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dal 01 al 15 Ottobre
2002 |
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tratte da l'Unione
Sarda
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15
ottobre 2002
Il caso
Pasti troppo esosi per i bambini della scuola
dell’obbligo e lunedì scatterà la protesta
Caro mensa, genitori all’arrabbiata
Papà e mamme decisi a organizzare refezioni
autogestite
Antipasto misto
d’aumento e rincari, pennette del genitore
arrabbiato, pane, acqua e frutta. Potrebbe
essere questo il menù che la settimana prossima
i genitori degli scolari del tempo pieno
cucineranno in piazza, davanti al municipio e di
fronte a varie scuole. Lo stanno elaborando
quelli più infuriati per gli aumenti, che
definiscono stellari, dei costi dei pasti da
consumarsi nella pausa fra le lezioni del
mattino e quelle del pomeriggio. Prima di
arrivare a una protesta così clamorosa e
spettacolare hanno provato con la diplomazia.
Hanno chiesto diverse volte un ritocco delle
tariffe agli assessori Piras, Pubblica
istruzione e Dessì, Finanze. Anche nel corso di
un incontro incandescente avvenuto in aula
consiliare qualche settimana fa. Ma non hanno
avuto soddisfazione. Così le stesse richieste le
hanno girate al sindaco in persona solo venerdì
scorso. Tore Cherchi ha risposto che non può
fare nulla se non applicare dei nuovi parametri
con diversi indicatori per accertare il reale
reddito delle famiglie e fare pagare una quota
che sia la più equa possibile.
Il nuovo sistema potrebbe partire dai primi di
gennaio. Una concessione che non ha soddisfatto
nessuno ma, anzi, ha avuto il sapore di un
boccone troppo amaro che i genitori più
agguerriti non riescono a digerire. Per questo
continuano a cercare soluzioni alternative.
Secondo un calcolo complesso compiuto da alcuni
i loro mettendo insieme il numero dei pasti che
si consumano ogni anno, la somma di
aggiudicazione della gara d’appalto per la
fornitura del servizio e il costo di ogni buono,
il Comune non solo non ci starebbe rimettendo
come dice ma addirittura guadagnando. «In questo
caso un margine di ritocco potrebbe esserci»,
dice Franco uno dei genitori. E dalle riunioni
fra papà è emersa anche un’altra proposta per
abbassare almeno un po’ le tariffe: «Riscuotere
gli eventuali crediti da genitori che negli anni
passati non hanno pagato un centesimo», come
propone il papà di un bambino che frequenta la
quarta in via Roma. Insomma, idee e proposte per
pagare, certo, ma pagare di meno i genitori ne
fanno tante. Intanto, ieri sera, i futuri
“cuochi per necessità” si sono incontrati ancora
per mettere a punto la manifestazione di
protesta. Le giornate potrebbero essere più di
una. L’appuntamento per la prima giornata dietro
i fornelli della mensa fai da te, è con lunedì,
quando partirà il servizio mensa “ufficiale”.
Fornelli da campeggio, tegami e attrezzi vari
sono già pronti e si può dire che l’acqua bolle
in pentola. Resta solo da comprare la carne
decidere se preparare amministratore ai ferri o
in graticola e
accendere il
barbecue.
Marco Venturi
Quasi un milione di euro per dare da
mangiare a più di seicento bambini
Il servizio mensa dovrebbe partire lunedì
prossimo. La gara d’appalto è stata
assegnata pochi giorni fa a un’associazione
di tre ditte, la Gemeaz di Roma la Orsat di
Cagliari e la Catering Service di Portoscuso
che dovrà preparare i 12 mila pasti all’anno
che saranno consumati da 600 studenti che
frequentano con il tempo pieno. La spesa
sarà di 847 mila euro poco più i un miliardo
e 640 milioni di vecchie lire. Erano 250
sino a ieri, i genitori che avevano iscritto
il loro bambino al servizio. Circa 350
quelli ancora non iscritti. Tanti quelli che
hanno compilato il modulo e lo hanno
restituito firmato pensando di poter
scegliere in seguito di non pagare senza
sapere di avere firmato un contratto valido
a tutti gli effetti. Sette le fasce di
reddito fissate dal Comune per inquadrare i
contribuenti e calcolare la retta. Oggi a
Carbonia il costo di ogni pasto va da zero a
3 euro e 37 centesimi; l’anno scorso costava
un euro e 29 per le scuole materne e un euro
e 43 per elementari e medie. M. V.
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14
ottobre 2002
Il caso.
Sono già disponibili cinque milioni di euro ma i
progetti non decollano ancora
Congelati i fondi del risanamento
L’accusa del Comune allo Iacp: non spende e non
vende
Incassa ma non spende. Così i soldi restano in
cassaforte e la città cade a pezzi. A lanciare
l’accusa di eccesso di parsimonia è il Comune.
L’obiettivo: l’istituto autonomo per le case
popolari di Cagliari. «Hanno milioni di euro
nelle casse ma non riescono a spenderli»,
denuncia l’assessore all’Urbanistica Ignazio
Cuccu. Non è una dichiarazione estemporanea ma
il tono di una lamentela ”ufficiale” che Cuccu
ha espresso ai funzionari dello Iacp arrivati
alla fine della settimana scorsa in città.
L’incontro era stato deciso per impostare il
nuovo piano degli investimenti dello Iacp. Ma il
Comune ha messo le mani avanti: «Cosa
programmiamo a fare se lo Iacp non spende e i
progetti decisi negli anni passati sono ancora
bloccati?».
Una premessa è doverosa per comprendere bene il
problema. Esiste una legge regionale approvata
alcuni anni addietro che stabilisce una regola:
tutte le risorse che lo Iacp rastrella in città
a titolo di cessione di case o terreni, nella
stessa città devono essere reinvestiti. Spesi
come? La legge prevede anche questo: attraverso
un programma concordato tra Iacp e Comune.
Ebbene negli ultimi tempi nelle casse
dell’Istituto sarebbero entrati non meno di
cinque milioni di euro, quasi dieci miliardi
delle vecchie lire. È questo denaro che il
Comune chiede che venga immediatamente ”girato”
per riqualificare il patrimonio immobiliare
pubblico che sta cadendo a pezzi.
L’incontro è stato aggiornato alla settimana
prossima perché il Comune ha sollevato una
pregiudiziale: è inutile discutere di
investimenti se, poi, restano sulla carta. «Lo
Iacp ci risulta che abbia grossi problemi a
progettare gli interventi - ha fatto rilevare
Ignazio Cuccu - così trascorrono gli anni e gli
interventi programmati non decollano». A questo
punto il Comune ha chiesto che al posto di un
programma annuale si predisponga un piano
triennale con scadenza precise e obiettivi
prefissati. È l’unico modo per mettere a frutto
risorse che farebbero decisamente comodo alla
città.
Una delle priorità indicate dal Comune è il
recupero del vecchio albergo operai di via
Costituente. L’edificio è stato lasciato in
balia dei vandali dopo il trasferimento del
distaccamento della Polizia stradale. C’era una
trattativa per adattare quell’edificio e farne
la sede della Compagnia dei carabinieri. Ma il
progetto è caduto sotto i tagli della spesa
pubblica. Così l’edificio è rimasto abbandonato.
Il Comune propone di trasformarlo in mini
appartamenti da utilizzare per fronteggiare le
situazioni di emergenza. Ma lo Iacp vincola
qualsiasi intervento alla predisposizione del
solito piano di interventi concordato con il
Comune. E se il piano dovesse tardare?
Il timore che finisca insabbiato come è accaduto
per i progetti precedenti o con il piano di
cessione delle aree edificabili è concreto. Lo
Iacp, infatti, non sembra avere una fretta
eccessiva. La dimostrazione? Un anno fa doveva
mettere in vendita i terreni di una
lottizzazione realizzata nella zona artigianale
alle spalle della via Roma: è ancora tutto
congelato. «E noi che contavamo su quella
lottizzazione per mettere ordine alla viabilità
della zona siamo bloccati», commenta Ignazio
Cuccu.
Da qui la richiesta: Iacp, dati una mossa o sarà
la guerra. Sandro Mantega |
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13
ottobre 2002
Non c’è un euro per finanziare la prestigiosa
manifestazione e saldare i debiti dell’ultima
edizione
Sigh, le “Nuvole” non parlano più
A rischio la rassegna internazionale di fumetto
e satira
Avrebbero ancora molto da dire ma rischiano di
non spiccicare più una parola. “Nuvole
Parlanti”, la rassegna internazionale del
fumetto d’autore rischia infatti di scomparire.
Non ci sono soldi: questo il motivo che potrebbe
privare la città dell’unica manifestazione
culturale d’alto livello mai organizzata fino ad
ora. Così addio fumetti d’autore, buonanotte al
concorso che aveva lanciato non pochi giovani, e
black out su quella satira che proprio in città
aveva avviato il dibattito, non accora concluso,
sulle strisce di destra e quelle di sinistra.
Cinque edizioni, quattro annuali e l’ultima
biennale, un albo d’oro del quale fanno parte i
mostri sacri del fumetto e della satira in
Italia, importanti presenze internazionali,
decine di migliaia di visitatori, un posto di
rilievo tra le rassegne europee del settore, una
fama che stava consolidandosi: tutto gettato al
vento. Questo doveva essere l’anno della sesta
edizione. Ma le “Nuvole parlanti” si sono
dissolte. Soltanto un ritardo? «Potrebbe essere
l’addio». Ruggero Soru, vignettista, faceva
parte della triade (insieme a Ivo Palazzari e
Paolo Serra) che aveva progettato e messo in
piedi “Nuvole”. «Era il 1995, fu una scommessa
che giocammo con la nostra associazione, la
Jonas Arcinova». Il successo arrivò
gradualmente. «Ultimamente stavamo aprendo agli
autori stranieri, partendo dal Giappone, per
avviare anche un discorso di ricerca e di
crescita mettendo insieme autori giovani e
affermati«, spiega Ruggero Soru. Non succederà
nulla. L’edizione 2002 non è stata neppure
abbozzata.
Il motivo? Nonostante si trattasse di una
manifestazione ad alto livello e a basso costo
(non più di 50 milioni di vecchie lire a
edizione) i ragazzi della Jonas si sono trovati
senza una lira. L’edizione del 2000, poi, si è
chiusa con un’appendice dolorosa: un disavanzo
di 13 milioni dopo che la Regione ha tagliato il
contributo. «Non abbiamo potuto pagare i
fornitori e ora rischiamo di rimetterci di
tasca», spiega Ruggero Soru.
L’amministrazione doveva saldare il debito: non
lo ha fatto. «Forse siamo stati troppo ottimisti
ma ci eravamo illusi che “Nuvole” potesse
diventare uno dei pezzi forti dell’attività
culturale della giunta». Errore: nella
programmazione dell’estate in città, costata 300
milioni di vecchie lire, le “Nuvole” non è
entrata. «La nostra rassegna è diventata famosa
in Europa ma non è un patrimonio della città
nonostante, nelle ultime edizioni, abbia fatto
registrare qualcosa come diecimila presenze», è
l’amara constatazione del vignettista Soru.
E ora? Senza fondi non si riparte. Insomma le
nuvole resteranno mute? «Sarebbe una perdita non
solo per la città ma per l’intera Sardegna,
visto che era l’unica rassegna di quel livello»,
sottolinea Soru. La possibilità di rimettersi al
lavoro, comunque non è esclusa. «A una
condizione: un budget certo». Le nuvole saranno
pure leggere ma i debiti pesano. Sandro
Mantega

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12
ottobre 2002
Sosta selvaggia, pedoni a rischio
Devono salire e scendere dal marciapiede ogni
pochi passi perché automobilisti distratti o
semplicemente maleducati parcheggiano male la
loro auto (come dimostra la foto di Milena
Mundula) oltrepassando le linee d’arresto
tracciate per terra. Così creano un “muro” che
ostacola il passaggio a chiunque. Non hanno pace
i cittadini che tutti i giorni passano a piedi
in via Cagliari. Spesso, a causa del parcheggio
selvaggio delle auto, sono costretti a camminare
per diversi metri in mezzo alla carreggiata tra
i mezzi che sfrecciano senza neanche accennare a
rallentare. Per salvare, bambini, anziane
signore con il carrello della spesa e tanti
giovani che comunque rischiano di essere
travolti un sistema c’è, quello degli “omini”
fatti installare in altri punti della città anni
fa da Sandro Masciarelli, all’epoca assessore
comunale alla Viabilità. Gli “omini” sono degli
archetti di ferro che impediscono alle auto di
avanzare, questo fa sì che si crei una specie di
“corridoio di sicurezza”. «Abbiamo chiesto al
sindaco di farli montare - dice Diego Fantarre,
uno degli abitanti di via Cagliari- ci ha
risposto con una lettera: scusate, avete ragione
ma non è possibile». (m. v.)
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11
ottobre 2002
Un
monumento alle cernitrici al posto del leone di
bronzo
L’epopea mineraria ha avuto delle eroine cui il
Comune vorrebbe tributare a distanza di tanti
anni tutti gli onori. Sono le cernitrici, le
donne che selezionavano il carbone appena
estratto. Figure straordinarie che Carbonia può
vantare alla pari di altre storiche realtà
minerarie come quella di Lille, in Francia. Ma
perché la città transalpina? Il fatto è che,
prendendo lo spunto da un recente viaggio di
lavoro compiuto dagli assessori comunali Ignazio
Cuccu e Vittorio Macrì, l’amministrazione ha
pensato di rivalutare l’opera di queste eroine
(quasi dimenticate) come sta facendo una mostra
permanente organizzata nel Museo della Miniera
di Lille. Tra Carbonia e la città francese
dell’Artois al confine col Belgio è nata,
insomma, una perfetta intesa sancita dalla
comune radice mineraria e da ciò entrambi stanno
organizzando per il futuro. Un’intesa tale che
il prossimo 18 dicembre, anniversario della
città, Andrè Dubuc, presidente del Museo di
Lille, sarà ospite dell’amministrazione per
rafforzare lo scambio culturale fra le due
realtà. Ed è certo che Carbonia avrà tutto da
guadagnarci. «Lille - spiega l’assessore
all’Urbanistica Ignazio Cuccu - ha saputo
compiere egregiamente la riconversione
industriale dei propri impianti: adesso quella è
una “miniera” di turismo che offre lavoro
esattamente a 100 dipendenti tanto che il Museo
è retto da un Consiglio d’amministrazione con
vasti poteri». È proprio questo il tratto
d’unione con il Sulcis: grazie al recupero
dell’ex miniera di Serbariu (lunedì scorso a
Cagliari sono stati sottoscritti i Piani
integrati territoriali che sbloccano i
finanziamenti) anche Carbonia si appresta a
vivere un’esperienza simile. Certo, non avverrà
entro l’anno e forse neppure nel 2003. «Però
l’esempio di Lille - sostiene l’assessore alle
Attività Produttive Vittorio Macrì - ci tornerà
utile anche se noi siamo appena agli inizi».
Intanto il duro lavoro delle cernitrici verrà
ricordato forse con una statua che, nelle
intenzioni dell’amministrazione comunale
potrebbe venire installata nei prossimi mesi nei
pressi della Torre Civica, dove una volta c’era
il leone di bronzo. Andrea Scano |
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10
ottobre 2002
Assegnato l’appalto delle mense
L’appalto per le mense scolastiche è stato
assegnato. A fornire 12 mila pasti l’anno agli
alunni delle scuole materne, elementari e medie
sarà un’Ati composta da tre ditte, la Gemeaz di
Roma, vincitrice assieme alla Orsat di Cagliari
e alla Catering Service di Portoscuso. Si sono
aggiudicate una gara di 847 mila euro. A questo
punto il servizio potrà essere attivato nella
seconda metà di ottobre sulla base del nuovo
tariffario (suddiviso per sette classi di
reddito) approvato dalla Giunta e contestato
nelle scorse settimane da molti genitori. (a.
s.) |
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09
ottobre 2002
Il fatto.
Gli oltre 11 milioni di euro finanziati dai Pit
vanno spesi entro un anno e mezzo
Diciotto mesi per cambiare la città
Ok al Centro ricerche sul carbone. Esclusi i
privati
Un
anno e mezzo di tempo per trasformare
completamente l’area della vecchia miniera di
Serbariu. Diciotto mesi per spendere undici
milioni e mezzo di euro, quasi venticinque
miliardi di vecchie lire, per regalare alla
città un moderno parco scientifico-culturale, un
museo sul carbone, un nuovo archivio storico e
un percorso sotterraneo che racconta la storia
della miniera i cui principali edifici, comprese
le torri simbolo della città, saranno
completamente rimessi a nuovo. Una pioggia di
euro in arrivo grazie ai Piani integrati
territoriali che permetterà anche di ospitare
nuove attività di servizi, commercio e
artigianato oltre che far aprire i battenti al
tanto atteso Centro ricerche sul carbone. «Ora
che è stata posta la firma sull’accordo di
programma tra Comune e Regione - ha spiegato il
sindaco Tore Cherchi - manca solo la
pubblicazione ufficiale sul Bollettino ufficiale
della Regione, dopodiché ci metteremo subito al
lavoro».
Anche perché ogni giorno di ritardo rischierebbe
di compromettere il buon esito del progetto
presentato dall’amministrazione e integralmente
accettato al momento di dividere la torta dei
finanziamenti destinati al Sulcis Iglesiente: in
Regione erano arrivate trenta proposte, ne sono
passate tredici e quella di Carbonia è arrivata
ottava in graduatoria: «I nostri progetti sono
immediatamente cantierabili e entro breve tempo
partiranno le procedure d’appalto - aggiunge il
sindaco - per realizzarli arriveranno 7 milioni
di euro dall’Unione europea mentre il
cofinanziamento del Comune è di 4 milioni 700
mila euro ». Una cifra importante a cui
purtroppo non si aggiunge quella attesa dai nove
privati che avevano scommesso sui Pit:
«Purtroppo in Regione hanno ribadito che nei
Piani integrati territoriali non trovano spazio
le loro iniziative - ha spiegato Cherchi - ben
volentieri avremmo sacrificato a loro vantaggio
parte dei fondi destinati al Comune, ma questa
possibilità è stata esclusa».
Tuttavia per il Call center, gli agriturismo e
le altre iniziative che avrebbero portato in
città altri posti di lavoro non è detta l’ultima
parola: «Alle loro proposte va riconosciuta una
corsia preferenziale per avvalersi delle leggi
finalizzate all’incentivazione
dell’imprenditoria: una sorta di punteggio di
base che dovrebbe garantire i finanziamenti
tanto attesi».
L’amministrazione comunale, intanto, si
preparerà a ottenere nuovi fondi: «La Regione ci
ha comunicato che l’Unione europea mette a
disposizione altri otto milioni di euro per
eventuali proposte di ottimizzazione - ha
concluso il sindaco - quando uscirà il bando noi
saremo pronti a presentare le nostre idee come,
ad esempio, quella del risanamento della
discarica che confina con l’area dell’ex miniera
che ci accingiamo a recuperare». Stefania
Piredda |
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08
ottobre 2002
Ieri a Villa Devoto Pili e Cherchi hanno firmato
l’accordo di programma
Serbariu rivive con undici milioni
La vecchia miniera diventerà una cittadella
tecnica
Undici milioni e mezzo di euro (circa venti
miliardi delle vecchie lire) per incominciare.
La Regione firma l’accordo di programma con il
Comune e fa decollare il progetto Serbariu. Dopo
oltre quarant’anni, così, la vecchia miniera di
carbone attorno alla quale era stata costruita
la città tornerà a vivere per diventare una
cittadella della cultura e della ricerca.
Euro contanti quelli messi a disposizione ieri
dalla Regione. La firma dell’accordo che
ufficializza il Piano integrato territoriale del
Sulcis è avvenuta, a Villa devoto, sede della
giunta regionale, tra il presidente Mauro Pili e
il sindaco Tore Cherchi. Una firma ”storia”
perché il finanziamento consentirà di dare corpo
a un progetto che era stato concepito
all’indomani della chiusura della miniera ma si
era scontrato contro un’unica difficoltà: la
mancanza di fondi.
Per la verità il Comune i cantieri a Serbariu li
ha già aperti. È di qualche giorno fa, infatti,
l’affidamento dell’appalto per costruire la
prima sezione di quel grande museo di
archeologia industriale che ripercorrerà
l’epopea del carbone. Si tratta della
Lampisteria, vecchio deposito di lampade:
diventerà il cuore del museo della miniera.
L’intervento finanziato con il Pit prevede le
urbanizzazioni primarie (strade luce, acqua,
illuminazione pubblica, fogne), la messa in
sicurezza di alcuni edifici monumentali come i
“castelli” delle gabbie (gli ascensori usati dai
minatori per calarsi nelle gallerie) e la torre
di refrigerazione. È prevista anche la
ristrutturazione di alcuni edifici dove saranno
ricavati uffici e servizi.
A giorni dovrebbe essere approvato anche un
altro grosso progetto, il Centro di ricerca sul
carbone della Sotacarbo per il quale sono già
disponibili altri 2 milioni e mezzo di euro.
S. M.
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07
ottobre 2002
Accordo di programma Comune-Regione
Il
recupero di Serbariu: oggi la firma del piano
Arrivano i soldi il recupero della vecchia
miniera di Serbariu. Questo pomeriggio a
Cagliari, a Villa devoto, sede della Giunta
regionale, infatti, è prevista la firma
dell’accordo di programma che farà decollare i
Piani integrati territoriali (Pit). Il progetto
finanziato dalla Regione per il Sulcis è quello
del recupero e della trasformazione delle
strutture del cantiere minerario carbonifero di
Serbariu, alle porte della città. È un progetto
da più di cinque milioni di euro (dieci miliardi
di vecchie lire) che l’amministrazione ha
predisposto per recuperare i capannoni della
vecchia miniera destinandoli ad accogliere
strutture museali e centri di ricerca. I
progetti sono già pronti. Così, firmato
l’accordo di programma con la regione, il Comune
potrà procedere all’appalto. Nello stesso
complesso stanno per iniziare i lavori per
trasformare la vecchia lampisteria nel museo
dell’arte mineraria e la realizzazione, in
collaborazione con la Sotacarbo, di un centro di
ricerche sulle nuove tecnologie di utilizzo
pulito del carbone. In tutto per questi primi
interventi saranno spesi circa 15 milioni di
euro. S. M. |
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06
ottobre 2002
Visita dei consiglieri
Novanta famiglie prigioniere della polvere
Villette a schiera dai bei colori pastello
immerse in strade polverose, fogne a cielo
aperto e buio totale di notte. Vivono così le 90
famiglie del Piano di zona conosciuto come
Carbonia 2. Le opere di urbanizzazione sono un
miraggio da quasi dieci anni e a denunciarlo
sono stati i consiglieri comunali
dell’opposizione Alberto Floris, Giuseppe
Meletti e Rosanna Curreli. Hanno percorso ieri
mattina la prima tappa di un tour che li porterà
in altri due rioni a corto di strade asfaltate e
di illuminazione pubblica e telefono: sono il
quartiere Stintino di Santa Caterina (60
famiglie) e il Pdz “B7” di Cortoghiana (altre 90
famiglie). Intanto, ieri, la prima verifica a
Carbonia 2 e le prime riflessioni: «Chi doveva
eseguire le opere primarie e perché non l’ha
fatto?», ha chiesto Alberto Floris nell’incontro
con gli abitanti. «Non sappiamo a quanto
ammontino le fidejussioni - insistono i
consiglieri - e neppure come sia stato gestito
questo rapporto con le società». Gli abitanti,
come ricorda Rosalina Perra, «non sono titolari
ma assegnatari delle case, situazione drammatica
da risolvere». |
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05
ottobre 2002
Il caso.
I disabili gestiranno da soli un piccolo centro
sportivo dove chiunque potrà iscriversi
La
palestra degli atleti “speciali”
I ragazzi dell’Olimpia in campo contro
l’emarginazione
Hanno dimostrato che con l’impegno e il
sacrificio anche i ragazzi speciali possono
ottenere grandi risultati nello sport. Ora
vogliono utilizzare la loro grande passione per
crearsi un lavoro e costruire un futuro per
tutti quelli che, come loro, credono davvero al
significato della parola integrazione.
Benvenuti nella palestra dei ragazzi speciali
della Polisportiva Olimpia. Aprirà i battenti
tra qualche settimana e sarà gestita dai ragazzi
disabili che, ogni giorno, si alterneranno al
centralino e agli attrezzi per allenarsi insieme
ai volontari dell’associazione e seguire chi
vorrà iscriversi ai loro corsi. Ma attenzione:
ciclette, panche, pesi e tapiroulant saranno
anche a disposizione di tutte le persone che
vorranno iscriversi a questo nuovo piccolo
centro sportivo che avrà sede in via Marconi.
«Un’altra scommessa vinta dai nostri formidabili
atleti - commenta Carlo Mascia che nel 2000 ha
dato il via all’avventura della polisportiva
Olimpia - ancora una volta hanno dimostrato che
l’integrazione tra i disabili e i normodotati
non è più un sogno irrealizzabile». Basta
crederci come ci hanno creduto i suoi oltre
cento atleti che, in questi anni, si sono
distinti nelle più importanti competizioni
regionali, nazionali e internazionali. Al punto
che, qualche mese fa, l’Alcoa Foundation ha
deciso di contribuire al loro futuro con un
assegno di dodicimila e cinquecento dollari:
«Abbastanza - racconta Carlo Mascia - per
acquistare l’attrezzatura per organizzare una
palestra». Serviva però una sede che certo,
visti i prezzi degli affitti, non era facile da
trovare. Ma in loro aiuto è venuta una persona
di buon cuore: «Ho sentito parlare tante volte
dei traguardi sportivi raggiunti dall’Olimpia -
racconta Pino Sferruggia, agente della Polizia
Stradale - così ho deciso di mettere loro a
disposizione un locale che si trova sotto la mia
abitazione e che non avevo mai utilizzato». Ai
ragazzi dell’Olimpia non è sembrato vero anche
perché altri privati hanno subito voluto dare
loro un’ulteriore mano d’aiuto per comprare e
montare gli specchi per le pareti: «Ci siamo
immediatamente dati da fare - racconta Luciano
Scandariato, 32 anni - ora non vediamo l’ora di
cominciare questa nuova attività». Luciano è
entrato nell’associazione due anni fa: «Il
medico mi aveva consigliato di fare nuoto -
spiega - così mi ero rivolto al gruppo sportivo
di Carlo Mascia». Ma da scelta terapeutica,
quella di entrare nell’Olimpia è diventata una
scelta di vita: «Ho trovato un gruppo di amici
che ora non cambierei per niente al mondo -
aggiunge - un’esperienza che consiglio a tutti».
La vita è cambiata anche Bruno Lardieri che ha
60 anni e per per Cristina Monni che ne ha 34
anni e che da tre è campionessa di nuoto: «Ho
raggiunto un’indipendenza in cui non speravo -
racconta - e ora potrò avere anche un lavoro
tutto mio». Un sogno che si realizza dopo anni
passati pensando che la vita aveva davvero poco
da offrire: «E invece eccoci qua a lavorare per
organizzare il nostro centro sportivo - aggiunge
Valerio Cuccu, 21 anni - ora mi è tornata la
voglia di uscire di casa dove mi rifugiavo
quando pensavo che nessuno mi avrebbe mai
accettato». Finita la paura di essere derisi, il
timore di sbagliare: i grandi risultati ottenuti
hanno dimostrato che anche un disabile può
trovarsi un posto in un mondo che sembrava solo
a misura dei normodotati: «Noi cerchiamo di far
capire questo importante concetto a tutte le
persone che si avvicinano alla nostra
associazione - conclude Carlo Mascia - e il viso
soddisfatto di questi ragazzi è una ricompensa
quotidiana a tutti i nostri sforzi e il giusto
stimolo per continuare». Stefania Piredda
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04
ottobre 2002
Il caso.
Un progetto messo a punto dalla Asl per curare
gli effetti da gioco d’azzardo patologico
Clinica per malati di videopoker
Sono 1500 in tutto il Sulcis gli schiavi delle
macchinette
Schiavi del videopoker. Sono più di 1500 in
tutto il Sulcis-Iglesiente e non stanno soltanto
perdendo una scommessa. A repentaglio è la
salute mentale, compromessa tirando centinaia di
volte al giorno la leva della slot macchine.
Sono malati di “Gap” e non lo sanno. La sigla
sta per Gioco d’azzardo patologico: un’epidemia
che da circa sei anni ha colpito quasi il tre
per cento della popolazione adulta maschile del
territorio. I sintomi? Psichici (ossessioni,
ansie, manie d’onnipotenza), fisici
(sudorazione, cefalea, ipertensione) ma
soprattutto sociali: famiglie rovinate e interi
patrimoni sacrificati al demone del videopoker.
Almeno è un virus democratico: colpisce il
pescatore come il panettiere, l’impiegato come
l’imprenditore. Ma ormai anche nel Sulcis non è
più un fenomeno di poco conto ma una piaga che
l’Asl 7 si appresta a contrastare sul campo. Uno
dei metodi è quello dei progetti obiettivo, come
i due approvati nei giorni scorsi nell’ambito di
una campagna contro le droghe, il fumo e
l’alcol. “Vizi” vecchi, si dirà, al cospetto
dello svago d’azzardo. Non la pensa esattamente
così il relatore di uno dei progetti, il dottor
Giampaolo Carcangiu, medico del Sert, che
puntualizza: «Il gioco dei dadi e delle carte è
sempre esistito e stiamo attenti anche alle
agenzie ippiche e al lotto. Piuttosto da qualche
anno è cresciuta la diffusione dei videopoker e
le esigenze di consumo sono superiori, le
macchinette ora sono facilmente accessibili».
Trappole per chi? Questo lo spiegano i due
progetti senza ricorrere a una terminologia
medica complicata: chi non resiste al gioco
d’azzardo «non controlla più gli impulsi, ha
disturbi ossessivi e corre il rischio di
suicidarsi quattro volte di più rispetto alla
media». È una malattia e su questo non ci piove.
Ma che fare? La Asl, tra il Centro di salute
mentale, il Centro alcologico e il Sert ha
attualmente in cura quattro pazienti. Non basta:
se i due piani (che verranno presentati alla
regione) dovessero ottenere il finanziamento
(circa 150 mila euro), le persone da curare
diventeranno subito 170. «Daremo loro un punto
di riferimento stabile - spiega Rita Bellu, che
con Annalisa Maccioni ha studiato l’intervento -
il nostro obiettivo è di attivare uno sportello
d’ascolto fisso e di creare un gruppo di
auto-aiuto». Le equipe che potrebbero sorgere
dovranno avvalersi del supporto delle famiglie e
dei gestori delle sale bar, personaggi non
secondari. Per i medici non si tratta, è chiaro,
di moderni untori, ma anche loro saranno
chiamati in qualche modo a collaborare per
debellare una “peste” che nel Sulcis ha già
fatto 1500 vittime. E non sembra il caso di
rilanciare. Andrea Scano |
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03
ottobre 2002
Il
caso.
In
un anno hanno aperto tre negozi di abbigliamento
e stanno per inaugurarne un quarto
Sulcitani con gli occhi a mandorla
La
città fa i conti con l’invasione (pacifica) dei
cinesi
Lanterne rosse di carta di riso illuminano il
centro ma il cuore della città non si è
trasformato in un quartiere orientale. Le luci
colorate sono solo il segnale che Carbonia è
stata scelta come patria da alcune famiglie di
cinesi che in città hanno trovato lavoro e casa.
Le lanterne segnalano i loro negozi. Semplici
empori in cui è possibile trovare un po’ di
tutto, dalle radioline ai vestiti. Ai figli
della terra dei Mandarini e della porcellana
finissima, Carbonia piace tanto. Lo dimostra il
fatto che nell’arco di un solo anno il loro
numero è cresciuto, in proporzione, del
quattrocento per cento. L’anno scorso i cinesi
residenti in città erano solo tre, Fu Hao Fei,
sua moglie Chen Chun e il figlio Riccardo,
divenuti poi quattro con nascita del piccolo Fu
Fei Shang (Volare, il primo cinese nato in
città). Oggi sono già 13 e altri ne dovrebbero
arrivare nei prossimi mesi. Hanno già aperto tre
negozi, stanno per inaugurarne un quarto e hanno
anche alcuni banchi al mercatino del sabato.
Come numero di presenze straniere nella città
del carbone sono quarti in classifica dopo i 43
iugoslavi, i 15 macedoni e i 21 marocchini (gli
stranieri “storici” della città). Carbonia
dunque si tinge d’oriente. Socievoli e per
niente diffidenti o timidi i nuovi immigrati non
pensano di creare una Chinatown e chiudervisi
dentro. Tutt’altro: abitano in centro e mandano
i loro figli nelle scuole pubbliche. Chiamano i
loro negozi con nomi come “Shangai” o “La grande
Muraglia”, come gli emigrati sardi hanno
battezzato “Su nuraghe” i loro ristoranti sparsi
per il mondo non per escludersi dalla vita
sociale ma per ricordare la patria lontana.
Anche i “nostri” cinesi sono partiti dalla
ristorazione come, ad esempio, Hu Ping, sposata
e con tre figli che è titolare insieme al marito
di due negozi di abbigliamento. Ha iniziato con
anatre laccate, involtini e biscotti della
fortuna. «Siamo partiti da un paese nel sud
della Cina che sta vicino a Shangai - racconta -
inizialmente abbiamo vissuto a Olbia per poi
trasferirci a Cagliari». Si sono occupati di
ristorazione per un paio d’anni e Wang, il
marito di Hu Ping, è un eccellente cuoco. «Poi
abbiamo scoperto Carbonia - continua Hu - ottima
per far crescere Giorgio, Gianni e Giulia (i
suoi tre bimbi nati in Sardegna) e fare affari».
La città li ha accolti a braccia aperte. «Siamo
stati trattati bene - spiega - l’unico problema
e che i prezzi sono molto alti». Nessuna
intolleranza dunque, neanche nei confronti della
loro religione (sono buddisti), che praticano a
casa visto che (per adesso) in città non esiste
un tempio. Del fatto che ormai la Cina è vicina
se n’è accorta anche l’amministrazione comunale.
«Non solo la Cina ma anche tanti altri paesi
europei, asiatici e africani - spiega Piefranco
Gaviano, assessore alle Politiche sociali - di
questo fenomeno rappresentato dall’immigrazione
straniera stiamo tenendo conto per cercare di
risolvere e prevenire problemi che possono
sorgere dalla convivenza tra popoli diversi.
Anche se l’incontro e la fusione tra culture
lontane è nel Dna di Carbonia». In città intanto
c’è già qualcuno che pensa di organizzare corsi
di cinese. Giusto per poter scambiare quattro
parole con i nuovi concittadini.
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03
ottobre 2002
Studenti
a scuola di Geoparco
Come recuperare una vecchia miniera e
trasformarla in un Geoparco? Pure gli studenti
dell’istituto tecnico ”Angioy” si cimenteranno
in questa esperienza, anche se soltanto a
livello teorico. La scuola riceverà, infatti, un
contributo comunale di 2 mila euro per
sviluppare questo interessante progetto
didattico. È prevista inoltre una visita ad
alcuni siti minerari spagnoli.
Dell’unificazione europea e dei vari risvolti
economici e sociali se ne occuperanno, invece,
gli studenti dell’istituto tecnico “Beccaria”
impegnati a portare avanti il progetto Socrates.
Il Comune ha accolto anche questa richiesta di
contributo per quasi 2 mila 600 euro. (a. s.)
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03
ottobre 2002
Nuova Provincia, la carica dei piccoli Comuni
Non è ancora nata ma hanno già proposto di
cambiarle il nome. Via quel “Provincia di
Carbonia-Iglesias” dal suono un po’ egoistico.
“Provincia del Sulcis-Iglesiente” allargherebbe
l’orizzonte mettendo bene in chiaro che nel
nuovo ente non ci sono soltanto le due città
maggiori ma anche un microcosmo di piccoli
Comuni.
Anzi, sono proprio loro, i Comuni minori, a
uscire dall’angolo: non vogliono fare la
Cenerentola della situazione. Hanno issato il
vessillo della “pari dignità” e ora chiedono di
contare di più. Non sarà, insomma, una partita a
due. Nel dibattito che prepara la nuova
provincia si è inserito un terzo incomodo, anzi
undici terzi incomodi. Sono tanti i Comuni che
hanno deciso di riunirsi per confrontarsi alla
pari (se non addirittura in posizione di
vantaggio) rispetto a Carbonia e Iglesias.
È il vecchio concetto dell’unione che fa la
forza ad animare i sindaci di Perdaxius, San
Giovanni Suergiu, Masainas, Villaperuccio,
Santadi, Tratalias, Piscinas, Narcao, Giba,
Sant’Anna Arresi e Nuxis. Mettono insieme circa
60 mila abitanti, praticamente quanto le due
cittadine maggiori.
Ce ne sarebbe abbastanza per accampare qualche
velleità. «Ma non sono le poltrone che ci
interessano», chiarisce subito il sindaco di
Perdaxius Gianfranco Trullu. E allora? «Non
vogliamo continuare a essere emarginati come lo
siamo stati con Cagliari». Che significa
«contare nelle decisioni, ottenere il
decentramento dei servizi». Facciamo un esempio.
«Quello delle scuole è un problema molto
sentito. Poi i trasporti: sono vitali per
qualsiasi modello di sviluppo».
I piccoli Comuni fanno sul serio. Ieri i sindaci
si sono incontrati a Giba per mettere a punto la
strategia e «predisporre l’accordo scritto che
dovrà suggellare l’intesa», riferisce il sindaco
di Santadi Elio Sundas. I sindaci firmeranno un
trattato che, aggiunge Sundas, «sarà un accordo
tra le amministrazioni e non tra partiti».
Insomma un’alleanza che, secondo
l’interpretazione di Paolo Dessì, sindaco di
Sant’Anna Arresi, servirà «per dare visibilità a
tutto un territorio senza passare attraverso il
filtro dei centri maggiori». Così i piccoli
centri «non saranno mortificati e potranno
valorizzare grandi risorse utili a tutta la
zona».
Il discorso delle «pari opportunità», come le
definisce il sindaco di San Giovanni Suergiu
Enrico Pîras sembra essere stato in parte
recepito dai sindaci dei Comuni maggiori. Tore
Cherchi, ad esempio, riconosce «la legittimità
delle aspirazioni dei piccoli Comuni». Ma
potrebbe essere un riconoscimento ”di
necessità”. Già in un’occasione, infatti, i
piccoli Comuni sono riusciti a modificare le
linee decise da uno dei centri maggiori. Un
chiaro segnale. Ma, prima che arrivi la nuova
provincia, ci sarà la possibilità di verificare
se l’alleanza dei piccoli Comuni da un lato e
l’apertura di Carbonia e Iglesias dall’altro,
avranno un riscontro sul piano pratico. Il banco
di prova sarà quello dei nuovo Piani Integrati
territoriali. Nella prima fase Carbonia e
Iglesias si sono accaparrare tutti i
finanziamenti disponibili per il territorio.
«Stavolta ci aspettiamo che si facciano da parte
per lasciare spazio ai piccoli Comuni». Niente
egemonie, insomma. E se provincia dovrà essere
che sia ”alla pari”. Sandro Mantega
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03
ottobre 2002
Caroeuro.
Ogni giorno un vigile controllerà il listino di
cinquanta prodotti
Ecco l’osservatorio dei prezzi
Alleanza tra Comune, commercianti e consumatori
Per riempire il carrello del supermarket avete
prosciugato il conto in banca? I prezzi alle
stelle? Rilassatevi, in città è nato un
osservatorio per tenerli sotto controllo. Lo
hanno creato martedì sera l’assessorato alle
Attività Produttive del Comune di Carbonia e le
più importanti associazioni dei consumatori,
Adiconsum e Federconsumatori e dei commercianti,
Confcommercio e Confesercenti. Funzionerà così:
d’ora in poi ci sarà un paniere di 50 articoli,
generi alimentari, (pane, pasta, vari tipi di
formaggio, olio verdura, frutta, vino, acqua,
carni, pesci ecc.) ma anche di prodotti per la
casa e la persona( detersivi, shampoo, sapone)
servizi (benzina, bombola del gas, pizzeria,
bar, cemento ed altri), ma anche i servizi e i
beni più diffusi per i quali si spende la
maggior parte dello stipendio, che saranno
monitorati e tenuti sotto controllo. «Sarà
compito dei Vigili Urbani - spiega Vittorio
Macrì, l’assessore alle Attività Produttive
girare regolarmente per i negozi e annotare i
prezzi dei prodotti che abbiamo scelto, quelli
già selezionati dall’Adiconsum». In questo modo
non si avranno dubbi sul rigore dei controlli.
«Il Comune metterà a disposizione anche un
impiegato che raccoglierà ed elaborerà i dati -
prosegue Macrì - e avremo anche un numero
telefonico per segnalare aumenti esagerati». E
poi? «Poi saremo in grado di segnalare ai vari
utenti dove trovare i prezzi più convenienti -
spiega Giancarlo Cancedda dell’Adiconsum, che ha
avuto l’idea di creare l’osservatorio - servirà
non solo alle casalinghe, ma anche ai
commercianti che così potranno capire se sono
competitivi e, in caso contrario, limare i
prezzi prima di perdere clienti». Il servizio
partirà fra poco. Prima assessore e associazioni
devono incontrare i rappresentanti delle grosse
catene di distribuzione e i titolari dei piccoli
negozi per chiedergli di aderire all’iniziativa.
I prezzi poi caleranno? «Non abbiamo il potere
di modificarli - specifica Carlo Scano della
Federconsumatori - ma insieme possiamo provare a
legarli all’effettivo andamento della filiera
dei prezzi». Come? Chiedendo ai commercianti che
parteciperanno di tener fermi i prezzi dei
prodotti indicati per un ragionevole arco di
tempo. In cambio la loro attività sarà segnalata
ai consumatori. Anche, perché no, attraverso un
logo, un simbolo che sarà applicato alle vetrine
dei negozi “Amici dei clienti, nemici degli
aumenti” che garantiranno un prezzo giusto. Ai
consumatori, poi, la scelta. M. V. |
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02
ottobre 2002
Polemiche sul megadepuratore. E si chiede la
condotta da Caput Acquas
«L’acqua depurata finirà in mare»
Guadagnini: senza altri finanziamenti lavori
inutili
«Depurerà le acque reflue, ma se le cose non
cambiano, non contribuirà ad alleviare la sete
del Sulcis. Neanche una goccia d’acqua depurata
, infatti, potrà essere riutilizzata fino a
quando non sarà realizzato l’impianto
terziario». Giacomo Guadagnini assessore ai
Lavori Pubblici di Carbonia, uno dei tre comuni
che si serviranno del grosso depuratore
consortile che sta sorgendo a San Giovanni
Suergiu, è soddisfatto dell’inizio dei lavori
per la realizzazione dell’impianto che eviterà
che ogni anno 5 milioni di metri cubi di
scarichi fognari finiscano in mare. Però
denuncia che senza la costruzione dell’apparato
che depura ulteriormente le acque neppure un
litro d’acqua potrà essere usato per irrigare
gli assetati campi del Sulcis. «Sarà realizzato
- dice l’assessore - ma i lavori partiranno solo
quando sarà terminato il primo lotto».
Questo significa che nell’eventualità di
un’altra grave siccità si potrebbe verificare un
paradosso: rubinetti a secco e milioni di litri
d’acqua depurata (ma non abbastanza e quindi
ancora inutilizzabile) che finisce in mare. «Per
questo chiediamo un intervento urgente del
presidente della Giunta regionale. Pili ha i
soldi e i poteri per risparmiare tempo e
sofferenze agli abitanti del Sulcis. Basta che
facciano partire anche i lavori per la
realizzazione dell’impianto del terziario. In
questo modo il depuratore sarebbe in grado di
restituire cinque milioni di metri cubi d’acqua
all’anno impiegabili in agricoltura e nelle
industrie già fra 18 mesi alla consegna dei
lavori cominciati ieri». Questo permetterebbe di
liberare importanti risorse da destinare alle
città. E l’assessore rilancia:«Abbiamo anche
bisogno che finalmente la Regione finalmente si
decida a finanziare la condotta Caput
Acquas-Carbonia. Costa sei miliardi di vecchie
lire ed esiste un progetto esecutivo del Comune,
pronto a partire. Realizzandola in soli tre mesi
saremmo finalmente in grado di portare a
Carbonia 50 litri d’acqua al secondo. Abbastanza
per alleviare la sete della città. Pili aveva
promesso di stanziare il finanziamento per
realizzare l’opera appena il progetto fosse
stato pronto. Ma i soldi ancora non si vedono e
siamo bloccati» Marco Venturi |
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02
ottobre 2002
È il tenente Massimo Rosati, ha 27 anni e arriva
da Roma
Nuovo comandante dei carabinieri
Alla caserma dei carabinieri della Compagnia di
Carbonia è arrivato un nuovo Comandante. È il
tenente Massimo Rosati, 27 anni, romano.
Il Comandante si è presentato ufficialmente ieri
mattina durante una conferenza stampa che si è
tenuta nel suo ufficio in viale Gramsci. Arriva
a Carbonia dopo alcuni anni di lavoro presso il
Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei
carabinieri di Sassari. Il tenente Massimo
Rosati ha iniziato la sua carriera nell’Arma
studiando presso la prestigiosa Accademia
militare di Modena dopodiché ha prestato
servizio presso il Battaglione mobile di Bologna
per poi trasferirsi in Sardegna: «Una terra che
ho imparato a conoscere e ad apprezzare - ha
detto ieri durante l’incontro con i giornalisti
- e dopo una positiva esperienza a Sassari mi
auguro di trovarmi altrettanto bene a Carbonia».
Il comandante prende il posto lasciato
all’inizio dello scorso anno dal capitano Livio
Olivetti che è stato trasferito a Cagliari.
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02
ottobre 2002
Un
corso per reclutare i “Collina” del futuro
tra ragazzi e ragazze
Arbitrare un derby tra Inter e Milan. Fischiare
un fallo con il piglio e l’autorevolezza di un
Collina. È il sogno, neppure tanto segreto, di
ogni “giacchetta nera” che si rispetti. Nel
frattempo loro, gli arbitri della sezione
cittadina dell’Associazione italiana arbitri,
con passione e sacrifici consentono la disputa
di migliaia di gare di calcio organizzate dalla
Federazione italiana gioco calcio. E, per
reclutare i Collina del futuro, la sezione
locale ha organizzato un nuovo corso. Anche
perché l’associazione in zona può contare su 95
direttori di gara: un po’ pochi rispetto al
passato anche in considerazione del gran numero
di incontri da seguire. Lo stage, interamente
gratuito, è aperto a ragazzi e ragazze dai 15 ai
25 anni. La durata è di due mesi e i
partecipanti potranno contare sul materiale di
studio fornito dall’associazione. Al termine del
corso, gli allievi, dopo il superamento
dell’esame, riceveranno l’attrezzatura e il
tesserino che, tra le altre cose, consente
l’ingresso gratuito in tutti gli stadi italiani.
La campagna di reclutamento interesserà anche
gli istituti scolastici. Il corso prenderà il
via a metà ottobre. Tutti coloro che vogliono
iscriversi non dovranno fare altro che chiamare
il numero 0781-61860 oppure recarsi presso la
sede della Sezione locale, in via Gramsci 25
(terzo piano), dal lunedì al venerdì, dalle 19
alle 20. Oppure, per chi ama navigare su
internet, basta collegarsi al sito
www.aiacarbonia.it. (m. lo.)
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02
ottobre 2002
Il Comune agli imprenditori: unite le forze
per evitare la supremazia delle imprese
continentali
Santa alleanza degli appalti
Un consorzio di imprese per aggiudicarsi i
lavori
Imprenditori uniti per affrontare in maniera
competitiva gli appalti che, nei prossimi mesi,
assegneranno lavori per decine di milioni di
euro. Se è vero che l’unione fa la forza, allora
le imprese del territorio potrebbero aver
trovato la soluzione per diventare finalmente
competitive nei confronti della forte
concorrenza delle ditte della Penisola. È questo
l’auspicio con cui si è chiuso l’incontro
organizzato in municipio tra il sindaco, gli
assessori comunali ai Lavori pubblici e al
Bilancio, i rappresentanti dell’Api sarda, della
Confindustria, delle organizzazioni artigiane e
delle associazioni dei datori di lavoro.
L’obiettivo era quello di illustrare il
programma di tutte le opere pubbliche promosso
dall’amministrazione comunale che prevede
investimenti per circa 85 milioni di euro. Di
questi, oltre 15 milioni sono già andati a
imprese della penisola o isolane, ma non del
Sulcis Iglesiente. «Considerando che ci sono
ancora in ballo appalti per quasi cento milioni
di euro - ha spiegato il sindaco Tore Cherchi -
abbiamo pensato di organizzare questa riunione
per fare il punto della situazione dopo aver
constatato che il sistema imprenditoriale locale
è quasi sempre soccombente rispetto alla
concorrenza esterna». Questo provoca, oltre a
grandi perdite economiche per l’economia del
territorio, anche una ricaduta molto attenuata,
in termini occupazionale, rispetto agli
investimenti effettuati. È pur vero che le
imprese esterne che riescono ad aggiudicarsi gli
appalti più grossi danno poi lavoro alle ditte
locali, ma i vantaggi economici sul territorio
sarebbero certo superiori se si riuscisse a
uscire vincenti dalle aste.
Per raggiungere questo scopo, l’unico sistema
appare quello del consorzio o comunque di una
forma di associazione che fino a oggi non è mai
stata attuata: «Certo, non sono immaginabili
meccanismi protezionistici nei confronti dei
consorzi locali - ha voluto precisare il sindaco
- perché sarebbe incompatibile l’ordinamento
oltre che profondamente ingiusto». Ma un
consorzio ben strutturato permetterebbe di
partire ad armi pari nel momento in cui si
decide di partecipare agli appalti. Fino a oggi
non è stato possibile. Lo dimostra il fatto che
le ditte di casa lavorano quasi esclusivamente
in subappalto. Così avviene per il palazzetto
dello sport, per la ristrutturazione della Torre
civica e per il cineteatro. Un’ulteriore
dimostrazione della scarsa competitività delle
imprese locali è stata data dall’appalto
aggiudicato nei giorni scorsi per la
ristrutturazione della vecchia lampisteria:
lavori per quasi due milioni di euro, circa tre
miliardi di vecchie lire, che sarebbero potuti
essere affidati direttamente a ditte sulcitane.
«Visto che il grosso degli appalti deve ancora
essere aggiudicato - ha concluso il sindaco - è
bene che le nostre ditte si affrettino ad
organizzarsi». Un messaggio che è stato accolto
positivamente da tutti i partecipanti
all’incontro. Nelle prossime settimane, quindi,
dovrebbero seguire nuove riunioni per passare
dalle parole ai fatti. Stefania Piredda
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01
ottobre 2002
Marciapiedi off limits per i disabili di Bacu
Abis a causa dei nuovi lampioni
Le
strade di Bacu Abis sono finalmente illuminate,
ma adesso il problema sarebbe un altro: i
disabili non avrebbero lo spazio per passare sul
marciapiede occupato dai lampioni. È la
singolare situazione denunciata in
un’interrogazione dai consiglieri Giuseppe
Meletti e Giampaolo Puddu (Sardistas), Rosanna
Curreli e Sandro Fanni (Forza Italia) e Alberto
Floris (Ccd). In pratica, per eliminare un
disagio come la scarsa illuminazione pubblica in
via Caltanisetta, vico Lamarmora, via e vico
Portoferraio e via Cavallera, l’impresa
incaricata dall’amministrazione comunale avrebbe
introdotto una barriera architettonica. Si
tratta, affermano i consiglieri
dell’opposizione, «dei nuovi lampioni che
sostituiscono i vecchi ma sono posizionati al
centro del marciapiede impedendo il passaggio di
un disabile in sedia a rotelle».
In sostanza: quelle vie hanno più luce ma i
portatori di handicap dovrebbero camminare sulla
strada. Per questo i cinque consiglieri hanno
chiesto al sindaco «se e quando l’esecuzione
delle opere pubbliche siano state liquidate ai
professionisti e all’impresa». L’interrogazione
verrà discussa nel corso della prossima seduta
del Consiglio comunale. (a. s.) |
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01
ottobre 2002
Piccioni e bimbi tristi
C’erano due bambini ieri pomeriggio in piazza
Roma. Erano seduti sui gradini davanti al
municipio, le facce scure come di chi è stato
tremendamente deluso. Erano due fratellini di
sei e otto anni che, all’uscita di scuola, hanno
convinto il nonno ad accompagnarli in piazza per
una passeggiata. Ma il motivo era un altro.
Superata via Manno, infatti, hanno aperto la
cartella e preso un piccolo pacchetto bianco
pieno di briciole e chicchi di riso. Lo avevano
preparato a casa, di nascosto alla mamma, per
dare da mangiare ai piccioni. Ma non ne hanno
trovato nemmeno uno. Sono passate due settimane
da quando qualcuno ha deciso di ucciderli tutti
spargendo in piazza una miscela mortale di grano
e dimetoato, un veleno terribile. Chi ha deciso
di prendersela con i poveri volatili, infatti,
voleva essere sicuro di portare a termine il suo
lavoro con estrema precisione. Nessuno può
sapere che cosa sia passato in quella mente,
certo poco sana, prima di compiere quel gesto.
Forse voleva tenere la piazza più pulita o più
ordinata riuscendo, però, solo a renderla più
triste. I piccioni infatti lo hanno
accontentato: la maggior parte sono morti, i
pochi rimasti sono volati via lontano, anche dai
quei due bambini che sconsolati, sono tornati a
casa. Hanno buttato via il riso e in piazza Roma
non vogliono tornarci più. (s. p.) |
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01
ottobre 2002
La
banda “Bellini” vuole raddoppiare il numero dei
musicisti
La
banda musicale municipale vara l’operazione
“raddoppio”. Se l’orchestra “Vincenzo Bellini”
riuscirà a raggiungere entro la fine dell’anno
il numero di cinquanta elementi ciò
assomiglierà, nel suo piccolo, a una sorta di
“operazione trionfo” che darà nuova linfa alla
musica cittadina. È così iniziata, infatti, la
campagna di reclutamento di nuovi musicisti. Si
tratta del primo vero “bando” di iscrizione come
non era mai avvenuto in passato. È per questo
che il presidente Alessandro Pintor ha avviato
una sorta di battage pubblicitario con la
speranza di raccogliere consensi fra i giovani
appassionati del pentagramma. Per ora la banda,
diretta dalla maestra Caterina Casula, conta
circa 25 elementi. «Creare un’orchestra di 50
suonatori è il nostro obiettivo - spiega il
presidente Pintor, l’invito è rivolto
soprattutto ai giovani».
I corsi, ovviamente, sono riservati
all’apprendimento fondamentale della teoria e
del solfeggio e, in seguito, degli strumenti a
fiato e a percussione. La banda ha intanto
iniziato le lezioni presso la scuola media
“Pascoli” di via Balilla. L’appuntamento è per
il lunedì e il venerdì dalle 18,30 alle 20,30.
(a. s.) |
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01
ottobre 2002
Tante le idee: pasta fresca, artigianato e
servizi geriatrici
Hamburger e patatine contro la disoccupazione
Ci
saranno le luci colorate i ragazzi con in testa
il capellino colorato pronti ad accogliere il
cliente con un sorriso. Ci saranno gli
hamburger, gli hot dog e le patatine fritte. Non
mancheranno i gelati, le insalate, l’aranciata e
la coca cola. Queste e altre le idee di
Giuseppina Perra che hanno convinto la
commissione giudicatrice per i contributi de
minimis a promuovere la sua proposta d’impresa.
Il suo fast food si è classificato al primo
posto e darà lavoro a sette persone. Aprirà alla
periferia della città abbastanza vicino alla
maggior parte delle scuole superiori della
città. L’obiettivo è infatti quello di
conquistare i ragazzi ma non solo. In città,
infatti, manca un servizio di fast food, per
questo la commissione ha capito bene che questa
nuova attività non dovrebbe impiegare troppo
tempo a far breccia anche nel palato dei clienti
più piccoli e dei loro genitori.
Ha puntato sul cibo anche Viviana Ortu che,
grazie al contributo de minimis aprirà, entro la
fine dell’anno, un negozio di pasta fresca:
«L’ho sempre preparata per la mia famiglia così
ho deciso di tentare di mettermi in proprio
insieme a una socia - racconta - ora che ho la
certezza di aver ottenuto il finanziamento mi
metterò immediatamente al lavoro». La sua
attività sarà aperta a esaudire ogni richiesta:
«Abbiamo intenzione di accontentare anche chi
non può mangiare determinati prodotti - spiega -
i diabetici, ad esempio, o i celiachi: per loro
offriremo prodotti che altrimenti sarebbero
costretti a preparare da soli in casa». Una
voglia, quella di aiutare gli altri, che la
commissione per i de minimis ha riscontrato
anche nella proposta di Fabio Morroccu: fornirà
servizi per gli anziani e darà lavoro a tre
persone.
Altri tre posti li creerà lo studio di
progettazione di Roberto Naitana: è un ingegnere
che si è laureato perfettamente in corso ma
negli ultimi anni ha dovuto fare i conti con un
mondo del lavoro tremendamente ostile anche con
gli studenti più brillanti: «Grazie a questo
contributo - spiega - potrò realizzare il sogno
di avviare uno studio tutto mio che mi
permetterà di affrontare la concorrenza in modo
più competitivo grazie a investimenti che, senza
il de minimis non mi sarei mai potuto
permettere. S. P. |
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01
ottobre 2002
Il fatto.
Pubblicata la graduatoria definitiva dei
contributi “de minimis” stanziati dal Comune
Ecco l’olimpo dei neoimprenditori
Un milione e mezzo di euro: respinti tutti i
ricorsi
Arrivano i
contributi de minimis. Con buona pace degli
esclusi, la graduatoria definitiva è stata
esposta ieri mattina. I diciotto ricorsi
presentati nell’ultimo mese non hanno nemmeno
scalfito l’elenco provvisorio di chi ha diritto
a un aiuto economico per creare una nuova
impresa o per far crescere un’attività già
avviata. Ne è stato accolto soltanto uno ma il
neo imprenditore in erba ha dovuto accontentarsi
dell’inserimento del suo nome nella lista delle
domande che hanno superato l’esame: il punteggio
della sua proposta, infatti, non era abbastanza
alto da concedergli l’ingresso nell’olimpo dei
super trentotto. Tante sono, infatti, le
proposte accolte dalla Commissione giudicatrice:
dovranno spartirsi un milione e mezzo di euro
che permetterà di creare 114 posti di lavoro.
Entro un mese riceveranno il sessanta per cento
del contributo e entro la fine dell’anno la
parte restante. Da quel momento avranno un anno
di tempo per diventare completamente operativi.
«Credo sia un’ottima notizia per l’intera città
- ha commentato l’assessore alle Attività
produttive Vittorio Macrì - certo, dispiace
veder esclusi tanti giovani che hanno portato
alla nostra attenzione proposte davvero
interessanti, ma purtroppo il finanziamento a
nostra disposizione non consentiva di
accontentarli tutti».
Le domande presentate, infatti, erano state 121:
«Segno della grande voglia di impresa nella
nostra città - aggiunge l’assessore - una
risposta che certo ci darà un grande stimolo per
preparare al più presto il nuovo bando». Che,
burocrazia permettendo, dovrebbe essere pronto
entro la fine di ottobre: «I tempi sono
piuttosto stretti - aggiunge - ma siamo certi di
potercela fare».
Una buona notizia sia per chi, pur essendo
entrato nella graduatoria non è riuscito a
ottenere il finanziamento, sia per gli esclusi:
«Se la loro idea è valida potranno colmare le
lacune che hanno portato all’esclusione -
puntualizza l’assessore - la seconda volta
potrebbe essere quella buona». Il dato certo
sinora è che con i nuovi fondi non si potrà
attingere dalla vecchia graduatoria: «Il bando
non lo consente - spiega - e non sarebbe nemmeno
giusto per chi sta provando per la prima volta».
Si troverebbe dietro a una lunga lista di
concorrenti, fatto che lo costringerebbe certo a
rinunciare in partenza.
Tra le novità per il prossimo anno c’è anche
quella di una sorta di selezione delle proposte:
«Il primo bando era aperto a tutti mentre il
prossimo avrà un preciso indirizzo». In pratica,
preso atto di quelle che sono state le proposte
e analizzate le esigenze della città, si
cercherà di orientare i futuri imprenditori
verso settori ben precisi: «Dai servizi
all’artigianato - spiega Macrì - ma le
indicazioni saranno date dopo una serie di
incontri con i rappresentanti delle diverse
associazioni dei più diversi settori».
Stefania Piredda
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