
commerciali, e dove gli interni degli
esercizi commerciali, costituiscano
quasi un completamento delle aree
pubbliche. Il progetto, insomma, che
interesserà alcune vie e piazze a
vocazione commerciale della città deve
vedere, di pari passo con
l'amministrazione, un nuovo look di
tutte le attivtà, ma anche un impegno
dei cittadini nella ristrutturazione
degli esterni delle abitazioni. C'è
bisogno di uno sforzo comune, insomma,
per creare una città più vivibile».
L'iniziativa, e soprattutto la richiesta
di collaborazione, è stata accolta in
maniera positiva dalle associazioni di
categoria e dai singoli commercianti.'Il
progetto potrebbe essere in grado di
smuovere l'economia del territorio, ma
sopratttuto potrebbe essere la soluzione
buona per ridare vita ad un centro
storico che rischia l'abbandono - ha
commentato Rosanna Curreli, fiduciaria
dell'Ascom -. La grande distribuzione ha
spostato gli abitanti verso la periferia
della città mettendo in crisi le
attività commerciali all'interno della
cinta urbana. Fare in modo che un
ambiente urbano piacevole faccia tornare
il gusto di una passaggiata per fare
compere è un risultato possibile.
Possiamo far rivivere la città e aiutare
gli esercizi commerciali storici, che
vivono una situazione di crisi
permanente». Gli incontri si susseguono
a ritmo serrato e coinvolgono, oltre
all'assessore all'urbanbistica, anche
quello delle attività produttive e del
bilancio, ognuno dei quali segue con
particolare attenzione il proprio ambito
di competenza, in modo tale da creare un
progetto integrato nel quale nessun
aspetto sia dimenticato.
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venerdì 25 ottobre 2002
Era necropoli, sarà il parco di
Medau
Grazie al finanziamento della Ue
un'altra oasi nel cuore della città
La cittadella funebre diventerà un museo
all'aperto illuminato e valorizzato con
varie attività

CARBONIA. Diventerà un parco urbano
l'area archeologica di Medau sa Grutta,
a un tiro di schioppo dalla piazza Roma,
nel cuore del centro urbano, che
nasconde nel suo sottosuolo una
necropoli prenuragica a grotte quasi
completamente intatta. Il Comune, che ha
predisposto un progetto subito
cantierabile, partecipa con questo al
bando europeo sull'archeologia. Se sarà
finanziato trasformerà una ampia area
tra via Fertilia, Corso Iglesias e via
Santa Caterina in un vero e proprio
museo all'aperto.
Il progetto si muove su due direttrici
diverse - ha spiegato l'assessore alla
cultura Giovanni Orrù -. Innanzitutto
metterà a disposizione dei visitatori
un'area sulla quale verrà assicurata una
sistemazione complessiva, dove sono
attualmente visibili alcune tombe
profanate nel passato e altre nelle
quali sono stati ultimati scavi
ufficiali e dove saranno effettuate
altre campagne di scavo. Il secondo
intervento prevede restauro e riutilizzo
del vecchio medau, in parte abbandonato.
Verrà ricostruita la «domus»
tradizionale, e vi verranno ubicati un
piccolo laboratorio didattico, una sala
esposizioni, un punto di ristoro e altre
strutture di servizio ai visitatori. Una
vera grande area attrezzata che
diventerà un museo all'aperto e che si
candida a diventare uno dei siti più
interessanti dell'area del
Sulcis-Iglesiente. Alcuni saggi di scavo
effettuati nel passato hanno evidenziato
la presenza nel sottosuolo di almeno una
ventina di tombe a grotta, le cui
dimensioni raggiungono, in alcuni casi,
i dieci metri di diametro.
L'inglobamento all'interno del centro
urbano l'ha naturalmente protetta
evitando l'assalto dei clandestini. Le
uniche profanazioni registrate risalgono
infatti all'età romana e queste grotte
sono state utilizzate, fino agli anni
Cinquanta, come abitazione. La
realizzazione rientra all'interno del
progetto di riqualificazione del rio
Cannas che mira, una volta bonificata
l'area adiacente, a valorizzare alcune
aree periferiche e a collegarle con il
centro città in una sorta di fusione tra
storia passata e presente. «Si tratta di
un altro tassello che contiamo di
collocare rivolgendoci ai finanziamenti
dell'Unione europea - ha spiegato
l'assessore al bilancio Antonello Dessì
-. Finora, la grande capacità dei nostri
uffici ci ha consentito di essere
presenti ad ogni bando, smuovendo verso
la città un vero fiume di denaro per la
realizzazione di importanti opere che in
qualche modo cambieranno la città nel
breve periodo». (g.f.n.)
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giovedì 24 ottobre 2002
Al via la campagna «Adotta un
albero»
a.p.
CARBONIA. "Adotta un albero" è la nuova
iniziativa firmata dall'Amministrazione
Comunale di Carbonia che, con
l'approvazione di un nuovo regolamento
consigliare, ha pensato di permettere ai
singoli cittadini e alle società di
occuparsi direttamente del verde
pubblico, con l'impegno del Comune a
fornire tutto l'occorrente necessario
allo scopo.
I singoli cittadini, le scuole e le
associazioni potranno curare la
manutenzione e lo sviluppo delle aree
verdi esistenti nel territorio,
occupandosi della manutenzione ordinaria
e potendo contare sull'apporto
dell'amministrazione per gli interventi
straordinari come, ad esempio,
l'erogazione di concime.
L'importante iniziativa si rivolge anche
alle Società che prendendo in
concessione gli spazi pubblici potranno
ricavarne importanti vantaggi
promozionali.
Le società, che realizzeranno progetti
di sistemazione del verde su aree
esistenti o che creeranno nuovi spazi,
otterranno, infatti, l'opportunità di
collocare, negli stessi punti verdi
presi a tutela, la pubblicità gratuita
per la propria azienda.
Per aderire all'iniziativa è sufficiente
compilare un modulo prestampato,
disponibile all'ingresso del palazzo
comunale presso gli uscieri, e stipulare
un accordo annuale, rinnovabile, con il
Comune.
Gli interessati possono rivolgersi alla
geometra Orrù presso l'Ufficio Ambiente
del Comune di Carbonia il lunedì,
mercoledì e venerdì, dalle 11 alle 13,
oppure telefonare al numero 0781.694224.
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mercoledì 23 ottobre 2002
Il poliambulatorio riapre i
battenti
La struttura di piazza San Ponziano era
chiusa per lavori di restauro
g.d.p.

CARBONIA. La notizia non è ufficiale, ma
è ormai quasi certo che, entro l'anno,
il poliambulatorio di piazza San
Ponziano, riaprirà i battenti in tempi
brevi.
I prolungati lavori di ristrutturazione
sono terminati ormai da tempo e la
struttura è pronta per essere restituita
agli utenti della sanità pubblica, in
particolare a quelli provenienti dai
centri del Basso Sulcis, che troveranno
assai più comodo avere uno specialista
nel centro di Carbonia.
Il poliambulatorio di via Costituente
resterà ancora per qualche tempo nella
disponibilità dell'Azienda sanitaria 7.
Secondo i programmi, sarà infatti
ristrutturato l'albergo operaio, situato
fra via Costituente e via Trieste,
acquisito dall'Asl per la collocazione
del dipartimento di prevenzione: i
servizi di quest'ultimo settore saranno
ospitati nel frattempo in via
Costituente. La riapertura di piazza San
Ponziano era particolarmente attesa
dagli utenti: lo spostamento degli
ambulatori e di alcuni uffici importanti
(esenzioni, assistenza integrativa,
scelta e revoca del medico di famiglia,
tanto per fare due esempi significativi)
aveva infatti penalizzato sia gli
abitanti di Carbonia, sia quelli dei
centri minori: i primi hanno infatti
difficoltà a raggiungere il presidio, a
causa delle gravi carenze dei trasporti
urbani; i secondi, scesi alla fermata
Fms di piazza Roma, sono costretti a una
lunga "passeggiata": nonostante le
reiterate richieste, una fermata nei
pressi del poliambulatorio non è mai
stata collocata dall'azienda di
trasporto pubblico. Dai vertici
dell'Asl, nel recente passato, era
giunta inoltre la conferma di un impegno
preso da tempo con le associazioni (come
la Comunità di via Marconi), riguardante
l'istituzione di un servizio di
riabilitazione efficiente e potenziato.
Importante, per altro, anche la
decisione di acquisire i locali
dell'albergo operaio, che, in primo
luogo, sfuggiranno sicuramente al
destino di altre strutture, come quella
non lontana, nei pressi dell'ex comando
della Polizia stradale, caduta
definitivamente in rovina: si eviterà
dunque al tessuto urbanistico cittadino
l'ennesimo scempio. La centralizzazione
dei servizi che fanno capo al
dipartimento di prevenzione (dall'igiene
pubblica, all'igiene urbanistica, al
servizio veterinario) non potrà non
trovare il plauso degli utenti,
costretti oggi, in caso di pratiche
autorizzative complesse, a fastidiosi
trasferimenti da un ufficio all'altro,
situati anche a notevole distanza. Ad
essere centralizzati, inoltre, saranno i
servizi farmaceutici, suddivisi oggi fra
ospedali e distretti: i locali destinati
ad accoglierne gli uffici sono quelli di
piazza Cagliari. Un provvedimento che va
direzione di un maggiore controllo delle
ingenti risorse finanziarie impegnate
nell'acquisto di prodotti farmaceutici.
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mercoledì 23 ottobre 2002
Biblioteche, la nuova cultura
del leggere
Cinque progetti di animazione avviati
dal sistema
interurbano per avvicinare i giovani ai
libri
e.c.

CARBONIA. Nuove proposte per migliorare
l'attività delle biblioteche pubbliche.
L'iniziativa è del Sistema bibliotecario
interurbano del Sulcis che ha inviato i
progetti ai Comuni. Si tratta di
allargare le aree di intervento
tradizionali con laboratori in grado di
suscitare nuovo interesse da parte degli
utenti nei confronti delle biblioteche.
Le proposte riguardano cinque progetti:
animazione alla lettura, animazione al
fumetto, laboratorio fotografico,
progetto cineforum, laboratorio sul
precinema.
Sarà la cooperativa Scila, attualmente
gestore del Sistema, ad attivare questi
progetti, definiti "aggiuntivi", che
costituiscono una vera e propria novità
nel panorama culturale del territorio.
L'animazione alla lettura nasce dalla
elaborazione di alcuni dati statistici
che dimostrano come ormai non si legga
quasi più. In Italia si leggono meno di
due libri all'anno a persona, contro i
dieci di alcune nazioni del Nord Europa.
Qualcuno dice che non si legge più
perché non s'è mai appreso il piacere
della lettura. Questo vale soprattutto
per i giovani. Gli obiettivi del
progetto saranno perciò quelli di
entusiasmare i giovani lettori,
motivandoli alla lettura anche al di
fuori del contesto scolastico; suscitare
interesse verso il libro, legandolo non
solo al suo contenuto ma anche
all'autore; incentivare il bisogno di
leggere, facendo emergere gusto ed
interesse. Infine, promuovendo
manifestazioni culturali che consentano
la libera espressione dei giovani ed il
loro approccio al mondo della
letteratura. Un altro progetto di grande
importanza è quello dell'animazione al
fumetto. Un tempo veniva considerato
come un esempio deleterio di lettura,
capace solo di distogliere l'attenzione
dalla cultura seria, rappresentata
esclusivamente dal libro. Oggi c'è una
rivalutazione di questa espressione
artistica nella quale sono insiti i
significati più profondi della vita. Gli
obiettivi del laboratorio sono
molteplici: alfabetizzazione,
codificazione, produzione e
comunicazione. In pratica si tratta di
avviare il bambino ad una prima
conoscenza del codice del linguaggio del
fumetto sino ad arrivare alla
possibilità di esprimersi attraverso una
produzione elementare di immagini a
fumetti. Per quanto riguarda il
laboratorio fotografico, il progetto
consiste nel raccontare delle storie
attraverso la fotografia (scrivere con
la luce). Anche in questo caso si
partirà dall'apprendimento dei primi
rudimenti del linguaggio tecnico per
arrivare alla realizzazione di una foto
e all'allestimento di una mostra dei
lavori prodotti. Infine il Cinema. Il
primo progetto riguarda il Cineforum. Il
grande consumo di cinema che avviene,
anche fra le pareti domestiche, non
corrisponde ad un'efficace comprensione
del linguaggio filmico. Il progetto si
pone quindi l'obiettivo di insegnare ad
individuare l'argomento e le
informazioni principali di un messaggio
audiovisivo; verificare le
caratteristiche e classificare il film
in base al genere; capire gli elementi
fondamentali del linguaggio audiovisivo;
aumentare l'autostima per il contributo
dato nella discussione collettiva. Con
il laboratorio sul precinema si
effettuerà un percorso affascinante
nelle origini di questa espressione
artistica per scoprire i segreti che
hanno condotto alla riproduzione
fotografica del movimento. Sarà
soprattutto un'attività pratica che
consentirà la realizzazione di strumenti
capaci di far sperimentare le conoscenze
acquisite.
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martedì 22 ottobre 2002
Iacp, un patrimonio di case
sprecato
Interrogazione del Ccd al sindaco
Cherchi
per sbloccare oltre mille appartamenti
sfitti
g.f.n.
CARBONIA. «Gli interventi per
l'abbellimento della città sono
lodevoli, ma non si può ignorare che
centinaia di famiglie sono senza tetto e
che occorre un grande investimento nella
edilizia pubblica per dare risposte
adeguate. Per questo motivo occorre che
lo Iacp, che deve reinvestire in città
le somme ricavate dalle vendite degli
appartamenti di sua proprietà ubicati
nel territorio comunale utilizzi quelle
somme, o almeno una parte di esse, per
la costruzione di alloggi». È quanto
afferma Alberto Floris, consigliere
comunale del Ccd che si è rivolto al
sindaco Tore Cherchi.
Alberto Floris preso atto che esiste in
città un migliaio di case sfitte ma che
queste, per i motivi più diversi, non
sono immesse nel mercato degli affitti,
ha sollecitato il sindaco ad attuare
tutte le iniziative possibili che
possano limitare il fenomeno dei senza
tetto. Floris ha anche chiesto notizie
sui programmi dell'amministrazione
comunale per le abitazioni di sua
proprietà, che potrebbero essere messe
sul mercato utilizzando le somme
ricavate per la costruzione di nuove
strutture abitative. «Il problema vero è
- ha spiegato Floris - che la gestione
del patrimonio abitativo dello Iacp è
oltremodo carente. Le mille case che
l'Istat indica come vuote in occasione
del recente censimento non sono tutte di
proprietà di privati. Una parte
consistente è patrimonio pubblico, e
troppo spesso capita che la situazione
di chi li detiene in affitto sia
irregolare. Le case passano in eredità
da un propritario ai discendenti anche
se questi possiedono già una casa o non
sono più residenti da tempo in città. E,
il che è grave, nessuno interviene. I
sindacati degli inquilini, ma non solo
loro, continuano a segnalare le anomalie
ma tutto continua a rimanere come è. E
allora, serve una azione forte
dell'amministrazione comunale che ha il
dovere di pretendere dallo Iacp la
disdetta delle situazioni irregolari.
Non dimentichiamo che quegli
appartamenti debbono poi essere
assegnati seguendo la graduatoria
esistente in comune, e che conta
centinaia di famiglie. Il danno,
insomma, è dell'intera collettività. Se
quelle case fossero assegnate calerebbe
d'un colpo il numero di aspiranti ad una
abitazione. Se si volesse intervenire,
sarebbe semplice. Per una prima
conoscenza del problema è sufficiente
una visita ad uno dei sindacati degli
inquilini. Sulla base dei loro tabulati
preventivare una operazione di "pulizia
generale" non è complicato». Le conferme
arrivano tutte. «Ci sono stati
proprietari di appartamenti Iacp che
sono riusciti a farsi vendere una
seconda casa; ci sono stati terreni
pertinenze di abitazioni che sono stati
venduti a non aventi diritto; ci sono
stati riconoscimenti di situazioni di
fatto irregolari. Situazioni anomale
rimangono ancora oggi - raccontano i
rappresentanti degli inquilini -. Il
fatto è che manca la volontà di
regolarizzare il settore».
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sabato 19 ottobre 2002
Undici mesi di attività nella
Comunità di via Marconi
All'«Informa handicap»
le strade per districarsi
tra le barriere burocratiche
Giovanni Di Pasquale
CARBONIA. Un successo di proporzioni
inimmaginabili, quello ottenuto dallo
sportello "Informa-handicap", avviato
dalla Comunità di via Marconi, nel
novembre dell'anno scorso, per
comunicare informazioni indispensabili a
tutti quei cittadini che, per mille
motivi, in particolare per uno stato di
disabilità psico-fisica, trovano
difficoltà a muoversi nei meandri della
burocrazia: aprire una porta attraverso
cui questi cittadini possano accedere a
notizie, dati, provvedimenti
legislativi, cercare insieme di
conoscere i propri diritti e dare
soluzione a tanti piccoli problemi che
rendono la vita più difficile. Dopo
undici mesi di lavoro,
"Informa-handicap" è divenuto un punto
di riferimento per i disabili e le
famiglie di tutto il Sulcis: un afflusso
di richieste che ha "costretto" i
volontari ad accrescere la disponibilità
nei confronti dell'utenza.
Lo sportello sarà aperto, dalla prossima
settimana, anche il martedì, dalle ore
16 alle 19. Otto i soci della Comunità,
anch'essi disabili, a disposizione di
chi ha necessità: Angela Borghero
(numero telefonico 078164714 e
3386235899), Tore Pisu (078163557 e
3334615030), Antonella Melis
(078129014), Aniceto Fois (0781690116),
Gesuino Sanna (0781671759), Dino Casu
(0781674470), Tore Mureddu (3286533578),
Agnese Saba (0781660197). Un'idea che
nasce dai disabili, in risposta a
un'esigenza forte: entrare in relazione
con i bisogni, essere di stimolo a chi
ancora, nonostante una cultura che è
cambiata in maniera sensibile, tende a
rinchiudersi o, peggio, ad essere
rinchiuso in sé, "recluso" fra le mura
domestiche. Rendere i cittadini
consapevoli dei propri diritti e doveri,
per costruire una rete di relazione
civica, affinché tutti siano attenti a
chi sta loro vicino. Tutte significative
le tematiche affrontate: accertamenti
sui benefìci, assistenza, sanità,
istruzione, formazione professionale,
lavoro, abbattimento delle barriere
architettoniche, trasporti, cultura e
intrattenimento, tempo libero.
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venerdì 18 ottobre 2002
BIANCOAZZURRI
Calcio, un quarto di secolo
Il Carbonia Sud celebra un anniversario
importante
In primavera un torneo ufficiale e una
mostra dei tanti ricordi
(g.f.n.).
 
CARBONIA. Un quarto di secolo di vita è
il traguardo che, venticinque anni fa,
era solo un lontano obiettivo: per il
gruppo di appassionati che, chiuse le
esperienza delle squadrette amatoriali
che ruotavano attorno al mitico
rettangolo di gioco dell'oratorio
parrocchiale di via Sella, decise nel
1978 di creare il gruppo sportivo
Carbonia Sud, la stagione calcistica
2002-2003 diventa la pietra miliare di
una storia fatta di cultura sportiva,
passione e socialità. Quanti sono i
ragazzi che hanno calcato i campi del
Sulcis e della Sardegna con le maglie
bianco-azzurre del sodalizio?
«Sicuramente migliaia - racconta con
orgoglio il presidente del Carbonia Sud
Sisinnio Pau - tantissimi ragazzi che ci
hanno dato dato innumerevoli
soddisfazioni, non solo sportive. Non
sono mancati i momenti poco felici,
periodi di difficoltà organizzative,
quando si perse lo spirito originario
che portò alla nascita della società, e
si inseguirono più i risultati che il
sano impegno e divertimento: l'ambiente
fu avvelenato dalla presenza di
personaggi che non posso fare a meno di
definire mercenari, che sono stati
allontanati prima che potessero rovinare
tutto». Il gruppo dirigenziale che ne ha
preso le redini - oltre a Pau, ci sono
Gianni Monni, Masino Sacchitella e
Antonello Pirotto - ha lavorato sodo per
recuperare il tempo perduto. I frutti
sono arrivati ben presto, grazie anche
alla presenza di tecnici di indiscussa
validità, a partire da Franco Podda e
Sergio Lai, per continuare con Antonello
Cossu, Luciano Cadoni, Guido Casula,
Alberto Lai, Angelo Meloni, Gianfranco
Senes e altri, pronti ad offrire il
proprio contributo. Il «capolavoro» del
settore tecnico del Carbonia Sud è
sicuramente la scuola calcio: un'impresa
che costa grandi sacrifici, ma che oggi
viene riconosciuta come una delle realtà
migliori dello sport giovanile locale,
apprezzata anche fuori dai confini della
Sardegna sud-occidentale. Nella scuola
calcio si realizzano gli obiettivi
originari che caratterizzarono la
fondazione del sodalizio nato
nell'ambiente della parrocchia di Gesù
Divino Operaio (il parroco don Elio
Tinti ne è presidente onorario) e che
l'attuale leadership ha recuperato con
convinzione: la prevalenza, cioè
dell'aspetto sociale dello sport,
attraverso cui si coinvolgono non solo i
giovani, ma anche le famiglie. «I
risultati - aggiunge il presidente - che
in questi anni non sono mancati, vengono
anche dalla caratterizzazione sociale
dato al nostro lavoro». A giugno il
Carbonia Sud è atteso dai festeggiamenti
per il venticinquesimo anniversario,
caratterizzati da innumerevoli
iniziative, tra cui l'ottava edizione
del Trofeo «Croce del Sud»: in
programma, mostre di cimeli, quali foto,
cartellini, coppe, articoli dei giornali
e quant'altro sarà possibile reperire
per un'iniziativa di dieci giorni.
Giovanni Di Pasquale
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giovedì 17 ottobre 2002
Ora vivono a Sirai, via
Nazionale e nella miniera di Serbariu
Campi nomadi, il Comune
progetta un'area attrezzata
g.f.n.
CARBONIA. Vivono in condizioni igeniche
al di sotto della normalità, a causa
della assoluta carenza di servizi a
disposizione.
In città ci sono tre tribù, diverse
anche per religione, di nomadi che si
contendono, o forse sarebbe meglio dire
si dividono, le aree periferiche dove è
possibile la sosta. Sirai, via
Nazionale, e fino a qualche tempo fa la
vecchia miniera di Serbariu sono le
tappe d'obbligo di ogni nuova famiglia
che giunge in città.
Per loro è in arrivo una novità,
destinata a migliorare le condizioni di
vita.
L'ufficio tecnico ha pressochè
predisposto un progetto per la
realizzazione, nell'area di Sirai, di un
campo sosta, dotato almeno dei servizi
essenziali, luce e acqua, oltre che di
una pavimentazione che si sostituisca
almeno inparte allo sterrano oggi
esistente.
I finanziamenti, anche se non
consistenti, sono stati erogati da tempo
dalla regione. I lavori però non sono
mai iniziati, anche per le difficoltà
oggettive di identificare l'area. Ad
ogni ipotesi del comune, finora, sono
seguite quasi immediatamente le proteste
di qualche gruppo di cittadini. Stavolta
pare invece che il prgetto troverà una
linea quasi preferenziale negli
interventi del comune. L'imminente
inizio dei lavori per il recupero della
vecchia miniera di Serbariu presupponeva
lo sgombero delle aree del cantiere, e
una gran parte di queste erano occupate
fino a qualche settimana fa da una delle
tribù di nomadi. Si riteneva sarebbe
stato complicato imporgli il
trasferimento in un'altra area, e invece
senza nessun problema hanno aderito
subito alla richiesta
dell'amministrazione. Tore Cherchi,
d'altronde, nel chiedere di abbandonare
lo spazio interno alla miniera ha anche
evidenziato l'intenzione
dell'amministrazione di mettere a
disposizione un'area attrezzata per
consentire migliori condizioni di vita.
Con questa ipotesi sono stati superati
anche i problemi possibili di convivenza
tra le varie tribù, alcune delle quali
cristiane ed altre musulmane. L'area
prescelta è quella posta all'incrocio
tra la strada provinciale pedemontana e
la via Dalmazia, proprio al bivio di
Sirai.
Una zona facilmente urbanizzabile e
nella quale acqua e luce possono essere
possono essere portate in tempi
brevissimi e con limitati impegni
finanziari.
Una comunità di zingari ci vive da
tempo, ed è l'area nella quale si
registra nel tempo il maggior numero di
presenze e il maggior movimento di
famiglie che vanno e vengono.
«Consentire condizioni migliori di vita,
con la creazione di un campo di sosta, è
un problema di civiltà - ha sottolineato
Cherchi -. Si tratta, in più, di una
operazione che consente di evitare il
degrado di zone occupate in maniera
estemporanea. In tempi brevi inizieremo
i lavori. E sono convinto che i vantaggi
saranno per l'intera comunità
cittadina».
Carbonia, in più, è una città dove non
si sono mai registrati problemi tra la
comunità dei nomandi e i cittadini, e
dove la convivenza si à snodata sempre
sui binari della più assoluta
tranquillità.
L'operazione insomma, sembra di
gradimento generalizzato.
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mercoledì 16 ottobre 2002
Mille appartamenti senza
inquilini
Case dello Iacp lasciate vuote da non
residenti
mentre 400 senzatetto vivono in
condizioni precarie
g.f.n.

CARBONIA. Da un lato ci sono
quattrocento senzatetto che riempiono la
graduatoria comunale e che attendono
l'assegnazione di un appartamento di
edilizia popolare vivendo nella migliore
delle ipotesi in condizioni di
sovraffollamento, nelle abitazioni delle
famiglie di origine ma anche in veri e
propri rifugi di fortuna, nei garage o
nelle fatiscenti vecchie strutture della
miniera di Serbariu. Dall'altro, a
guardare l'ultimo censimento Istat, ci
sono ben 1.055 appartamenti vuoti. Un
numero enorme di abitazioni utilizzato
per non più di un mese all'anno nelle
vacanze estive e che rappresenta quasi
il 10% delle abitazioni complessive
della città, 11.909 in tutto, di cui
10.854 occupate da residenti per la
maggior parte fuori dal mercato.
Ci sono case di proprietà, lasciate
vuote per scelta, ma anche seconde case
di vecchi cittadini trasferitisi da anni
nella penisola o all'estero e che magari
non le hanno restituite allo Iacp pur
avendo, in molti casi, perso i requisiti
per continuarle a mantenere. Un
censimento non ufficiale valuta queste
ultime in almeno 350. Ci sarebbero
altrettanti cittadini, insomma, che non
vivono più in città, che hanno cambiato
residenza e vivono ormai in altri
comuni, e che dispongono ancora
dell'appartamento dell'Istituto autonomo
per le case popolari utilizzando, quasi
in eredità, i vecchi contratti dei
genitori scomparsi e che non sono
volturati dall'ente proprietario. Una
situazione che rappresenta in città una
vero e proprio problema, dal quale da un
lato discende una anomalia nel mercato
degli affitti che per la rarità
dell'offerta appare più alto che in
altri comuni delle stesse dimensioni, e
che complessivamente mette la città in
una situazione di disagio sociale
creando condizioni di tensione
abitativa.
«Il problema esiste ed è grave - ha
commentato Giancarlo Cancedda,
responsabile dell'Adiconsum -. A parte i
ritardi dell'amministrazione
nell'attivazione delle procedure di
assegnazione delle poche case
disponibili, esiste il fenomeno
generalizzato della mancanza di
controlli da parte dell'Istituto
autonomo per le case popolari. Capita
più spesso di quanto si immagini che il
decesso del precedente inquilino, o
l'allontanamento di questo dalla città,
faccia registrare un passaggio "fuori
legge" dell'appartamento ad altri,
magari dietro compenso, senza seguire i
criteri dell'assegnazione in base ad una
graduatoria. La legge consente solo agli
emigrati all'estero di mantenere i
diritti derivanti dal contratto di
affitto. Ma è assolutamente anomalo, e
ne esistono numerosi casi, che chi si
trasferisce nella penisola, e assume la
residenza in un altro comune possa
mantenere in città la disponibilità
della casa dello Iacp. E questo anche
quando il contratto era stipulato dai
genitori degli attuali occupanti, che
sono a tutti gli effetti abusivi.
Occorrerebbe un censimento di tutte le
situazioni, con il blocco delle
situazioni abusive, che consentirebbe di
rimettere i circolo alcune centinaia di
appartamenti che in teoria devono essere
riassegnati a cittadini che ne hanno
diritto e che si trovano inclusi nella
graduatoria comunale. Si tratta di un
atto dovuto in una città dove le giovani
coppie non riescono a trovare una casa,
dove i prezzi delle poche case in
affitto sul mercato privato sono fuori
dalla portata della maggior parte degli
stipendi e dove non esistono più aree
fabbricabili se non a prezzi
astronomici. È chiaro che in questa
condizione nascono situazioni di
illegalità e i disperati non guardano
troppo per il sottile pur dio avere una
casa sulla testa. Si leggono così le
occupazioni abusive dei ruderi della
vecchia miniera di Serbariu, ma anche le
occupazioni abusive di appartamenti
vuoti sparsi per la città. Occorre
mettere regola nel settore per garantire
chi ha diritto ad una casa da un lato e
i proprietari che sono in regola
dall'altro. Altrimenti, questa città
rischia di tornare indietro di decenni,
quando l'occupazione abusiva di
appartamenti era una normalità».
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