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Figure e Avvenimenti

 

Pietro Cocco, una vita per Carbonia

di ARMANDO CONGIU

"Una figura di rilevante peso nel movimento operaio e della sinistra sarda, che ha operato fin dal tempo della dittatura fascista nel territorio del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. La bandiera rossa e la bandiera dei 4 mori. Lo scontro all'interno del PCI sull'autonomia conquista di tutti i sardi, e sulla lotta per il socialismo"

Una vita spesa nell'interesse della sua città, dell'intero Sulcis-Iglesiente e della Sardegna, quella di Pietro Cocco, che ha compiuto 85 anni. E' nato a Iglesias il 26 marzo del 1917. "L'anno - come ironicamente dice - in cui Cadorna, sui fronti della prima guerra mondiale, dava una delle tante sanguinose spallate". Una frase che, ripetuta oggi, può avere il significato di una "riparazione" rispetto ai tanti silenzi attraversati dal 1945 ai giorni nostri. "Silenzi" che significano pudore nell'affrontare e seguire momenti di mobilitazione e di lotta, da dirigente. Scrivo con particolare attenzione perché sento che la figura di Pietro Cocco ha rilevante peso nella storia del movimento operaio e comunista sardo, con tratti singolari e pronunciati in quel particolare territorio ch'è il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, da lungo tempo conosciuto col nome di "Bacino minerario" (e forse merita che gli rimanga). Pietro Cocco si situa come figura chiave di quel contesto che. Dal 1900 ad oggi, caratterizza gli avvenimenti più significativi dell'Isola. Della biografia si ricorda - con la nascita ad Iglesias da famiglia operaia - della persecuzione fascista che lo portò già nel 1935, a 18 anni, e fino al maggio del 1937, a Portale in provincia di Catanzaro, e più tardi, per 5 anni, al confino nell'Isola di Ponza. Con l'intensificarsi della guerra rientra in Sardegna, "chiamato alle armi". In un frangente drammatico, Pietro Cocco "rovescia" la propria esperienza di vita. Con i primi gruppi dell'Esercito Italiano, ricostituito dallo Stato democratico, per combattere i nazi-fascisti a fianco degli anglo-americani, partecipa alla battaglia di Cassino (inverno-primavera 1943-'44). Dopo la liberazione, prima delle elezioni del 2 giugno 1946 per l'Assemblea Costituente, rientra a Iglesias. Assunto alla Carbosarda, è destinato alla miniera di Bacu Abis. Nascono qui - nel bacino minerario, sempre al centro delle battaglie per la rinascita della Sardegna, dalla fine dell'Ottocento, con la costituzione del Partito Socialista e delle prime Leghe operaie - figure di dirigenti che si formano nel clima vivo della lotta. Ha esercitato ed esercita il territorio di Carbonia-Iglesias-Guspini (150 mila abitanti e 6000 operai) una funzione primaria. Dopo le leggi di esproprio e di progressivo restringimento dei diritti (usi civici) delle popolazioni, appare più difficile assorbire la manodopera espulsa e proveniente dalle campagne, ma nel contempo l'attività sindacale e politica si trasforma in un "corso accelerato" di lotta operaia e popolare. Caratteristica del movimento, di cui Pietro Cocco diventa uno dei principali animatori, è la "visione sarda" di un programma di sviluppo genrale. In termini di lotta si tratta di puntare sulla classe operaia sarda, largamente concentrata nel bacino minerario, come leva principale della battaglia per l'autonomia e la rinascita della Sardegna. Confluenza esaltata al Congresso del popolo sardo del 6-7 maggio 1950. Occorre tradurre il significato di autonomia in rapporto al socialismo. Ovvero: "Autonomia come lotta per il socialismo o Autonomia sarda come condizione per il socialismo, mantenendo nel tempo un proprio spazio". Autonomia propedeutica al socialismo o Autonomia totale come valore in sé? L'esperienza di Emilio Lussu nelle elezioni del 18 aprile 1948 - non si schiera né per il primo né per il secondo dilemma - non viene valutata nella giusta misura. E' un errore. La classe operaia e le popolazioni del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, sempre più isolate, perdono gli scioperi dei 72 giorni a Carbonia (dicembre 1948), lo sciopero di sette giorni del febbraio 1949 esteso a tutta l'Isola, e quelli dei mesi successivi a Gusoini e Iglesias. Il PCI in Sardegna, sin dal 1943, naviga tra due sponde: da un lato i sostenitori dell'Autonomia Sarda come via di accesso al socialismo e come nuova dislocazione delle forze lavoratrici nel quadro storico datoo, perciò condizione primaria, dall'altro lato l'Autonomia di tutti i sardi come valore in sé, da raggiungere attraverso le necessarie alleanze e tappe istituzionali. Della dicotomia, pregna di valori e di conseguenze, si fanno principali interpreti rispettivamente Velio Spano e Renzo Laconi. Pietro Cocco segue la sua strada: membro della Commissione Interna a Bacu Abis, segretario provinciale dei minatori a Cagliari, segretario della Federazione del PCI di Cagliari (nel 1949 rinunciò alla carica di consigliere regionale); eletto sindaco di Carbonia, comprende l'inquietante interrogativo che pesa sulla città: "voluta dal fascismo per seguire la folle rincorsa dell'autarchia, è nata e si è mantenuta in un equivoco, inventato e pericoloso?" Una sterzata brusca viene data dai risultati elettorali del 1957 a tutto il movimento operaio dell'Isola. Il PCI perde quasi 24mila voti su meno di 140 mila, il 15 per cento circa. La Conferenza Regionale del Partito, tenuta nei mesi immediatamente successivi alla sconfitta, elegge Renzo Laconi. Col nuovo segretario regionale, anche la direzione regionale venen rinnovata per 4/10 (entrano a farne parte, quali esponenti del Sulcis-Iglesiente-Guspinese, Pietro Cocco e Armando Congiu). Permane lo scontro aspro tra le differenti concezioni dell'autonomia e del socialismo, ma nel quadro di una convinta collaborazione per l'avvenire del bacino minerario. Quando nasce la Federazione comunista del Sulcis-Iglesiente e si tengono le elezioni comunali, Pietro Cocco (non capolista) risulta di gran lunga il più votato. Eletto sindaco, mantiene la carica per 18 anni consecutivi, fino al 1983. Per la città egli ha fatto molto, ma sempre con la coscienza del carattere anomalo, privo di una valida motivazione per la sua nascita (ch'è all'origine del cruento antagonismo con Iglesias). Ancora oggi - se dovessi fare un bilancio della situazione di Carbonia, soprattutto, e dell'intero martoriato territorio del Sulcis-Iglesiente-Guspinese - mi rivolgerei a lui. Perché, pur nell'errore, non spesso ma più di una volta sì, Pietro Cocco è riuscito ad esprimere non i presentimenti personali, ma i venti delle convinzioni e dei movimenti, nella fattispecie le temperie di una terra come il Sulcis-Iglesiente-Guspinese, così burrascosa e così decisiva.

 

 

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